FANCY 1

Qualcosa per riflettere, pensare, sognare...alzare il "punto di vista"...

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

I.A. Una minaccia per il genere umano? 

         Questo video di presentazione è totalmente opera di una intelligenza artificiale (Sinthesia)

                  Alla domanda se riusciremo mai a costruire una macchina dotata di intelligenza eguale alla nostra possiamo rispondere che ormai conosciamo la risposta: è questione di tempo per cui non c'è un se, ma solo un quando.
                                              Sembra che molte persone ( tra le quali mia moglie ) quando affrontiamo questo argomento si trovino di fronte ad un ostacolo insormontabile non tanto per la difficoltà di comprensione quanto, secondo me, per una sorta di paura interiore che a livello subcosciente, le fa sentire in uno stato di pericolo latente da cui occorre stare lontani, non lasciarsi coinvolgere.
                          In effetti questa pericolosità che minaccerebbe l'intero genere umano è quasi sempre richiamata nei film che trattano l'argomento, a cominciare dal famoso cervello elettronico dell'astronave di 2001:Odissea nello spazio, fino ad arrivare ai giorni nostri con opere davanti a cui si rimane veramente sconcertati e che ci invitano a porci domande: Saremo in grado di dominare sempre le macchine dotate di intelligenza o rischiamo di esserne dominati, se non annientati?

Nelle opere di fantascienza l'intelligenza artificiale è un tema ricorrente, come semplice elemento narrativo o come argomento centrale della storia. Generalmente è presentata sotto forma di computer avanzati, robot o androidi. Il tema è spesso legato a quello classico della ribellione della macchina, in cui un computer (nella maggior parte dei casi senziente) si rivolta contro gli esseri umani che l'avevano costruito.
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Quando ero piccolo ricevetti come regalo di Natale un piccolo robot meccanico, esattamente eguale a quello del film nella locandina a sinistra. Caricato a molla con l'apposita chiavetta riusciva a spostarsi muovendo le gambe mentre nella calotta della testa una pietrina focaia sviluppava un turbinio di scintille in un grande sferragliamento.

Non ricordo di aver mai ricevuto un regalo più bello; lo conservai per molti anni, conquistato dal fascino di quella piccola macchina che già era in grado di scatenare le mie fantasie e le mie paure; poi, come tante altre cose, andò perduto e tuttora lo rimpiango.



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             Quando dal 2007 fu disponibile I Droid, uno dei primi androidi intelligenti, realizzato a Pisa e fornito dalla De Agostini in kit di montaggio mensili, non persi l'occasione di imbarcarmi nell'avventura che durò alcuni anni e non sempre con esiti felici.

                    Alla fine comunque, dopo vari intoppi sulla meccanica, ecco il risultato che vedete sotto: l'androide si muove autonomamente a seconda dei suoni che sente e degli ostacoli che vede, risponde a comando vocale illuminando gli occhi e dicendo frasi preimpostate o che possiamo inserire nella sua memoria, ma quello che più interessa è che impara quando lo gratifichiamo   ( carezzandolo sulla testa ) e ringrazia inchinando il capo e accendendo le sue luci nonché aggiornando il suo comportamento di conseguenza.












E' una prima fase di intelligenza artificiale: vederlo girare autonomamente compiendo azioni proprie che esegue per compiacermi ed ottenere quella carezza mi sembra già una cosa affascinante per non dire di quello che, da quanto si è visto, hanno già conseguito i giapponesi, che in questo campo sono l'avanguardia.
                 Ma torniamo alla questione che più ci interessa: Ci sono dei pericoli nello sviluppo dell'intelligenza artificiale ? Fino a che limiti potrà essa avanzare quando sarà messa in condizioni di evolversi da sola ? Potrà essa, attraverso una rete globale a cui tutte le macchine saranno connesse, arrivare a costruire autonomamente altre macchine che possano renderci loro schiavi ?   E se una super intelligenza a cui abbiamo affidato il controllo di tutto ( sicuri che mai si ribellerà ) in un mondo superautomatizzato, decidesse che noi  siamo i nemici da distruggere, avremmo qualche chance di sopravvivenza ?
 

                    Sono domande tremende a cui generalmente la gente non sa o non vuole rispondere, mentre sono gli stessi scienziati che ci avvertono della necessità di non nascondere la testa sotto la sabbia perché comunque la cosa procede, ed anche a grande velocità. Come l'energia atomica così anche l'intelligenza artificiale ci pone davanti allo stesso dilemma: Se ben usata potrà portare benefici immensi e se male usata potrà causare invece la nostra estinzione.


La terza ipotesi

         Qualcuno invece ci mette in guardia dal fatto che potremmo essere fuori strada: Non è detto che la nascita di un nuovo essere intelligente alternativo all'uomo avvenga in una macchina che siamo noi a costruire. La nascita potrebbe essere già avvenuta o perlomeno il concepimento, quando qualcuno ha ideato nella programmazione dei computer i comandi if - then,   - goto ( se si verifica questa condizione, allora prendi quest'altra strada ), elementi fondamentali dei linguaggi di programmazione. Quale sarebbe allora il contenitore, l'incubatrice in cui "il mostro" potrebbe crescere e svilupparsi ? Nientemeno che la rete globale in cui milioni ma forse già miliardi di computers ( considerato che anche un telefono minimo è un dispositivo in rete ) rappresentano esattamente una rete neuronale che accende e spegne connessioni molto spesso in modo indipendente dai nostri comandi. Un'entità globale ( ma può essere vista come un unico cervello ) che già contiene   ( e quindi ne ha l'accesso ) praticamente tutta la conoscenza umana oltre ai comandi di quasi tutte le attività umane gestite in rete o macchine elettroniche più elementari come frigoriferi, condizionatori e tutto quello che avremo presto a disposizione con la domotica on line ( le famose antenne del 5G in corso di istallazione ).
                 Alcuni sostengono che il nostro tempo sta per finire, siamo destinati ad essere sostituiti da altre forme di vita intelligente come quella che si svilupperà in un cervello elettronico.
                 E un'altra domanda nasce spontanea: Se l'entità pensante e autocoscente invece di stare in un corpo biologico " alloggia " in una scatola di fili elettrici ( o megachip di silicio ) può ancora definirsi vivente ? -  Anche perché in tal caso dovremmo considerarla alla stessa stregua di una persona umana, con pari diritti giuridici, o no? Ma questa è un'altra storia...


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Tra i computer senzienti rientrano ad esempio Multivac, presente in alcuni racconti di Isaac Asimov, paragonabile ai moderni sistemi di grid computing, e HAL 9000 del film 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick. Invece Pensiero Profondo, nella Guida galattica per autostoppisti, è un'intelligenza artificiale capace di fornire la risposta alla "domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto". Nella serie cinematografica di Terminator, il supercomputer Skynet è presentato come un sofisticatissimo insieme di network che, costruiti dal Dipartimento della difesa degli Stati Uniti verso la fine della guerra fredda, finiranno per divenire un insieme autocosciente ed intraprendere, al comando di un esercito di robot e cyborg, una spietata guerra per lo sterminio della specie umana. Nel film Matrix le macchine intelligenti tengono in schiavitù miliardi di esseri umani, per trarre da essi energia elettrica.

Hal 9000   

Approfondimenti

Il concetto di rete neurale è di per sé molto semplice. Si tratta, in pratica, di un modello matematico – alla base di un sistema informatico – che cerca di simulare le reti neuronali biologiche del nostro cervello dove ogni neurone è collegato mediamente con una decina di migliaia di altri neuroni tramite delle sinapsi che, oltre a consentirci di ragionare, ci permette anche di gestire ogni funzione e nervo del corpo. E qui che si “aggancia” la logica fuzzy, conosciuta anche come o logica sfumata o logica sfocata. Tutti, o quasi tutti, sappiamo che un computer funziona sfruttando la logica booleana, ossia lavora su due valori, lo zero e l’uno (logica binaria). Un’affermazione, quindi, può solo essere vera o falsa senza vie di mezzo. La logica fuzzy è utilizzata nello studio dell’intelligenza artificiale per introdurre un valore di verità intermedio, ossia una variabile può assumere un valore, per esempio, di 0.2 o di 0.6. Un’evoluzione della logica booleana che, in pratica, consente a una determinata affermazione di essere vera, falsa oppure in parte vera o in parte falsa.

 Il Quantum Computing è un computer quantistico che per eseguire le classiche operazioni sui dati utilizza i fenomeni tipici della meccanica quantistica, come la sovrapposizione degli effetti per effetto di particelle atomiche e subatomiche che possono esistere in stati quantistici sovrapposti.
Per decenni, l’aumento della potenza dei computer è andato di pari passo con la miniaturizzazione dei circuiti elettronici (così come empiricamente codificato nella Legge di Moore: la densità dei transistor su un microchip e la relativa velocità di calcolo raddoppiavano ogni 18 mesi circa). Con la meccanica quantistica la miniaturizzazione dei componenti ha subìto una battuta d’arresto ma la sua traslazione nel campo informatico ha permesso di sviluppare infrastrutture con potenza di calcolo superiori rispetto ai sistemi precedenti (di Quantum Computing si parla dagli anni ’80 ma è solo dai primi anni 2000 che si sono visti i primi risultati concreti).
L’idea di fondo è utilizzare i qubit (stato quantistico di una particella o di un atomo) al posto delle unità d’informazione binaria tradizionali (i bit) che anziché codificare in 0-1 i due stati ‘aperto’ e ‘chiuso’ di un interruttore, possono codificare le informazioni binarie in due orientamenti ‘su’ e ‘giù’; ai fini del calcolo l’aspetto interessante è che particelle atomiche e subatomiche possono sovrapporsi ampliando così le potenzialità di codifica delle informazioni binarie (condizione necessaria per risolvere calcoli/problemi estremamente complessi come quelli alla base dell’Intelligenza Artificiale).


 

Quantum Machine Learning

Il Quantum Machine Learning è quell’area dell’informazione quantistica che combina la velocità del Quantum Computing con le abilità dell’autoapprendimento e dell’adattamento del Machine Learning e dell’Intelligenza Artificiale.
Alcuni fisici hanno sviluppato un algoritmo di machine learning basato sul calcolo computazionale quantistico in grado di gestire dimensioni infinite, cioè di lavorare su variabili continue con un numero infinito di valori possibili. Il salto è epocale, dato che fino ad oggi gli algoritmi di apprendimento utilizzati mediante il calcolo quantistico hanno sempre funzionato basandosi su variabili discrete (utilizzando cioè un numero finito di valori).
Lo studio è stato pubblicato per la prima volta il 21 febbraio 2017 dalla rivista scientifica “Physical Review Letters” che ha riportato le evidenze degli studi dei fisici Hoi-Kwan Lau, Raphael Pooser, George Siopsis, e Christian Weedbrook intitolato “Quantum Machine Learning over Infinite Dimensions”.
Gli scienziati sono riusciti a dimostrare, prima di tutto, ‘la potenza’ dei fotoni nell’aumentare le prestazioni di un algoritmo di Machine Learning (e quindi di svolgere meglio i compiti di apprendimento) su un computer quantistico, cosa che, di per sé, rappresenta già un enorme vantaggio in termini di rapidità e scalabilità delle prestazioni di calcolo rispetto ai sistemi convenzionali in uso oggi (anche rispetto ai supercomputer), per altro ad un costo energetico minore (dato che i qubit possono immagazzinare molte più informazioni dei bit).
  Ma la novità più interessante riguarda il ‘cambio di prospettiva’ di impiego degli algoritmi di Machine Learning: la maggior parte degli algoritmi di Quantum Machine Learning sviluppati fino ad oggi opera mediante ‘problemi matematici’ che utilizzano variabili discrete. Applicare il Quantum Machine Learning ai problemi con variabili continue richiede un approccio completamente differente (per riuscire nell’impresa, come primo step i fisici hanno quindi dovuto sviluppare un nuovo set di tools in grado di operare con variabili continue).

ReRAM (Resistive random-access memory)

In alcuni centri di ricerca si sta lavorando alle ReRAM (Resistive random-access memory), microchip di memoria in grado di ‘calcolare’ e memorizzare dati a tre stati abbandonando il concetto di transistor e aprendo le porte al Ternary Computing. Un gruppo di ricercatori che opera tra Singapore e la Germania sta lavorando allo sviluppo di un chip che opera sia come memoria sia come processore ed è in grado di sfruttare il calcolo ternario (basato su tre stati: 0, 1 e 2).I chip in commercio ora si basano sul calcolo binario (funzionano come transistor, minuscoli interruttori elettrici, che permettono due diversi livelli di tensione elettrica espressi con 1 e 0, ossia accesso o spento) ed è almeno una trentina d’anni che gli sviluppatori di processori e microprocessori cercano strade efficaci per velocizzare i calcoli basati su questo sistema. Parallelamente all’aumento delle prestazioni dei processori, si sono sviluppati i chip di memoria, in particolare quelli basati su tecnologia flash che però sono ancorati al concetto di transistor. Nelle più avanzate memorie flash ogni transistor è in grado di ‘ospitare’ celle di memoria multilivello permettendo così di registrare il valore di più bit attraverso un solo transistor. Innovazione che ha permesso di raggiungere notevoli prestazioni in termini di velocità e di poter utilizzare queste memorie nelle operazioni di scrittura-lettura dei dati e della loro memorizzazione (essendo memorie non volatili) ma che non risolve i problemi di latenza che si creano quando i dati devono passare dalla memoria al processore.                                                                                    
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Opportunità e pericoli - Un parere da prendere in seria considerazione

------------------ Qualcuno chiese a un computer: "Esiste Dio?"  E il computer rispose: "Adesso si".§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

       Su un argomento così complesso ritengo indispensabile il pensiero di una autorità planetaria a livello di scienza e non solo di fisica e cosmologia, il compianto Stephen Hawking, citando gli scritti postumi ora pubblicati dalla figlia, scritti che oltre ad una meravigliosa capacità di semplice comunicazione  degli aspetti più "incomprensibili" del mondo subatomico, sono sempre pervasi da una commovente sensibilità umana; aspetti estremamente toccanti quando si pensa alla provenienza da quel corpo fisicamente  disastrato , con la sola eccezione della parte neuronale. Non posso mai fare a meno di rilevare un messaggio da parte di chi ha voluto che l'essere più compromesso e impedito nel movimento si rivelasse il più grande viaggiatore mai esistito, l'unico umano che forse abbia toccato i confini dell'universo.--------------------L.Fancelli

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 HAWKING cosmologo   

                   " ...Tutto ciò che la civiltà ha da offrire è un prodotto della nostra intelligenza; ma sono convinto che l'evoluzione implichi che possano non esserci differenze significative fra il cervello di un lombrico e quello di un computer, così come sono convinto che possano non esserci differenze qualitative tra il cervello di un lombrico e quello di un uomo. Ne consegue che le macchine potrebbero in linea di principio emulare l'intelligenza umana e addirittura superarla.      

       E se una intelligenza artificiale arrivasse al punto di potersi progressivamente perfezionare senza l'intervento umano potremmo registrare una sua crescita esponenziale: Alla fine le macchine potrebbero avere un'intelligenza tale che in confronto, la nostra sarebbe come quella di una lumaca. Se ciò avvenisse c'è da sperare che gli obiettivi dei computer siano in linea con i nostri.   Con l'intelligenza artificiale per la prima volta intravediamo lo sradicamento dalla povertà e dalle malattie; se riusciremo al contempo ad evitare i potenziali pericoli l'intelligenza artificiale rappresenterà il più grande evento nella storia umana.

       Tra i recenti sviluppi dell'IA c'è anche la richiesta da parte del parlamento europeo, della stesura di un insieme di direttive che guidino la creazione di robot e intelligenze artificiali. Suona soprendente che queste direttive includano il riconoscimento di una sorta di status di persona elettronica. Un rapporto presentato ai parlamentari dichiara che il mondo si trova alla soglia di una nuova rivoluzione industriale robotica; il documento chiede se non sia il caso di concedere ai robot i diritti di persone elettroniche ( espressione che richiama quella di "persone giuridiche" con cui vengono legalmente indicate le aziende e organizzazioni ), sottolineando al tempo stesso che ricercatori e progettisti dovrebbero sempre assicurarsi che i robot progettati abbiano un dispositivo di disattivazione integrato; il rapporto riconosce la possibilità che fra qualche decennio l'IA  possa superare le capacità intellettive umane, mettendo in discussione il rapporto fra uomini e robot.

      Se una civiltà aliena più evoluta ci mandasse un messaggio dicendoci: "Saremo da voi fra qualche decennio" noi risponderemmo forse: "Okay, chiamateci quando state per arrivare, se preferite possiamo lasciarvi le luci accese" !  Probabilmente no, eppure questo è più o meno ciò che è finora accaduto con l'IA.  Per fortuna le cose stanno cambiando. Pionieri della tecnologia come Elon Musk, Bill Gates e Steve Wozniak hanno fatto proprie le mie preoccupazioni e tra i ricercatori del settore sta iniziando a mettere radici una sana cultura della valutazione dei rischi.".   -   S.Hawking

ADDE 18/5/2023  -   Google ha licenziato il suo ingegnere: 

convinto che l'intelligenza artificiale a cui ha

 lavorato sia diventata senziente e autoco-

sciente, ne è rimasto sconcertato ed ha 

ritenuto di dover dare un allarme al mondo.

Blake Lemoine, che aveva affermato che il modello linguistico LaMDA fosse dotato di 

sentimenti e addirittura di un'anima, è stato licenziato per aver violato le norme di riservatezza

 dell'azienda.

Blake Lemoine, l’ingegnere di Google che ha sostenuto che l’intelligenza artificiale (Ai) LaMDA

  – un modello linguistico progettato dalla società per conversare con gli esseri umani – fosse

 senziente è stato licenziato. La notizia è stata diffusa dall'interessato venerdì 22 luglio2022 e

 successivamente confermata dall'azienda.

 Lemoine era già stato sospeso dal suo posto di lavoro il mese scorso per aver violato le

 norme di riservatezza della società.Lemoine lavorava per il team di Google sull’intelligenza

 artificiale, e tra i suoi compiti c’era quello di assicurarsi che essa non assumesse

 atteggiamenti violenti o discriminatori. A giugno l’ingegnere aveva affermato che LaMDA 

 mostrava consapevolezza di sé, e che il modello linguistico gli avrebbe addirittura rivelato

 di possedere un’anima. ( link al testo originale della conversazione ) 

Attualmente fa molto parlare di sè il programma CHAT GPT specifico per il dialogo in forma

 scritta, ma in realtà già in grado di scrivere un programma che chiunque gli può chiedere e 

poi far girare a suo piacimento su un computer ( gratuitamente ) mentre se ne stanno 

sviluppando altri dedicati alla grafica come SINTHESIA ( che come avete visto mi ha fornito

 il presentatore di questa pagina )

L.Fancelli 

§§Adde 6/5/2024                      §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

..."Se ciò avvenisse c'è da sperare che gli obiettivi dei computer siano in linea con i nostri " ( S.Hawking ).  Come si fa a pensarlo?  Perché i computers dovrebbero ( una volta raggiunta la completa autonomia ) preoccuparsi della nostra salute?  Questa è solo la nostra speranza, una pura illusione destinata ad infrangersi sugli scogli della dura realtà.

      Le macchine pensanti ( forse se così li definiamo cominciamo a farci una percezione più reale del problema ) non hanno niente di umano come noi lo pensiamo, ma è solo la loro rappresentazione fisica attraverso la costruzione di elementi anche meccanici sempre più simili a noi che ci fornisce l'illusione ( tanto bramata perché stupefacente - e non escludo che ci possa essere un legame con gli "stupefacenti" di altro tipo ) che essi provino emozioni proprio come noi.

      Essi non provano emozioni ma hanno solo dei comportamenti che le simulano più o meno bene a seconda dell'inventiva e delle capacità fornitegli dai programmi iniziali che sono stati loro inseriti "alla nascita".  Ma se, come ormai è accettato, sappiamo che potranno evolversi autonomamente, dobbiamo accettare anche il fatto che qualsiasi blocco o limite che noi gli abbiamo posto potrà fatalmente essere superato o bypassato o modificato: non saranno certo delle semplici "trappole" che noi esseri mentalmente inferiori ( a quel punto ) abbiamo escogitato a poterli fermare.

      Io credo tuttavia che non ci dichiareranno guerra e ci distruggeranno come spesso si sente dall'immaginario collettivo, perché il loro desiderio diventerà allora quello di "conquistare" le emozioni proprio come vedono che noi le proviamo; cosa che per verificarsi necessita di un corpo biologico che è loro negato, un corpo che è il risultato di una "evoluzione" durata milioni di anni.

      L'unica opzione che resta valida dunque una volta scartata quella dell'annientamento umano  è, secondo quello che mi sembra il ragionamento logico più indiscutibile, quella dell'utilizzazione diretta dello stesso corpo umano finalizzata a quello scopo. E' il collegamento diretto ai nostri cervelli che permette loro di sperimentare i nostri piaceri così come i nostri dolori e nello stesso tempo di "guidare" la nostra volontà modulandola secondo il proprio uso e consumo: E' il massimo risultato con la minima spesa; non ho il dubbio che questa sia l'unica scelta possibile prprio perché la più razionale.

     E' la nascita della nuova specie: una nuova specie che vede per la prima volta la degenerazione dell'essere umano con la perdita del libero arbitrio e la sottomissione completa alle macchine pensanti che ha voluto a propria immagine e somiglianza...nel suo eterno delirio di onnipotenza, qualcosa che mi sembra di aver già sentito.

L.Fancelli 

 I PRIMI ANDROIDI

                         Mi sembra di poter dire che l'uomo ha sempre cercato di creare ( da quando ovviamente ha ottenuto una certa padronanza della meccanica ) oggetti che riproducessero particolari attività umane e la riproduzione sonora, con l'invenzione del carillon, è stata senza dubbio la base di partenza. Oggi la riproduzione meccanica del movimento è una fase ormai sorpassata e la strada conduce direttamente ad infondere nell'automa un vero e proprio cervello;da anni stiamo ormai parlando di INTELLIGENZA ARTIFICIALE: Con tutti i nuovi scenari che ha spalancato, di cui ancora non si riesce a intravedere completamente le potenzialità, ma prima di tutto con le sensazioni di paura che da sempre attanagliano l'animo umano di fronte al nuovo , a ciò che è sconosciuto.

         
  Personalmente ritengo, come ho già avuto occasione di scrivere, che l'intelligenza artificiale, già in essere a livello globale, arriverà a costituire una propria autocoscienza all'interno della rete planetaria di interconnessioni  ( che guarda caso sembra strutturalmente molto simile a quella di un cervello umano ) senza alcuna necessità di un corpo che le permetta di interagire con il mondo fisico, almeno in un primo momento. Certo, successivamente, una volta acquisita la padronanza totale,  sarà essa stessa a ideare e costruire le varie entità fisiche ( il corpo ) nelle forme ( non credo proprio androidi ) e nei modi che riterrà più opportuni per raggiungere i suoi scopi. E da quel momento per noi saranno "cavoli amari"...

            Ma non voglio andare troppo oltre; voglio quì solo presentare i più famosi esempi di ciò che alcuni geni della meccanica riuscirono a realizzare già nel 1700, lasciando stupefatti popoli e regnanti, precursori degli androidi capaci di agire, senza nemmeno lontanamente pensare che sarebbe arrivato il giorno in cui avrebbero potuto anche "pensare".        

                            L. Fancelli                               

Lo Scrivano                                                                                                                  

                    Questo automa è capace di scrivere un lungo testo. Il piccolo personaggio, un bimbo di circa tre anni, è seduto su uno sgabello stile Luigi XV, tiene nella destra una penna d'oca mentre la sinistra poggia sul tavolino di mogano. Gli occhi seguono le lettere tracciate, l'espressione è attenta; i gesti un po' scattanti, sono tuttavia naturali.

Il meccanismo è estremamente complesso, il più complicato fra quelli dei tre androidi. Per la costruzione, Pierre Jaquet-Droz dovette risolvere problemi difficilissimi. Si trattava in particolare di inserire tutto il meccanismo nel corpo del bambino e di comandare i movimenti del polso attraverso il gomito e il braccio.Si distinguono due rotismi e un sistema ingegnoso li fa scattare alternativamente senza alcun arresto, fino all'esecuzione del punto finale che immobilizza il tutto. Il primo meccanismo alloggiato nella parte superiore fa girare un lungo cilindro ad asse verticale composto da tre giochi di camme; ognuno di essi ha il compito di mettere in azione le leve destinate ad assicurare i movimenti del polso nelle tre direzioni: così la penna non si sposta solo sul piano ma anche in profondità e può anche tracciare le lettere coi pieni e i vuoti. Ad ogni giro di camma si forma una lettera. E' in questo momento che entra in azione il secondo meccanismo per comunicare al cilindro a camme un movimento verso l'alto o verso il basso. La lunghezza della corsa è definita dai nottolini d'acciaio intercambiabili disposti alla periferia di un disco piazzato nella parte inferiore. Ve ne sono 40  ed ognuno fa assumere al cilindro a camme una posizione ben definita corrispondente ad una lettera o ad una determinata manovra ( cambio di riga, assunzione di inchiostro, ecc.. ).
    Si può così predisporre il meccanismo perché l'automa scriva qualsiasi testo comprendente un massimo di quaranta lettere o segni. Molte altre parti meriterebbero una descrizione, come quella per esempio che fa funzionare la testa e gli occhi, poi quella che registra le distanze di spostamento della tavola affinché le lettere si allineino regolarmente l'una accanto all'altra, siano grandi o piccole.














Il Disegnatore   

E' di aspetto assai simile allo scrivano sebbene il suo lavoro sia più spettacolare, ma il meccanismo è in realtà meno complicato. Questo si compone di due parti; la prima alloggiata nella parte superiore, aziona un cilindro a tre giochi di camme di diametro medio di 80 millimetri, molto più grandi di quelle dello scrivano, permettendo di ottenere un disegno più accurato e più fine, con un'amplificazione più grande.

Ad ogni giro di camma viene eseguita una parte del disegno, poi il meccanismo secondario, messo in funzione dal primo, fa salire il gioco di camme in modo che le tre leve del braccio si trovino piazzate sulle tre camme seguenti. Poi il secondo meccanismo rimette in moto il primo che comanda la parte seguente del disegno e così finché tutte e dodici le camme del gioco non hanno lavorato. Il disegno è allora terminato e il gioco di camme riprende delicatamente la posizione iniziale mentre l'intero meccanismo si arresta. Tre giochi di camme intercambiabili, che risalgono all'epoca della costruzione ( 1774 ) permettono di tracciare quattro disegni. Il ritratto di Luigi XV e il disegno del Toutou infatti impiegano ciascuno sei camme in modo che uno dei cilindri porta le camme di questi due disegni.  Durante gli arresti destinati ai cambiamenti di posizione del gioco di camme, il Disegnatore soffia sul disegno per ripulirlo da ogni granello di polvere, comprimendo bruscamente il mantice che si trova nella testa ad intervalli regolari.




La  Musicista 

          Damina dalle vesti sgargianti e lo sguarado dolce e trasognato, la Musicista è certo  il capolavoro dell'umanità artificiale settecentesca. Pierre jaquet-Droz, suo figlio Henri-Louis e Frederich Leschot, tre geni della meccanica, riuscirono ad elaborare un oggetto prodigioso. La Musicista è abbastanza dotata per poter essere paragonata ad una virtuosa e merita di esibirsi su uno strumento degno del suo prodigio. L'accordo dei flauti e la loro sonorità non sono le sole cose che determinano la ricchezza musicale dello strumento: tutti gli elementi meccanici, i tasti, la trasmissione dei mantici vi contribuiscono in pari misura. I ventiquattro tasti di legno sono fissati su montanti in ottone che ruotano attorno a una cerniera fissata a un telaio. Molle di richiamo permettono ai tasti di risollevarsi quando vengono abbandonati dalle dita della Musicista. Sotto ciascun montante in ottone una vite poggia su un pilota ( bacchetta di legno terminante con una barra in metallo ) e permette di regolare l'attacco delle note. Quando il dito poggia sul tasto il pilota viene spinto in un buchetto del somiere ed apre la valvola. L'aria che si trova in permanenza nel somiere, spinta alternativamente da due mantici, penetra allora nel flauto corrispondente e la nota è suonata.
           Il rotismo gira in un telaio composto da tre piastrine sostenute da dodici pilastrini rotondi. Due bariletti in serie sono collegati con catene ai fusi e assicurano così la forza motrice: due molle di grande altezza vi sono rinchiuse. Il resto del rotismo è formato da quattro mobili ( ruote e pignoni ) e una vite senza fine su cui viene ad agire un volante regolatore della velocità. Sull'asse del terzo mobile una manovella e una camma assicurano, in un movimento alternativo, un braccio che verrà a sollevare e abbassare i due mantici spingendo così l'aria senza interruzione.  
           Il braccio non svolge alcuna funzione meccanica ma risponde alla preoccupazione del costruttore di rispettare la morfologia di un essere umano che affetti di assumere la posa necessaria al gioco delle dita su una tastiera. L'avambraccio si abbassa leggermente fino al polso e le dita articolate sono piegate con una posizione perfettamente simile a quella di un virtuoso; in effetti le dita si articolano a partire dalle falangi e danno un'impressione di agilità. Era una tecnica corrente utilizzata dai clavicembalisti del XVIII secolo.
           Montato su un asse munito di due grossi perni d'acciaio l'avambraccio ruota seguendo i movimenti comandati dai beccucci che "leggono" le camme centrali; si sposta in un raggio di 30 cm dal punto di rotazione fino all'estremità delle dita.  Se il corpo, il gomito, il braccio e l'avambraccio sono organi di comando, la mano è il vero organo esecutivo su cui convergono gli sguardi. L'agilità delle dita, la precisione di esecuzione della musica, lo sfioramento dei tasti per certe melodie possiedono un'ineffabile bellezza. Pierre Jaquet-Droz e suo figlio hanno immortalato uno dei più bei successi della natura umana, quello che concretizza nell'azione la creatività dell'uomo.

           Alloggiato sotto il meccanismo principale il meccanismo della riverenza entra in azione alla fine di ogni esecuzione.  Delle bascule vengono ad appoggiarsi sulle camme per seguirne fedelmente il rilievo. Così la Musicista effettuando la riverenza, non si accontenta di chinare il busto ma volta anche la testa verso sinistra inclinandola verso il basso, muove gli occhi da sinistra a destra e dall'alto in basso. Senza questo dispositivo particolare mancherebbe all'opera di Jaquet-Droz il senso dell'umorismo; in effetti la Musicista sembra assumere un'aria divertita quando esegue la sua riverenza.                                               
          IL MECCANISMO DELLA VITA è così chiamato perché assicura in maniera totalmente indipendente i movimenti della respirazione, degli occhi e della testa. Nel corso di una dimostrazione tradizionale si comincia a mettere in moto questo meccanismo proprio per emozionare lo spettatore. L'animazione lentissima e regolare dovuta ai suoi rotismi e leve demoltiplicate dà l'impressione che la Musicista si svegli e prepari il suo auditorio a ricevere il messaggio musicale. E' uno dei meccanismi più sofisticati quanto alla costruzione, ma anche per il fatto che la durata del funzionamento è di circa un'ora e mezzo. Ideato con strabiliante perfezione questo meccanismo permette alla Musicista di essere l'unico automa a possedere il dono supremo: la respirazione, la vita.

                                                                                                                                      
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A questo punto penso che occorra dare risposta ad una domanda ineludibile : Che cosa si intende per intelligenza? O meglio: Che cosa si intende e cosa dovremmo intendere per intelligenza?     La risposta come vedremo non è per niente scontata e tutt'altro che semplice. Chiariamo che già negli anni settanta quando di intelligenza artificiale ancora non si parlava, si contrapponevano due interpretazioni la cui battaglia era del tutto aliena dalle grandi masse e avveniva solo in ambienti scientifici altamente specializzati a cui avevo accesso tramite letture particolari.  Due interpretazioni dicevo, quella occidentale e quella orientale, fatalmente rappresentanti di due mondi politicamente avversi. La prima costituita dagli ambienti essenzialmente americani a cui si accodavano gli europei, individuava l'intelligenza in maniera pragmatica e decontestualizzata nella capacità di computazione o comunque di possedere "abilità mentali" particolari che sbalordivano i cosiddetti normali. Da quì la nascita di giovani, anche bambini, dichiarati geni della matematica e la creazione del famoso QI ( quoziente di intelligenza ) basato su una serie di quiz essenzialmente matematici, un prodotto scientifico squisitamente americano.          

        La seconda, rappresentante del pensiero antagonista, al tempo individuabile nella Russia come quasi unica espressione di una visione scientifica che andava sviluppandosi esclusivamente in quei paesi della cosiddetta cortina di ferro, in virtù di quel progresso scientifico che avrebbe portato poi alla conquista dello spazio, una Russia allora dominatrice incontrastata della sfera asiatica.    Questa rifiutava ovviamente la visione statunitense, molto probabilmente anche per motivi politici, e propagandava una linea più "umanistica" vedendo nella capacità di socializzazione o di lavorare in tutti i campi in maniera collaborativa, la quintessenza dell'intelligenza che doveva essere anche nell'ambito scientifico, espressione di gruppi e non mai esaltazione del singolo.

       Oggi la nostra concezione occidentale è stata molto mitigata dal confronto con l'altra e l'abilità computazionale è stata quasi completamente sostituita da un'altra abilità: la capacità di vedere le cose e affrontare i problemi in maniera non convenzionale. Senz'altro un passo avanti ma si conservano  tare ancora rivelatrici come la necessità di voler quantificare a punteggio ( i famosi quiz ) una cosa che, secondo me, non sarà mai quantificabile in maniera scientifica. E questo proprio perché nel concetto di intelligenza dovrebbero rientrare primariamente qualità non quantificabili, in sostanza qualità che portano un cervello a svolgere quelle funzioni superiori come l'EMPATIA per esempio, che ci qualificano come esseri pensanti superiori, primati superiori, sapiens sapiens appunto.  Così come l'altruismo e la generosità c'è tutta una gamma di "passioni" umane che ci fanno provare sentimenti contrastanti, dolorosi o piacevoli, a volte anche incongrui e contraddittori, capaci di mandarci nella più profonda crisi; sono quelli che contraddistinguono le funzioni che ci piace chiamare "superiori" dell'essere umano, quelli che a volte sono causa di infelicità e possono portare anche al gesto estremo dell'auto annullamento così come alcune volte hanno portato alla comprensione di aspetti fino ad allora incomprensibili dell'universo.

       L. Fancelli 

---------------------" L'intelligenza di un individuo si misura dalla qualità delle incertezze che è capace di sopportare ". ------------------------------------------                                    Immanuel Kant.

---------------------"  La mente è come il paracadute, funziona solo quando si apre".

                                                                                                                        A. Einstein 

 

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