FANCY 1

Qualcosa per riflettere, pensare, sognare...alzare il "punto di vista"...

mercoledì 24 marzo 2021

GENNARGENTU a volo d'aquila



LA PRIMA COSA CHE VIDE aprendo gli occhi fu la foresta, una muraglia verde che gli parve viva e fluttuante, un po' per virtù propria, un po' per il tumultuoso ondeggiare del nido. Infatti se la base del monumentale leccio aveva da tempo raggiunto la statica monumentalità del grande patriarca, quaranta metri più in alto, dove il nido troneggiava come un cono rovesciato nella biforcazione degli ultimi rami, il vento si faceva sentire. 

Prime settimane di vita

         Il pulcino incrociò lo sguardo intenso della madre e si accucciò, rincuorato da quella grande mole che lo sommergeva protettiva, mentre si accovacciava su di lui per ripararlo dal maestrale.

         E' iniziata così la storia dell'aquilotto nato sul grande albero. Un comportamento noto per questa specie, ma finora mai documentato fotograficamente nel nostro paese dove questi grandi rapaci preferiscono nidificare su strapiombi e pareti rocciose. E' successo nel cuore della Sardegna, in un lembo della foresta scampato a suo tempo, chissà come, allo scempio della scure e del fuoco, in una valle dove il Gennargentu è più antico; e la giovane aquila si è lanciata nel vento per il suo primo volo e il suo sguardo acuto ha frugato per la prima volta quel mondo sottostante di pietre e di alberi, di animali e di uomini destinato a divenire il suo regno.

         Il sorgere del sole riversa sul nido una calda luce rosata. Una nuova giornata il cui tempo sarà scandito dalle voci della foresta: fruscii, tonfi, grida di astore, poi improvvisi silenzi, martellare di picchio e melodie di fringuello e su tutto i gridi d'allarme, lo schiamazzare isterico e il continuo chiacchierio delle ghiandaie, invadenti e impertinenti, insostituibili animatrici della severa solennità di quel mondo.

        Il pulcino bianco e paffuto, è impaziente. Si solleva sulle lunghe zampe e accenna qualche rapido passo intorno alla madre che comodamente distesa, si gode il tepore del sole. Per le prime due settimane abbandona solo per rari momenti il pulcino. Il padre caccia per tutti e viene spesso in visita, E' molto bello, di forme armoniosamente potenti, del tutto scuro salvo l'ambra dorata della nuca e delle spalle. Ogni volta arriva con qualche offerta. Eccolo portare una fronda di corbezzolo, lunga quanto la sua altezza, così deve stare ancora più eretto per porgerla con la dovuta solennità. Una scena di effetto straordinario nella sua teatralità naturale. Ci penserà in seguito la femmina a trovare la giusta collocazione del dono, incastonandolo con consumata perizia tra le ramaglie marginali della piattaforma.

Il maschio arriva portando l'omaggio di una fronda

       Ora l'aquilotto dorme, comodamente sdraiato; la madre si avvicina e lo guarda, reclinando appena il capo. Lo accarezza delicatamente con il becco. Poi prende a dargli colpetti su una zampa. Il pulcino si stiracchia ma non apre gli occhi. Lei insiste, allora si sveglia e si siede sulle zampe.Ha capito. La madre afferra un lungo biacco lungo e scuro. Imbecca con calma, sminuzzando la polpa del serpente in piccoli brandelli, finché il pulcino sazio, non ha il gozzo gonfio. Allora mangia quanto è rimasto della serpe.

      Il pulcino è cresciuto. Lo scuro abito giovanile ha quasi completamente sostituito il primo piumino del quale rimane solo qualche ciuffo residuo tra le penne nere. Su capo però ha solo un parziale cappuccio rossastro che incornicia la fronte rugosa e gli conferisce un aspetto truce, ancora più marcato quando fissa imbronciato qualcosa. Sul nido ci sono abbondanti resti di un cinghialetto e il quarto posteriore di una lepre. Entrambi i genitori ora cacciano, dilaniano e portano al nido. Ma da un po' di tempo non lo imbeccano più e lui ha dovuto imparare a spolpare la preda tenuta stretta negli artigli.

Il maschio sorveglia il territorio dall'alto di un leccio secolare.

      Adesso le aquile hanno di nuovo il tempo di stare insieme; volando in coppia salgono nel cielo in ampie spirali, sostano per aria ad ali tese, immobili nel vento, disegnando traiettorie ondulate tuffandosi e risalendo nel rito del volo nuziale. L'aquilotto vede e saluta a gran voce con partecipe eccitazione.

      Il gatto selvatico è immobile, schiacciato al suolo, praticamente invisibile. Gli occhi incollati sulla preda, un incauto topo quercino che fruga nel terriccio. Un balzo, facile cattura, il serpeggiare della coda anellata che scarica la tensione. Stringe tra i denti il quercino che ancora si dimena e si accinge ad attraversare la radura. Un colpo che stordisce, un lancinante dolore alla schiena...Si volta rabbioso ma una seconda presa implacabile gli stringe le spalle e la nuca. Così la notte di caccia termina brutalmente con il predatore predato. Al nido poi l'aquilotto sembra impazzito. Sbraita, si agita, strappa il gatto alla madre e lo copre con le ali nell'atteggiamento istintivo di difesa della preda. La madre sconcertata se ne va e l'aquilotto si sfoga. Mima attacchi, strattona il gatto, ne divora il ventrame. Preso dalla frenesia non vede la madre tornare, ma quando ne avverte la presenza la metamorfosi è istantanea. Si atteggia a pulcino e reclama il pasto; e lei incredibilmente, lo imbecca! Più tardi, rimpinzato da stare male, l'aquilotto si abbandona sul nido per riposare in un davvero singolare faccia a faccia con il gatto.

 

Riposa nel nido accanto alla carcassa di un gatto selvatico. Ancora abbondante nella fitta copertura vegetale del Gennargentu e del Supramonte, il predatore a quattro zampe spesso finisce a sua volta preda dell'aquila.

     Adesso il pulcino è un'aquila compiuta. Nel lucido piumaggio scuro si aprono chiazze chiare sopra e sotto le ali e la coda. Un cappuccio rossastro di piume lo copre fino alle spalle. Appena avverte una minima brezza saltella agitando le ali e quel nido che sembrava immenso lo contiene a malapena. I genitori hanno capito che il gran momento è vicino e lo irretiscono volando davanti al nido con la preda penzoloni. L'aquilotto grida nervoso e irato; sembra pronto a lanciarsi e infine lo fa, tacendo di botto, sorpreso e impaurito, improvvisamente privato della stabilità del nido. Ma una corrente amica lo trascina in alto e lo affida al vento mentre la montagna si spalanca sotto le sue ali e i suoi occhi.

     Un mare mosso di monti: Così gli appare, vista dall'alto, la catena del Gennargentu. Questa cresta arcuata racchiude nel suo semicerchio le massime asperità della Sardegna con quote che superano 1800 metri, di aspetto più di colline che di vere montagne. Emergono i nuclei di granito e gli scisti metamorfici cristallini, filoni di porfidi precipitano a valle come singolari fiumane di pietra disperdendosi in un rovinìo caotico. Diverso lo scenario del Supramonte: colpisce immediatamente il senso di una naturalità ruvida e selvaggia, canyon che serpeggiano come cicatrici celando nel fondo oscuro torrenti occasionali con  crepacci che si indovinano infidi sotto la vegetazione e crateri che si aprono improvvisi nel verde della macchia

 

Visto dall'alto il Supramonte nella sua selvaggia bellezza di calcari e vegetazione impenetrabile.Il Riu Flumineddu che sfocia nella spaccatura della gola Su Gorropu.

Distesa di euforbia                                                    Torre di roccia

PATER SARDUS è il nome che è stato dato a questo blocco monolitico dalle fattezze vagamente antropomorfe che domina il Supramonte di Oliena e Orgosolo - quasi un monumento in memoria di fieri progenitori, posto a tutela del territorio.

La costa di Bilariccoro nel territorio di Baunei.- L'altopiano calcareo del Supramonte termina a oriente nel golfo di Orosei con una costa frastagliata lunga più di 40 chilometri.

Fioritura della rara Peonia.Gli esemplari sardi sono contraddistinti da una colorazione intensa.
Una scultura naturale che sembra quasi un simbolo dell'aspra natura sarda: un ginepro, denudato e scheletrito dalla violenza delle intemperie e dalla salsedine, si affaccia al mare sulla Serra d'Argius.


 

         Il sito del  Parco Nazionale Gennargentu                                                          

domenica 21 marzo 2021

LE CROCIATE

 

LE CROCIATE ----DIO LO VOLLE ? - 

Le crociate non liberarono il sepolcro di Cristo, non salvarono Bisanzio cristiana, non portarono cultura. Ma arricchirono le repubbliche marinare e misero l'europa al centro della storia.

              " Dio lo vuole ! " - A gridare queste parole il 27 Novembre dell'anno 1095 in un campo aperto fuori dalle mura di Clermont fu una folla di ecclesiastici e laici riunita attorno ad una piattaforma su cui era stato alzato il trono papale.  Urbano II aveva appena terminato un discorso pieno di passione: la cristianità orientale aveva bisogno di aiuto perché i turchi stavano avanzando nel suo territorio e Costantinopoli era in pericolo. I pellegrini in viaggio verso Gerusalemme soffrivano in modo indicibile, dunque la cristianità doveva mettersi in marcia.

Concilio di Clermont in cui Urbano II proclamò la prima crociata




     L'appello suscitò un entusiasmo che neppure il papa si attendeva e il concilio di Clermont  ( che Urbano II aveva scelto per emanare  quel bando straordinario dovette affrettarsi a stabilire i piani per la condotta della spedizione. I beni dei partecipanti sarebbero stati posto sotto la protezione della chiesa e restituiti ai proprietari al loro ritorno. Per tutti coloro che con pie intenzioni avessero preso parte alla guerra santa ci sarebbe stata la remissione delle pene per i peccati compiuti; ogni membro della spedizione doveva portare cucita sulla veste una croce rossa e chi non avesse raggiunto Gerusalemme come promesso sarebbe stato scomunicato. Data di partenza stabilita il 15 Agosto dell'anno seguente: era l'inizio della prima crociata.

 

Il mondo dopo l'anno mille: tutti contro tutti.

1 ) L'Europa cristiana appena emersa dalla barbarie in cui era stata spinta dalle invasioni e dalla crisi economica : dominavano franchi, tedeschi e normanni.

2 ) L'impero bizantino ( cristiano ) comprendeva i Balcani e parte dell'Asia minore con una società complessa e raffinata. Costantinopoli ( Bisanzio ) era la città più grande e più bella del mondo con quasi mezzo milione di abitanti.

3 ) L'impero turco ( musulmano ) - I turchi provenienti dall'Asia centrale avevano occupato la Mesopotamia. Più volte avevano sconfitto i bizantini riducendo il loro territorio in Asia minore ad una stretta striscia di terra.

4 ) L'Egitto arabo dei califfi ( musulmano ). Già nell'anno 638 il califfo Omar era entrato in Gerusalemme.

            I rapporti fra i quattro blocchi erano complessi e non determinati solo dall'antagonismo  fra cristianesimo e islam. Turchi ed egiziani si erano spesso scontrati fra loro pur essendo musulmani mentre i bizantini avevano buoni rapporti culturali e commerciali con gli arabi con i quali avevano in comune l'eredità della civiltà greco romana. Come scrive lo storico inglese Steven Runciman " un bizantino, pur essendo cristiano, si sentiva certo più a casa propria al Cairo o a Bagdad che non a Parigi o Roma".  I rapporti fra Costantinopoli e l'Europa erano invece freddi e contrastanti. Fra gli abitanti di molte città della Siria, dell'Asia minore e della Palestina come la stessa Gerusalemme, vi erano spesso più cristiani o ebrei che musulmani, sempre in buona armonia; lo stesso Maometto aveva prescritto che mentre ai pagani andava lasciata la scelta fra la conversione o la morte, a cristiani ed ebrei, cioè il popolo del Libro ( la Bibbia ) doveva essere consentito di frequentare liberamente i propri luoghi di culto, salvo pagare una tassa in più e qualche altra limitazione ( per esempio portare armi e andare a cavallo ). 

Papa URBANO II°                                                                                                                                 

   -  Papa dal 1088 al 1099 era un nobile francese. Dopo le lotte che                avevano


                      contrapposto  il suo predecessore gregorio VII all'imperatore   Enrico IV, cercò di                         restaurare il              prestigio della chiesa. Proclamò la "tregua di Dio" tra i principi                   dell'Europa sempre in lotta fra di loro,       spingendoli invece a liberare il santo Sepolcro. Tentò di migliorare i rapporti con i                       cristiani ortodossi bizantini promettendo loro aiuto contro i     turchi e questa fu un'altra delle       ragioni per cui organizzò la crociata. Era un ottimo oratore e non gli fu difficile suscitare        nella   gente che ascoltò il suo appello, odio contro i turchi ed         entusiasmo per la                     guerra.   
                                                                                                                                                  

 Perché le crociate ?  -  L'Islam continuava ad esercitare una notevole pressione sull'Europa.Basta pensare che a metà del decimo secolo i territori alle dipendenze di un'autorità musulmana non abbracciavano solo l'oriente ma comprendevano quasi tutta la Spagna e la Sicilia e incursioni arabe erano arrivate fino alle porte di Roma ( noi ricordiamo i cosiddetti " pirati saraceni " che assaltavano Torre di Donoratico ). Nel 732 Carlo Martello era riuscito a fermarne l'espansione verso la Francia e solo nel 1091 i normanni avevano liberato la Sicilia. Ma la marea montava intorno all'Europa: specialmente nella penisola iberica lo scontro era evidente e sanguinoso:San Giacomo di Compostela, terza meta dei pellegrinaggi cristiani ( dopo Roma e Gerusalemma ) era stata conquistata e data alle fiamme. I pellegrinaggi rappresentarono un forte stimolo che effettivamente portò alle crociate. A partire dal quinto secolo erano diventati una pratica di massa: i cristiani ( nobili, re, imperatori o semplici contadini che fossero ) andavano al Santo Sepolcro come i musulmani andavano alla Mecca.

PIETRO L'EREMITA   -                                                                                                                      

Sacerdote ed eremita nacque ad Amiens verso la metà del XI secolo  e fu il grande                       propagandista dell'ideologia della                   crociata.Cominciò la sua predicazione in            Francia         subito      dopo l'appello di Urbano II passando poi in Germania, a Colonia -      qualche anno prima  era stato in pellegrinaggio a Gerusalemme ed      aveva visto in quali condizioni fosse il         Santo Sepolcro e come        venissero trattati i cristiani che vi si recavano - pare che in                                          quell'occasione fosse stato fatto prigioniero dai turchi e   che, di fronte alla minaccia della             tortura, non avesse esitato a   convertirsi all'islamismo pur di tornare libero. Partecipò alla               prima crociata e a Gerusalemme ebbe la carica di vicario generale      .                                                                                                                     

I risultati - 

Le masse entrarono per la prima volta nella storia: una moltitudine di povera gente partì dalle zone centrali dell'Europa e si avviò verso oriente senza provviste, armati solo di forcone e di fede. Nell'immediato ad ottenere benefici oltre alle repubbliche marinare fu la chiesa di Roma:in ogni parte del mondo cristiano le comunità così come i nobili, riconobbero l'autorità spirituale dei pontefici. L'islam, pur avendo resistito ai crociati, entrò in crisi; le invasioni turche e mongole fecero il resto. Cominciò una decadenza culturale a cui corrispose invece la presa di coscienza e il risveglio dell'Europa. - Con le crociate, pur perdenti sul piano militare, il baricentro della Storia cominciò a spostarsi inesorabilmente verso l'Occidente.

Goffredo di Buglione -                                          

                 Duca della Bassa Lorena aveva 36 anni quando partì per la           prima crociata. E' stato  sempre descritto come il perfetto cavaliere ma i     soldi per la spedizione se li fece dare, con le      buone e con le cattive, dagli ebrei delle sue terre. Rifiutò di prestare giuramento all'imperatore               bizantino Alessio e poiché questo fece interrompere i rifornimenti ai            crociati, non esitò ad         attaccare la città e i "fratelli cristiani" nel giorno di Venerdi santo ma la cavalleria bizantina   mise in fuga l'esercito crociato. Quando Raimondo di Tolosa rifiutò il titolo di re di                   Gerusalemme sostenendo che la città non poteva avere altro re dopo Cristo, si fece avanti lui,  dicendo che voleva solo                 chiamarsi  "Difensore" del Santo Sepolcro, ed ebbe il trono.                                                          

La crociata dei mendicanti -

         La prima crociata ufficiale fu preceduta dalla cosiddetta " crociata degli straccioni ". Partì dalla Francia appena il papa Urbano II lanciò il suo appello. In testa due fanatici, Pietro l'eremita e Gualtiero senza averi e poi abati monaci e nobili, miserabili, adulteri, omicidi, prostitute, ladri e predoni. Ad ogni predicazione di Pietro la folla si ingrossava. Nessuno sapeva dove fosse Gerusalemme e per quali vie raggiungerla ma passarono comunque in Germania e poi nel Balcani. Strada facendo gli straccioni uccisero migliaia di ebrei: In fondo, se si era costretti a difendere il sepolcro di Cristo la colpa era loro che il Cristo lo avevano ucciso. Per potersi sfamare i "crociati" presero anche a depredare città e campagne finché le popolazioni assalite si organizzarono, e li respinsero. Sulla via del ritorno pochi riuscirono a sopravvivere, come Pietro l'eremita ( che si unì alla prima crociata ), gli altri, sbandati e isolati, si persero o finirono massacrati.

    Raimondo di Tolosa                              

-  Proprietario di vastissimi possedimenti in Provenza aveva una sessantina d'anni all'epoca       della prima crociata e i bizantini lo considerarono         l'unico condottiero occidentale del quale si     potessero fidare. Invece guidò uno degli eserciti più indisciplinati che si rese responsabile di        incredibili massacri e razzie nei Balcani. Quando fu presa Gerusalemme, in cambio di un            enorme riscatto lasciò libero solo il governatore turco col                suo           corpo di guardia e fece sterminare tutto il resto della popolazione.                                                                                                                                                                   

L'ECONOMIA IN MANO A GENOVA, VENEZIA E PISA      

                      Ai genovesi toccava un quartiere e un terzo del bottino di ogni città                          conquistata.L'accordo sottoscritto nel 1100 da re Baldovino I° di Gerusalemme fu scritto a        lettere d'oro su una parete della chiesa del Santo Sepolcro.Nello stesso anno ai veneziani,            arrivati con 200 navi toccò il diritto di saccheggiare Haifa mentre nel 1099 i pisani avevano        avuto un intero quartiere di Giaffa.   Se le crociate fallirono nei loro scopi dichiarati ne               raggiunsero molti altri ( non dichiarati ) tra cui lo sviluppo della potenza marittima di Genova, Venezia e Pisa. Le prime due crearono nel Mediterraneo orientale dei veri e propri imperi         coloniali. I primi a muoversi furono i genovesi nel 1097: sapendo che i crociati che assediavano Antiochia erano in difficoltà per mancanza di viveri, arrivarono con i rifornimenti che               vendettero a prezzi più che vantaggiosi. Ben presto armatori e marinai si resero conto che in     oriente si poteva guadagnare molto di più e più a lungo con sistemi diversi dal saccheggio. In     pochi anni le repubbliche marinare crearono e dominarono il sistema economico dei regni latini d'oriente.      Genovesi e veneziani si insediarono stabilmente a Costantinopoli e nei porti del      mar nero da dove misero in comunicazione i mercati occidentali con quelli asiatici.                                           Quando in Europa giungeranno l'oro e l'argento delle miniere americane per le loro mani passeranno due fiumi di ricchezza: quello dei metalli preziosi da occidente verso oriente e quello delle spezie e della seta, in direzione opposta.                                                                       

 1 CROCIATA  -  1096                                                                                                                         Le forze dei vari principi  seguirono percorsi diversi : lungo il Danubio e la penisola balcanica, lungo la Dalmazia, via mare da Brindisi a Durazzo. Si riunirono a Costantinopoli tra Dicembre 1096 e Aprile 1097. Impiegarono due anni per               attraversare la penisola anatolica e gli attuali Libano e Siria, conquistando Nicea,        Edessa, Tarso e Antiochia e arrivarono a Gerusalemme il 7 Giugno 1099. L'assedio     alla città cominciò il 14 Luglio e in due giorni fu conquistata. Una volta dentro i          crociati massacrarono gli abitanti arabi. Negli anni successivi i crociati allargarono i   loro possedimenti fino a comprendere la Siria settentrionale, parte del Libano e il        bacino del Giordano.                                                                                                       
           2 CROCIATA - 1145                                                                                                                        Fu bandita da papa Eugenio III per fermare il governatore di Mossul Zengi,  che nel 1144 riconquistò Edessa. Vi presero parte Luigi VII di Francia e Corrado III di Svevia ma ci vollero quasi due anni perché partisse. I tempi erano cambiati e l'impresa aveva perso molto del suo fascino; cominciò nel modo sbagliato e finì in un disastro. I francesi diffidavano dei tedeschi e viceversa e i due eserciti viaggiarono per vie e in tempi diversi. Entrambi poi diffidavano dei bizantini, così ai turchi fu facile infliggere loro dure sconfitte finché nel 1148 i due sovrani tornarono in Europa.                                                                               

      IL SALADINO    ( Salah ed-Din Yusuf )                          

            Sultano d'Egitto dal 1171 e di Siria dal 1174 fu                 l'avversario più abile e capace incontrato dai crociati ai quali    tolse Gerusalemme. No era nè arabo nè turco ma curdo. I          crociati diffusero di lui in occidente un' immagine terribile che non corrispondeva per nulla alla realtà. Sempre    nemico leale più volte si mostrò generoso con i crociati sconfitti.Quasi sempre impediva il massacro dei prigionieri e anzi li faceva                        liberare: in una occasione fece perfino sfamare coloro   che pisani e genovesi rifiutarono di riportare in patria, perché non                 potevano pagare il  passaggio. Durante una battaglia       mandò  due cavalli a Riccardo Cuor di Leone, che era rimasto senza.      Dante lo pose nella Divina Commedia fra gli " spiriti magni ".                                                                                                                

          3 CROCIATA -  1190                                                                                                              Il 25 Luglio 1187 il Saladino riconquistò Gerusalemme. Tre anni più     tardi si mossero Federico Barbarossa, Filippo II di Francia, Riccardo Cuor di       Leone d'Inghilterra. Cominciò male: il 10 Giugno 1190 Federico, partito per          primo, dopo aver  ottenuto delle vittorie, durante un bagno nel fiume si sentì male e morì. Nella primavera del 1191 francesi e inglesi, partiti insieme da                       Messina, si divisero prima ancora di arrivare in Terrasanta. Riccardo preferì        andare a Cipro che      strappò ai bizantini. Filippo II° decise invece di tornare in Francia. Giunto in Palestina, Riccardo preferì trattare con il Saladino ed               ottenne che i cristiani avessero il libero accesso al Santo Sepolcro e nell'Ottobre    1192 riparì per  l'Inghilterra.      

  FEDERICO 1°  BARBAROSSA                                                  

   Imperatore di Germania, era nato nel 1123. Lottò per imporre in Italia   ( sembra che per noi subire l'imposizione tedesca sia un destino ineluttabile ? )  la supremazia dell'impero sul papato e sui comuni. Combattè contro i comuni distruggendo Crema e Milano. Nella terza          crociata dimostrò di essere un grande                 condottiero: nonostante stremato dalle marce e dalla fame nel Maggio 1190 il suo esercito          sbaragliò i turchi a Iconio e ancora oggi quella battaglia viene ricordata come una delle più importanti nella storia tedesca.                                                                                                       

             4   CROCIATA        - 1201                                                                                                              Detta la crociata dei veneziani perché questi furono gli unici a guadagnarci. Baldovino,         Eustachio ed Enrico, conti di Fiandra, decisero di          attaccare i turchi in Egitto e chiesero ai veneziani le navi necessarie. Compenso  pattuito 85.000 marche d'argento. I crociati                  disponevano però solo di 50.000       marche e per coprire il resto il doge Enrico Dandolo li        mandò a conquistare Zara che fu saccheggiata il 15 Novembre 1202. Più tardi l'imperatore       bizantino Alessio chiese di essere aiutato, pattuendo 200.000 marche d'argento, a riprendere il         trono, usurpato dal fratello. Crociati e veneziani accettarono, rimisero Alessio sul trono e    pretesero il pagamento: Alessio rifiutò e allora i crociati decisero di           prendersi l'impero    intero, tre quarti ai veneziani, un quarto agli altri. L'otto        Aprile 1203 assalirono                  Costantinopoli, bruciarono interi quartieri e riempirono  una chiesa di bottino.Risultato:         distruzione dell'unico baluardo che ancora poteva trattenere i turchi.                                                                                                          

       5 CROCIATA    - 1215                                                                                                                               Federico II° di Svevia, condottiero designato dal papa             Innocenzo III° riteneva opportuno risolvere la questione del Santo Sepolcro con  un accordo col sultano Al Khamil, che garantisse libertà di culto ai cristiani,        arabi ed ebrei. Ci riuscì nel 1229: ottenne Gerusalemme, Nazareth e Betlemme   con libertà di accesso alle moschee e l'impegno a non attaccare l'Egitto. Ma il     papa lo scomunicò perché aveva fatto pace con gli infedeli. Nel 1239 una              spedizione partì dalla Francia ma i crociati furono sconfitti a Gerusalemme e      Gaza. La città santa fu perduta per sempre.                                                               

         6 CROCIATA   - 1245       ( papa Innocenzo IV° )                                                                              L'unico a partire, in ossequio al bando papale fu Luigi IX° di    Francia. Nel Giugno 1249 sbarcò in Egitto, conquistò alcune città e poi marciò sul Cairo. Ma fu battuto, fatto prigioniero e liberato l'anno dopo. Si trasferì a              S.Giovanni D'Acri, attese per quattro anni aiuti dall'Europa e poi tornò in             Francia .                                                                                                                           

          7 CROCIATA  -  1267   ( papa Clemente IV°  )                                                                                Si mosse di nuovo e da solo Luigi IX di Francia. Partì nel 1270, questa volta all'attacco di Tunisi, sperando che il sovrano si convertisse al             cristianesimo e lo aiutasse contro l'Egitto, ma si sbagliava. Nel campo cristiano    scoppiò un'epidemia di peste; anche Luigi fu contagiato e il 25 Agosto morì.        

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  LE CROCIATE SCONOSCIUTE                                              

             Se le crociate dopo la prima fallivano, non sarà stato perché venivano affidate sempre ai signori e i       ricchi di turno? Questo dubbio cominciò a circolare in Europa fra il primo e il  secondo decennio del               duecento, accompagnato da un'inevitabile deduzione:  solo i poveri, i   deboli e gli innocenti sono degni     agli occhi di Dio  di compiere l'impresa di salvare i               simboli        della fede, e chi più di ogni altro incarna    queste virtù se non i bambini? Nessuno si sorprese       perciò se nella primavera del 1212 un pastore di dodici anni, Stefano di Cloyes, si presentò al re di Francia       Filippo Augusto dicendogli che Cristo gli aveva ordinato di predicare una nuova  crociata. Il     sovrano gli disse di tornare a casa ma Stefano non si fece distrarre e cominciò a   predicare    ai suoi coetanei in giro per la Francia: Il mare diceva, si sarebbe aperto davanti a loro e                  sarebbero arrivati a piedi al sepolcro di Cristo. All'appuntamento si presentarono in più di         diecimila e si misero in marcia verso Marsiglia. Molti morirono di stenti per la strada, altri         tornarono a casa ma molti altri arrivarono a Marsiglia e attesero invano che il mare si aprisse.   Pioché questo non accadeva due mercanti  si offrirono di portarli gratis in Terrasanta con sette  navi. I bambini si imbarcarono e di loro non si seppe più nulla. Dopo 18 anni un superstite del    viaggio raccontò che, avvertiti dai mercanti, al largo della Sardegna li aspettavano i Saraceni ai quali i bambini furono venduti come schiavi.----Nello stesso periodo Stefano trovò un emulo in   Germania. Si chiamava Nicola e anche lui era certo che il mare si sarebbe aperto, questa volta a Genova. Condusse perciò i suoi seguaci in un viaggio terribile attraverso Svizzera e Italia.           Anche a Genova il mare rimase immobile e Nicola si spostò a Pisa e poi a Roma dove il papa si   limitò a dirgli di tornare a casa. Si lasciarono convincere ma solo pochissimi riuscirono a             raggiungere la loro casa, e tra questi non ci fu Nicola.                                                                        

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