============Harvard University - Zoology Comparative Museum=========
Subito prima della II guerra mondiale Hollywood produsse un gran numero di film che narravano la carriera di scienziati e inventori famosi del diaciannovesimo secolo e degli inizi del ventesimo; tra questi era la storia della scoperta - intorno al 1910 - della terapia con arsenico per la sifilide. Il film intitolato "Dr. Erlich's Magic Bullet" ( la pallottola magica del Dr.Erlich ), rispecchiava quella concezione tuttora in auge della malattia e che ancora guida la ricerca medica assai spesso. Ogni malattia in questa concezione è il risultato di una causa semplice ed unica: un microrganismo patogeno, una molecola alterata, un gene aberrante. A ciò la ricerca medica risponde trovando una "pallottola magica", che colpisca in pieno l'agente morboso, distruggendolo e riportando il paziente in perfetta salute.
La nozione che si possa trovare la causa fisica di una malattia per poi correggerla con un rimedio fisico appropriato e specifico, deriva in definitiva dal modello cartesiano del corpo come macchina, descritto nella V parte dei Discours del 1637 . Se dopotutto il corpo non è niente più di un orologio, allora - come un orologio che non funziona - esso può essere riparato sostituendo un ingranaggio o una molla difettosa. La teoria medica è passata attraverso varie fasi storiche, nella sua ricerca di cure e cause semplici, fasi che si sono ripetute in tempi recenti per ogni nuova entità morbosa.Dapprima vi fu la teoria che riferiva le malattie ai germi e Robert Koch enunciò i suoi famosi principi per identificare l'agente infettivo responsabile di ogni disordine.Tuttavia, anche se Koch ha ricevuto - nel 1905 - il premio Nobel per la scoperta del bacillo della tubercolosi e anche se gli attuali testi continuano a considerare il bacillo come la causa della tubercolosi, la storia della malattia non conferma poi molto questa opinione semplicistica.
Il bacillo di Koch
In Gran Bretagna, nel 1828 - quando le cause di morte vennero per la prima volta registrate sistematicamente - la mortalità per tubercolosi era intorno a 4000 per milione. Nel 1855 la mortalità era scesa a 2700 per milione e continuava a decrescere in modo lineare e costante, tanto che agli inizi del ventesimo secolo era caduta a circa 1200 per milione. La scoperta compiuta da Koch intorno al 1880 non ebbe alcun effetto sulla rapidità del calo e la mortalità nel 1925 era di 800 per milione, solo un quinto rispetto ad un secolo prima. Completamente indifferente all'introduzione della terapia moderna, la mortalità continuò a diminuire costantemente fino a 400 per milione nel 1948, quando fu introdotta la chemioterapia, che accelerò la caduta fino ai trascurabili valori attualmente riscontrati in Europa e Nord America.
La storia della tubercolosi è analoga a quella dei principali killers del diciannovesimo secolo, le malattie respiratorie, che persero progressivamente importanza senza che ciò fosse in apparente rapporto con la scoperta di agenti patogeni o terapie mediche. Quasi certamente questo va ricondotto al generale aumento dei redditi e alle migliori condizioni di lavoro. E' ugualmente fondato considerare il capitalismo sfrenato come causa della tubercolosi, come incolpare il bacillo e attribuire il merito della sua finale sconfitta più a Bismark che a Koch. Quando le malattie infettive hanno cessato di essere la principale preoccupazione della medicina europea, la teoria batterica è stata in larga misura - ma non completamente - sostituita da altre analisi di singoli fattori. Per oltre venti anni le pallottole magiche della battaglia contro il cancro sono state dirette contro gli sfuggenti virus oncogeni, ma nonostante i miliardi spesi per gli armamenti e le molte medaglie conferite per atti di eroismo, l'esercito rivale si è dimostrato un esercito fantasma. I sospetti si sono poi rivolti dagli oncovirus agli oncogeni, ma il principio rimane lo stesso. Nel contempo,le prove incontrovertibili - fornite dagli studi epidemiologici e di laboratorio - che i tumori sono in larga parte connessi ai cicli produttivi, alla generazione e al consumo di energia e alla trasformazione industriale del cibo, vengono ignorati, nel disperato sforzo di curare malattie che in realtà dovrebbero essere, per prima cosa, prevenute.
Il problema - ovviamente - è che la medicina curativa accetta il mondo così com'è, mentre la medicina preventiva richiede che esso cambi, talora anche in modo rivoluzionario.
L'infelicità
è molteplice. La sfortuna della terra è multiforme.Protendendosi sul
vasto orizzonte come l'arcobaleno, ha sfumature di colore altrettanto
diverse e anche altrettanto definite, eppure intimamente fuse. Si
protende sull'orizzonte come l'arcobaleno! Come mai dalla bellezza ho
tratto una simile brutturia? Dal simbolo della pace un'immagine di
dolore? Ma, come nell'etica il male è conseguenza del bene, così nella
realtà, dalla gioia nasce il dolore.Sia che la memoria della passata
felicità costituisca il tormento del presente, sia che le angosce che
sono, abbiano origine nelle estasi che avrebbero potuto essere.
Il mio nome di battesimo è Egeo; tacerò quello della mia
famiglia.Eppure non vi sono in tutto il paese torri più venerabili per
antichità della mia grigia e cupa dimora.La nostra stirpe è stata
chiamata razza di visionari; e molti particolari sorprendenti - come
l'aspetto della casa avita, gli affreschi della sala principale, gli
arazzi delle stanze da letto, la cesellatura di alcune colonne
dell'armeria, ma sopratutto la galleria di antichi dipinti, lo stile
della biblioteca e il suo contenuto molto particolare - sono prove più
che sufficienti ad ad avallare tale credenza. i ricordi dei miei
primi anni sono legati a quella stanza e ai suoi libri di cui non dirò
altro. Quì morì mia madre, quì sono nato io.Ma sarebbe del tutto ozioso
affermare che non fossi vissuto prima di allora, che l'anima non abbia
avuto una esistenza antecedente. Potete negarlo? Non discutiamone. Io ne
sono convinto, non pretendo di persuadere gli altri.
V'è tuttavia un ricordo di forme aeree, di occhi spirituali pieni di
significato, di suoni melodiosi eppure mesti - un ricordo che non vuole
cancellarsi, una memoria simile ad un'ombra -vaga, mutevole, indefinita,
vacillante; e come di un'ombra mi sarà impossibile liberarmene finché
vivrà in me la luce radiosa della mia ragione. Sono nato in quella
stanza, destandomi infine dalla lunga notte di ciò che sembrava ma non
era, inesistenza, per approdare all'improvviso nella terra stessa delle
fate, in un castello della fantasia, nel folle dominio del pensiero e
dell'erudizione monastica; non è singolare che mi guardassi intorno con
occhi febbrili e stupiti, che seppellissi la mia infanzia nei libri e
dissipassi la giovinezza nelle fantasticherie; ma è singolare invece,
mentre gli anni fuggivano e la pienezza della virilità mi trovava ancora
nella stessa casa - è davvero singolare il ristagno che all'improvviso
inaridì le sorgenti della mia vita e il capovolgimento che stravolse il
carattere dei miei più semplici pensieri. Le realtà del mondo mi
apparivano come visioni e soltanto come visioni, mentre le folli idee
della terra dei sogni divenivano in cambio, non la materia prima della
mia vita quotidiana, ma realmente, la mia unica intera
esistenza. Berenice ed io eravamo cugini e crescemmo
insieme nella mia dimora paterna. Tuttavia crescemmo diversamente: io
cagionevole di salute e sprofondato nella malinconia, lei agile,
graziosa e piena di vitalità; per lei le escursioni in montagna, per me
gli studi del chiostro; io rintanato nel cuore, dedito anima e corpo
alla più intensa e dolorosa meditazione, lei spensierata, vagante nella
vita senza curarsi delle ombre disseminate lungo il suo sentiero o del
volo muto delle ore dalle ali di corvo. Berenice! Invoco il suo nome - e
dalle grigie rovine della memoria migliaia di ricordi tumultuosi si
ridestano a quel suono! Oh, la sua immagine è ora vivida davanti a me
come nei primi giorni della sua spensieratezza e allegria! Oh bellezza
superba eppure fantastica! E poi, poi tutto è mistero e terrore - una
storia che non andrebbe raccontata. La malattia, una malattia fatale si
abbattè sul suo corpo come vento del deserto; e mentre ancora la
contemplavo, lo spirito della trasformazione la travolse, pervadendone
la mente,, le abitudini, il temperamento e turbandone nel modo più
sottile e terribile, persino la fisionomia. Ahimé il distruttore venne e
si dileguò. e la vittima dov'era? Io non la riconoscevo o almeno, non
la riconoscevo più come Berenice!