FANCY 1

Qualcosa per riflettere, pensare, sognare... e alzare il "punto di vista"...

mercoledì 22 novembre 2023

RUSSIA 1942 - EPILOGO

 Dopo avere finalmente messo nero su bianco la storia di mio padre in relazione al periodo trascorso sul fronte russo, poi sul fronte siciliano e quindi la lunga prigionia in Inghilterra, cosa che avrei preferito realizzare mentre era ancora in vita, sopratutto per la sua personale soddisfazione, (ma le avversità della vita allora ce lo impedirono ) dopo aver concluso questo mio lavoro in suo onore e incancellabile ricordo, voglio anche aggiungere le mie personali considerazioni sui fatti, i contesti sociali e politici che portarono allora a quegli avvenimenti e determinarono poi le circostanze che nel bene e nel male oggi viviamo come conseguenze. 

             


   Conseguenze di scelte che la storia sempre ci impone e che troppo facilmente vengono dimenticate; sembra anzi ai più, che la storia recente non abbia nemmeno bisogno di essere ricordata proprio per il fatto che essendoci ancora vicina, la sua conoscenza si può dare per scontata; cosicché a scuola si studia l’Egitto dei faraoni, l’antica Roma, le infinite battaglie del medioevo e del risorgimento mentre l’ultima guerra mondiale arriva sempre “fuori termine” del percorso di studio ; i giovani a scuola non l’hanno letta, in famiglia è passato il principio che “ ai figli deve essere evitata la sofferenza dei padri “  ed oggi abbiamo generazioni che non solo ignorano completamente ciò che hanno vissuto i nonni ma, quel che è più grave, non hanno nemmeno sviluppato valori come il pacifismo e la tolleranza, ( per non parlare di empatia ) indispensabili alla democrazia e alla convivenza civile ( che non a caso i padri fondatori inserirono nella nostra Costituzione ) non avendo così la più pallida idea di cosa sia la guerra, le atrocità, le sofferenze e l’abbrutimento disumano che essa provoca.

           E’ già ancor prima del 1945 che gli USA iniziano ad importare la maggior parte dell'intellighenzia tedesca  - Einstein  arriva già nel 1932 ( si parla di circa 1500 scienziati ) ma alla fine del conflitto si aggiungono quelli che ( in gran parte criminali nazisti ) hanno visto bene il momento giusto per vendersi ( con le loro riconosciute conoscenze scientifiche ) al miglior offerente : sono gli stessi che hanno partecipato al circo degli orrori che ormai ben conosciamo.
            Una strategia che effettivamente produsse grandi risultati agli effetti militari; non altrettanto può dirsi certamente sul piano etico e morale. Molti saranno sulla lista dei ricercati dal tribunale di Norimberga per crimini contro l’umanità ma ciò passa in secondo piano di fronte alle necessità militari del momento, per lo sviluppo delle armi risolutive per la vittoria della guerra e il governo statunitense spalanca le porte alla loro accoglienza avendo capito che è una  occasione unica per recuperare e superare allo stesso tempo anche quel gap di conoscenza scientifica che li avrebbe condannati ad una posizione di subalternità nei confronti dell’europa e della stessa Russia.

IL BOMBARDIERE E IL SUO EQUIPAGGIO

 Operazione Paperclip  Lo scopo di quest’operazione post-bellica del novembre 1945 era quello di accaparrarsi il maggior numero possibile di scienziati  nazisti sottraendoli opportunamente ai russi, in ottica prettamente anti- comunista e, parallelemente, allo scopo di rilanciare l’America come superpotenza. Iniziando la guerra fredda, ogni elemento che poteva risultare utile contro un nemico comunista andava usato senza esitazione; non solo i nazisti cominciarono ad essere giudicati pedine importanti in ottica anticomunista, ma andavano attuate tutte le misure necessarie per evitare uno spostamento di interesse verso l’URSS.

HIROSHIMA

                Basti pensare a personaggi del livello di Von Braun, realizzatore, già in Germania, della famosa V2 e poi protagonista in America della corsa alla conquista dello spazio.
  Ora non voglio certo dire che la vittoria della guerra da parte degli alleati, per ironia della sorte sia dovuta proprio ai tedeschi; ma bisogna riconoscere che  molto importante fu il loro contributo anche nella realizzazione della bomba H con il gruppo di Fermi, così come più in generale fu altrettanto fondamentale il contributo allo sviluppo della ricerca scientifica ( sempre finalizzata all’utilizzo militare) portando gli USA all’attuale posizione di massima potenza militare globale, dato che da allora ebbero carta bianca alla sperimentazione in ogni campo, dalle armi chimiche a quelle batteriologiche, dal controllo degli eventi meteorologici fino al controllo della mente umana  e non oso pensare a quali metodi potessero ricorrere: molto infatti ( di inconfessabile ) sta venendo fuori oggi anche dai documenti ufficiali che il governo americano ha dovuto desecretare recentemente da cui emergono sperimentazioni effettuate anche  sulla popolazione civile usata come cavia - ( mi ricorda qualcosa di molto recente avvenuto anche da noi ).

FRATELLLI IN GUERRA


               D’altra parte fino al 1969 la guerra del Vietnam aveva offerto la possibilità di testare ogni tipo di arma su quella disgraziata popolazione, ma dopo il ritiro, obbligato dal crescente dissenso del pacifismo interno,  si pose la necessità di avere sempre nuovi fronti aperti, al fine di soddisfare il bisogno di realizzare sempre più potenti strumenti bellici e ovviamente, anche di soddisfare la sempre crescente voracità delle lobbies delle armi che sui conflitti hanno prosperato e continuano a prosperare fino ad oggi.  
              A loro però dobbiamo la liberazione dall’aberrazione nazifascista così come il fortissimo contributo economico alla ricostruzione; ma il debito fu abbondantemente ripagato e lo stiamo ripagando tutt’oggi: la militarizzazione americana del nostro territorio con la creazione di basi in ogni dove fu il primo passo; ma l’ingerenza politica da parte dei servizi segreti nei nostri affari interni fu sempre costante e tuttora vengono fuori sempre nuove e inconfessabili connessioni.
               Certo se ci pensiamo, è un enorme salto realizzato in poco più di un secolo: - Da una popolazione di pistoleros avventurieri alla conquista dell’oro e di nuove terre avvenuta al di fuori della legge nelle terre di “nessuno” ( proprio nessuno non direi in quanto tutti sappiamo bene di chi erano quelle terre e la fine che è toccata a quelle popolazioni ) a padroni assoluti di mezzo continente: “A big step for mankind “ dissero poi quando misero piede sulla Luna, ma ne siete proprio sicuri? Io nutro molti dubbi e non solo su certe frasi ad effetto.
     Noi che oggi siamo il frutto di quella cultura, noi come del resto l’intera europa, abdicammo la sovranità del territorio e l’indipendenza politica ( anche se non ufficialmente ) in favore di una società del tutto aliena rispetto ai nostri valori di umanità, conquistati dal Risorgimento e fino alla data delle due grandi guerre; certo lo facemmo perché obbligati, ottenendone grandi benefici, ma lo facemmo per l’eternità anche per i figli dei nostri figli, senza che essi potessero mai più avere il diritto di rimettere in discussione quelle scelte ?   Niente è eterno e forse è arrivato il momento di riappropriarci di ciò che svendemmo in un momento di necessità poiché ora sappiamo che quei valori come il territorio, l’autonomia politica e militare, l’uso della propria moneta, la piena autonomia commerciale e finanziaria e tutto ciò che oggi sta venendo meno, non possono essere venduti ( il più toccante monito su questi temi ci viene
proprio dal capo indiano "Capriolo Zoppo" nella lettera scritta al presidente USA, lettera che ho fedelmente riportato alla pagina GLI ULTIMI NATIVI ). 

              Una società che nasce sulla violenza e come l’epopea del West ( homo homini lupus - T.Hobbes ) si sviluppa sulla prevaricazione di tutti i diritti umani nell’assenza di rispetto verso l’uomo, l’ambiente e la natura, in nome dell'insaziabile accumulo di denaro, dovunque essa metta radici, è fatalmente destinata a crollare miseramente: oggi ne intravedo le prime profonde, preoccupanti crepe.     
 Leggi la storia dall'inizio               
      Ad maiora semper                     

   Dedicato ai miei figli Alessandro e Valerio
      1/7/2023    L.Fancelli                                                                                                                                                                                          

                                                           


domenica 5 novembre 2023

LA LIBECCIATA DEL 1818

 

NAUFRAGIO AL SEGGIO

           Avvenuto la notte del 3 Febbraio 1818 davanti la foce del torrente Seggio, nel territorio di Castagneto Carducci, sembra non aver lasciato alcuna traccia nella memoria dei castagnetani mentre tutti i particolari sono tutt'oggi reperibili negli archivi storici. Particolari che ritengo estremamente interessanti per la cronaca diretta fornita dalle numerose relazioni estese dai soldati di stanza alla Torre di Castagneto ( oggi conosciuta come il Forte ) in base a procedimento giudiziario istruito nei loro confronti in quanto rei di colpe considerate gravissime per aver contravvenuto alle norme sanitarie allora vigenti: norme che ci illuminano sul terrore di contagio che potesse venire dal mare; contagio che riguardava prima di tutto la malaria ma anche tutte le altre "pestilenze" conosciute ( peste, colera, vaiolo ecc..).

                Come detto la notte del 3 Febbraio 1818 un brigantino a due alberi, per una fortissima tempesta di libeccio, si fracassa violentemente poco distante dalla riva; bilancio: la perdita dell'intero equipaggio e la distruzione della nave. Fin quì niente di eclatante se non la drammaticità dell'episodio; sono i fatti avvenuti immediatamente dopo che destano un particolare interesse. I militari addetti alla salvaguardia sanitaria del territorio si appropriano indebitamente dei materiali che il mare ha gettato sulla spiaggia trasgredendo così a tutti i regolamenti sanitari vigenti.  Di fatto la salvaguardia sanitaria si collocava al primo posto ( assieme all'impegno della difesa dalle incursioni corsare ), tra le priorità delle autorità del tempo.  Non era passato molto tempo da quando nella città di Livorno si era manifestata un'epidemia di febbre gialla (1804): ciò rende più comprensibile la particolare attenzione che  viene posta all'osservanza di tutte quelle che erano ritenute le necessarie norme di prevenzione, sopratutto per il traffico marittimo.    All'epoca infatti, si riteneva che quest'ultimo costituisse uno dei principali veicoli per la trasmissione di un eventuale contagio e del susseguente sviluppo epidemico. In questa occasione ancor più visto che era ignota la provenienza del bastimento. I materiali recuperati fecero supporre che il brigantino provenisse dai Balcani, un'area ad alto rischio epidemico.   Contemporaneamente però veniva sottovalutato il problema del basso livello igienico mantenuto dalla popolazione urbana locale - vale per tutti l'esempio di Rosignano dove - ancora nel 1824 - esistono seri problemi igienici derivanti dal fatto che persiste l'usanza di lasciare circolare il bestiame libero per il centro abitato. Se a questo si aggiunge l'usanza di gettare qualsiasi immondezza, nonché i liquami umani nelle pubbliche vie e piazze, il quadro igienico sanitario si fa completo.      Se di fatto il traffico marittimo costituiva una delle principali preoccupazioni sanitarie, lo era ancor di più il movimento marittimo a carattere di "clandestinità". Nottetempo, sempre più spesso, barche approdavano di nascosto nei numerosi anfratti per praticare il contrabbando o eludere i posti di controllo perché privi dei documenti attestanti l'idoneità sanitaria. Il problema era veramente emergente. Il Granduca Pietro Leopoldo, appena salito al trono toscano, si mise immediatamente a riorganizzare l'intero assetto degli organismi amministrativi e delle magistrature sanitarie fino a raggiungere un alto livello di efficienza, tra i migliori riscontrabili nel Mediterraneo.

              Si capisce pertanto quale livello di gravità sia stato raggiunto dai militari resisi colpevoli di "prevaricazione in servizio di Sanità".    I documenti rinvenuti nell'Archivio di Stato di Livorno ci forniscono una vivace e  drammatica cronistoria delle fasi del naufragio. Sembra inoltre emergere da essi una chiara volontà di non intervenire per tentare un salvataggio lasciando la nave e l'equipaggio al loro destino ormai scritto, al fine di salvaguardare la salute delle popolazioni locali: scelta  discutibile ma comprensibile perché ancora una volta si viene a testimoniare il panico, il terrore per le epidemie che si stava vivendo nel periodo storico esaminato.

IL BASTIMENTO

              Quello coinvolto nella storia quì narrata era un brigantino a due alberi con coffa; ed era dotato di un limitato armamento ( come dimostra il ritrovamento di soli due affusti di cannone ) per tentare di difendersi dagli eventuali attacchi dei pirati ancora presenti nel Mediterraneo.  Le dimensioni piuttosto ridotte, visto l'esiguo numero degli uomini di equipaggio. Inoltre per il fatto che questi, ad un certo momento, avesse spiegato il trinchettino ci fa supporre che potesse essere del tipo brigantino-goletta. Comunque sia, come vedremo, la nave non potè far nulla per opporsi alla violenza dei marosi ai quali dovette poi soccombere.

IL NAUFRAGIO

              3/2/1818, Martedì, ultimo giorno di carnevale, il mare è agitato da un forte vento di libeccio. Al primo mattino " un brigantino incognito a due alberi con carico di grano, verosimilmente procedente da levante ottomano " naufraga a circa 175 metri dalla riva, in prossimità della foce del torrente Seggio, nella comunità di Castagneto ( oggi Castagneto Carducci ).  A bordo dovevano esserci complessivamente sei individui: tanti furono i cadaveri recuperati sulla spiaggia. Un ultimo tentativo effettuato dall'equipaggio per salvare il bastimento fu quello di puntare la prua della nave verso terra, nella speranza che la stessa si arenasse sui fondali sabbiosi; passata la burrasca si sarebbe poi provveduto in qualche modo a disincagliare lo scafo, ma lo sforzo dei marinai fallì miseramente.  L'urto contro il banco di sabbia fu particolarmente violento. In un primo momento la manovra parve riuscita; la nave effettivamente si arenò a poche decine di metri dalla riva...  " il brigantino era investito sulla rena che formava una specie di scogliera distante circa 300 braccia da terra... ( deposizione del Sotto-tenente Pierazzuoli )".  Ma nella notte tra il 3 e il 4 Febbraio delle grida strazianti e uno schiantare di legname annunciarono la fine del vascello.  Ecco alcune delle testimonianze di coloro che furono in vario modo presenti alla tragedia.

Testimonianza del Tenente Marco Aubert:  

      "Alle 7 del mattino del giorno 3 Febbraio vi era un forte vento con mare burrascoso, dalla parte di levante apparve un brigantino a due alberi, con gabbia, diretto verso ponente senza avere alzato le vele...giunto nei paraggi del Seggio...osservai che quel bastimento voltò la prua verso la spiaggia, spiegando il trinchettino e venne a gettarsi sulla terra incagliandosi, un colpo di fucile distante precisamente dall'imboccatura del Seggio. Non appena incagliato si vidde, in un sol momento, staccarsi dal bastimento tre imbarcazioni nude; molti oggetti e con quanto i parapetti del ponte, che comparve ad un tratto netto e pulito di ogni materia ad eccezione degli alberi. Si vidde ancora che alcuni individui erano ascesi sulle gabbie e si erano ivi situati come in ricovero, e per difendersi da quel terribile fine da cui erano minacciati...Tutto il rimanente del giorno passò  senza che il bastimento ( facesse ) alcun movimento.  Alle ore 4 della notte del tre, veniente il 4, fu inteso dal bastimento molte voci e grida di dolore, che vennero seguite da un forte strepito di rottura di legnami a cui nuovamente succedette un perfetto silenzio...Comparso il giorno seguente,4, si vidde che il bastimento più non esisteva, che porzione di piano del medesimo era giunto a terra, che un ammasso di legnami si vedeva galleggiare sull'acqua nel luogo medesimo ove prima esisteva intiero e che tutta la spiaggia era ricoperta di oggetti di ogni specie. " 

I primi interventi e i recuperi

        Il giorno stesso dell'avvistamento della nave in difficoltà, la macchina sanitaria faticosamente si mise in moto. I militari addetti si limitarono a controllarne i movimenti da terra, per la paura, affatto remota, che un contatto con essa potesse essere trasmissione di eventuali contagi. Contemporaneamente si provvedeva alla formazione di un cordone sanitario.Esso era composto oltre che dalle forze presenti alla Torre di Castagneto, anche dai cannonieri guardacosta di stanza alle torri di Vada, Cecina, e al forte di Bibbona. Nello stesso momento un drappello di dodici cavalleggeri pattugliarono costantemente, sia di giorno che di notte, il territorio in prossimità della foce del torrente Seggio.  Il ridotto militare era posto agli ordini del Sotto-tenente Pierazzuoli, comandante del forte di Castagneto. Le truppe appiedate, organizzate in cinque picchetti di tre soldati, posti sotto il comando di un sergente o di un caporale, controllavano che nessuno si appropriasse dei materiali provenienti dal naufragio e che il mare continuava a rigettare sulla spiaggia.

Dall'Archivio di Stato  gli originali verbali del processo





Inquadramento storico -

                 E' sotto il governo degli Asburgo-Lorena  ( Pietro Leopoldo ) succeduti ai Medici che si compie " la grande opera " di messa in sicurezza della costa. Un enorme  investimento finanziario allo scopo di valorizzare territori in quel momento paludosi, inutilizzabili e malsani; un enorme impegno dovuto alla lungimiranza di quel Granduca che già all'epoca aveva sviluppato la visione di quelle che oggi chiamiamo "le grandi opere " come interventi che a lungo termine daranno grande beneficio all'intero stato e in effetti, ancora oggi ne godiamo i benefici. In prima fase la canalizzazione delle acque, seguita poi dalla costruzione delle torri di presidio militare, in una lunga serie che andava da Livorno fino al Principato di Piombino, ospitanti ognuna la sua guarnigione militare munita di cannoni ed armi leggere, realizzate proprio sulla spiaggia a distanza di vista l'una dall'altra. Unica mancanza rimase il tratto Cecina - San Vincenzo dove probabilmente l'insalubrità dei terreni non permise il completamento fino al 1785 con la costruzione dei forti di Castagneto e Bibbona. La  "via dei cavalleggeri "  certamente non corrispondente a quella che oggi è così denominata a Castagneto,  passava direttamente a filo dei primi "macchioni" di ginepro a vista mare poiché era proprio il compito dei cavalleggeri quello di controllare a vista le rive percorrendo su e giù la costa continuamente da un forte all'altro. Questa ostilità verso il mare ci fa capire anche il perché nella cucina castagnetana manca quasi totalmente ( almeno fino a tutti gli anni '60 ) la cultura culinaria del pesce -  Ti invito quindi a vedere le migliori ricette della  Tradizione culinaria di Castagneto Carducci

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          Una cassa di dobloni d'oro? 

 Come nelle migliori tradizioni delle avventure di pirateria non mi direte che non avete pensato al classico forziere pieno di monete d'oro, anche se proprio a Castagneto sembrerebbe una cosa quantomai improbabile. Ebbene leggete quanto segue, riportato fedelmente dagli archivi di stato di Livorno:


-----------  " Per sfogo di diversi rapporti che mi sono stati diretti dal Castellano di Vada e prevenire quelli che potessero giungere all'E.V., mi credo in dovere di disturbarla colla narrazione di un fatto che sembrava di essere di qualche importanza per l'Amministrazione Sanitaria....: - Un certo Ciangherotti, assai e attivo soggetto, Cannoniere di questa mia Compagnia, nella circostanza di ritrovarsi in casamatta a Vada per ordini del Si.Magg.Comandante, confidò, giorni sono fatto (con) la massima segretezza ad un suo compagno che essendo di servizio distaccato al Forte di Castagneto, nell'occasione dell'ultimo naufragio ivi accaduto, aveva trovato una cassa nella quale aveva potuto distinguere dalle fessure della medesima, dei pacchetti di monete.   Ma in quel momento, per timore di essere osservato da qualcuno dei suoi camerati, in quello stesso luogo in cui l'aveva trovata, l'aveva sotterrata sotto la sabbia, facendo dei segni a qualcuno dei macchioni colà vicini, per potere quindi rintracciarla. Soggiunse che essendo stato costretto di partire all'improvviso non gli era stato possibile di portarsi seco il tesoro da lui trovato.  Ha dunque stabilito questo Ciangherotti, d'accordo con suo confidente, di fuggire di notte dalla casamatta per mezzo di una falsa chiave che ho saputo esistere effettivamente nelle mani di un altro cannoniere di quell'istessa guarnigione; e quindi di portarsi al forte e sulla spiaggia di Castagneto per rintracciare e portare via il tesoro.      La pioggia che cadde dirottamente tutta la notte pose ostacolo all'esecuzione di lui progetto, ma uno dei confidenti del Ciangherotti raccontò in segretezza il fatto al Sergente Massola; questi sempre in segretezza lo partecipò al Castellano il quale sotto l'istesso sigillo me ne fece il rapporto.....Obbligai quindi i suoi compagni a secondare le mie vedute e coll'aiuto di vari bicchieri di vino fu rinnovato il progetto di andare a Castagneto.   Tosto io fui informato di quanto era stabilito ( e ) spedii al forte suddetto il Tenente Verzani il quale partì immediatamente e dispose quindi delle sentinelle nascoste in quell'istessa notte nei macchioni vicini per potere esattamente osservare il Ciangherotti e i di lui compagni nell'atto che il tesoro fosse stato da loro levato di sottoterra. Avendo però subudorato qualcosa il Ciangherotti al momento di partire si separò con dei pretesti dai due compagni e non si fece più trovare.  Alla mattina dopo, avendolo io fatto chiamare davanti a me seppi che non si era più in grado di avere di lui notizia alcuna.....( 11 Marzo )...........   né successivamente si ebbe più notizia alcuna......   

Il forte di Castagneto in una cartolina degli inizi del 1900  ( Studio Breschi )

             Ora sicuramente questi fatti hanno più del film di avventure che altro, senonché i documenti originali sono ancora consultabili a Livorno (Archivio di Stato e Biblioteca Labronica ): la zona in questione dovrebbe essere con tutta probabilità a Nord della foce del Seggio perché le forti mareggiate tendono sempre a spingere a Nord e non a Sud;  con un buon cercametalli e un po' di fortuna bisognerebbe andare proprio nel parco dove c'é la villa "Le Sabine", ma la proprietà è sorvegliata e impenetrabile.- La proprietà è del Marchese Antinori - hai visto mai che ancora valga il detto " i soldi tornano sempre ai soldi" ? -----------------------------------------------------------------------------------------------------------
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LA COSTA AI TEMPI DEL GRANDUCATO                 

              Con la descrizione dei vari forti difensivi è molto interessante anche la ricostruzione ambientale lasciata dal georgofilo Lapo de' Ricci nel suo " Viaggio agrario per la Via Aurelia da Livorno a Roma ". Nel descrivere la zona di Cecina rileva che: ..."vasti piani danno un'idea dell'abbandono in cui si trova la coltura maremmana; bestiami vaganti di ogni specie abbandonati a loro medesimi, scorrono dal poggio al piano, dal bosco al seminativo distruggendo sovente i teneri getti delle piante nei boschi come le messi nei campi; bestiami vaganti senza direzione e senza guida e però magri e stentati, offrono miserabile spettacolo al viaggiatore atterrito per quella solitudine, che non trova abitazioni o ricoveri di animali... tutto è squallore e abbandono...".                    Ma quando entra nella tenuta di Bolgheri, di proprietà dei conti Della Gherardesca, gli si presenta una situazione assai diversa, che così descrive:  " Un viale diritto indica che si va per quello in un luogo abitato non solo, ma signorile ancora. Un vasto fabbricato che serve ad uso di granaio e di magazzino di custodia per le grasce e unite al quale ampie stalle capaci di contenere cinque o seicento pecore, i bestiami vaccini e anche le bufale......entrati nel lungo stradone che da San Guido conduce a Bolgheri noi percorremmo circa tre miglia. Da primo terreni seminativi coltivati, entrando in mezzo ai quali si trovano delle capanne per il bestiame assai da lodarsi per la buona intelligenza di costruirle, come l'accuratezza nel mantenerle.  Non possiamo astenerci da rilevare i buoni effetti della filantropia del conte Della Gherardesca... E' bello vedere la situazione agiata nella quale ha posto i contadini mezzaioli della tenuta, giacché essendo entrati nelle case loro gli abbiamo trovati cibarsi di pane bianco, provvisti di carni salate come di ottimo vino ed abbiamo osservate le loro case bene e decentemente corredate di mobili e di biancheria quanto nelle provincie più ricche di Toscana ".  Pero', anche in questi luoghi sulla costa, nei pressi dell'area del naufragio, deve rilevare una situazione di danno ambientale:                                               Prima di lasciare le fabbriche di San Guido volgemmo l'occhio alla spiaggia del mare coperta in molti punti di bosco e che in uno spazio di circa braccia 400 presentava soltanto la vista di tomboli d'arena spogliati di piante e che in quel punto impediscono il libero scolo alle acque.Dimandammo il perché e ci fu detto che un taglio improvvido di macchia fatto sulla riva del mare aveva prodotto quel tombolo e ad onta di tutte le precauzioni non era mai riuscito di potervi allignare di nuovo il bosco impedito dall'imperversare del vento.Ed infatti tutti gli alberi, anche lontani due miglia dal mare hanno i loro rami sporgenti verso terra, per la forza e l'impeto di quello 

§§§§§§§§§§§§ L. FANCELLI                                                                                                                            

venerdì 22 settembre 2023

INDOVINELLI FACILI E DIFFICILI

 TEMPO DI CESTINI E CASTAGNE

Rosa ha 3 cestini, ogni cestino contiene 11 castagne. Da ogni cestino prendo una castagna nell'ordine seguente: cestino a sinistra, cestino al centro, cestino a destra, cestino al centro, cestino a sinistra, cestino al centro, cestino a destra, cestino al centro, e così via.
Quando il cestino centrale sarà vuoto, quante castagne saranno ancora nel cestino che ne contiene il maggior numero?
A) 1
B) 2
C) 5
D) 6
E) 11                                        (soluzione a fondo pagina)

 AIUTO, HO I VERTICI!

Su un tavolo ci sono dei triangoli e dei rettangoli, che non si toccano tra loro. In totale si contano  17 vertici (angoli). Quanti sono i triangoli sul tavolo?
A) 1
B) 2
C) 3
D) 4
E) 5                   (soluzione a fondo pagina)


 INDOVINELLI BREVI

1 - Quando passo io, devi toglierti il cappello. Chi sono?

2 - Vederla si può appena se n'è andato, e ti dice che lui di lì è passato

3 - Cos'è quella cosa che tocca solo una persona ma ne unisce ben due?

4 - Non ho piedi, non ho mani, non ho né zampe e non ho ali, eppure mi arrampico fino al soffitto e salgo sopra i tetti. Cosa sono?

5 - Posso avere una testa, ma non ho mai un corpo. Cosa sono?

6 - Quando ci sei dentro, si accorcia davanti e si allunga di dietro. Cos'é?

7 - Se lo hai lo puoi condividere, se lo condividi non lo hai più. Cos'è?

8 - Rimane sempre in un angolo ma viaggia in tutto il mondo. Cos'é?

9 - Quali animali mangiano con la coda?

10 - Chi la fa, la vende. Chi la compra non la usa. Chi la usa non lo sa. Che cos'è?

11 - Quale parola inizia per "B" e contiene una sola lettera?

12 - Quale tavola non ha le gambe?

13 - Non mi puoi annegare in acqua né bruciare nel fuoco. Cosa sono?

14 -  Quando hai bisogno di me, mi butti via. Quando non hai bisogno di me, mi riporti indietro. Cosa sono?

15 - Cos’è che ti tiene in vita e si vede solo d’inverno?                     (soluzione a fondo pagina)

IL CHIRURGO
Un padre e un figlio stanno dirigendosi verso lo stadio quando la loro automobile  rimane bloccata sulle rotaie della ferrovia.Si sente fischiare un treno in lontananza.Freneticamente il padre cerca di far ripartire la macchina ma, in preda al panico, non riesce a girare la chiave e la macchina viene travolta dal treno.Arriva l'ambulanza e gli infortunati vengono raccolti;durante il tragitto verso l'ospedale il padre muore.Il figlio è ancora vivo ma le sue condizioni sono critiche e richiedono un immediato intervento chirurgico. Appena giunto in ospedale viene trasportato in una sala operatoria d'emergenza e arriva un chirurgo che si aspetta un caso di routine. Alla vista del ragazzo però il chirurgo sbianca in volto e mormora:"Non posso operare questo ragazzo...è mio figlio".
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Come si può spiegare la cosa? Pensateci finché non ci arrivate. 
State pur certi che saprete quando avrete trovato la risposta

A CHI VOLERE PIU' BENE
E' sera, fa freddo e nevica , Gino è nella sua auto, diretto verso casa. Mentre guida nota tre persone sedute alla fermata del tram.
1. Un amico  che lo ha salvato da diverse situazioni scomode a cui deve molto;
2. Elena, la donna che ha sempre sognato alla quale non si è mai dichiarato ;
3. Un uomo anziano, parecchio sofferente che il freddo potrebbe uccidere.

A chi propone un passaggio? L'auto di Gino è omologata per due persone quindi ha solo un posto passeggero e sta percorrendo una strada a senso unico quindi non può tornare indietro se va oltre la fermata.
Cosa può fare ?
a) Grato al suo amico, potrebbe accompagnarlo a casa
b) Portare l'uomo anziano in un posto caldo o se necessario in ospedale, salvandogli la vita
c) Offrire un passaggio a Elena e parlare finalmente con lei, dichiarandole il suo amore.

Qualunque scelta comporterà una perdita… Ma a pensarci bene c'è una soluzione che sistemerebbe tutto. Qual'è?

IL PANETTIERE
Un panettiere si accorge che, per lievitare, l'impasto del suo pane impiega 90 minuti quando egli canta mentre, tutte le volte che parla sottovoce, la stessa lievitazione richiede un'ora e trenta minuti. Perché?

LOGICA E PENSIERO LATERALE. Avete solo sei fiammiferi e senza romperli, dovete formare quattro triangoli equilateri. Come fare?

INDAGINE
Durante un'indagine, un agente segreto si nasconde dietro un muretto ed osserva l'ingresso del covo di una banda di malviventi. Resta lì diverse ore nel tentativo di capire come poter entrare: poi intuisce che c'è una regola che riguarda la parola d'ordine che ciascun bandito pronuncia prima di entrare.
Ne arriva uno, bussa tre volte al portone e dall'interno gli viene detto: "8". Il malvivente risponde: "4". Arriva il secondo, bussa cinque volte e dall'interno gli viene detto: "12", il bandito risponde "6". Arriva un terzo bussa sei volte, gli viene detto "10" e lui risponde "5".
Visto che tutti i malviventi entrano nel rifugio, il poliziotto crede di aver capito come poter entrare: si traveste, bussa due volte, da dentro gli viene detto "16", lui risponde "8" quindi aprono e gli sparano. Perchè?
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Soluzioni ( prossimamente )  :  in fondo alla pagina https://fancel.blogspot.com/p/blog-page_31.html

Indovinelli brevi : soluzioni

1 - Il pettine   2 - L'orma   3 - La fede nuziale 4 - Il fumo5 - Una moneta6 - La strada7 - Un segreto8 - Il francobollo9 - Tutti: nessun animale si leva la coda prima di mangiare!10 - La bara11 - Busta12 - La tavola periodica13 - Il ghiaccio14 - L'ancora15 - Il fiato

CESTINI E CASTAGNE   La risposta corretta è D . Chiamiamo A, B e C i tre cestini. La sequenza di prelevamento è A B C B A B C B A B C B… Notiamo che la sotto sequenza A B C B si ripete sempre uguale. Allora, dopo 5 di queste sotto sequenze avremo in A sei castagne, in B una e in C sei castagne. La mossa successiva: tolgo 1 castagna ad A (ne avrà 5), ne tolgo 1 a B che si vuota, dunque C ha 6 castagne

  I VERTICI

La risposta corretta è C, ossia 3 triangoli . I triangoli hanno 3 vertici e i rettangoli 4. Allora 3 x triangoli + 4 x rettangoli = 17. I triangoli saranno allora (17 - 4 x rettangoli): 3. Se prendiamo 1 rettangolo, 17 - 4 non è divisibile per 3, altrettanto se ne prendiamo 3 o 4. Prendendo 2 rettangoli si ha 17 - 4 x 2 = 9 che diviso per 3 dà 3 .

giovedì 21 settembre 2023

DOCUMENTI RARI - L'AVERLA ASSASSINA - C'è un'etica nella natura?

 

Sembra un innocuo uccellino - 

                                          Sembra una realtà crudele: - L'averla infilza senza pietà le prede sulle spine; accumula "in dispensa" insetti e piccoli mammiferi e cattura persino altri uccelli.
                  Può per questo definirsi feroce? No, la natura ancora una volta suggerisce le strategie di sopravvivenza rendendo questo animale simile alla formica della favola di Esopo.
                  Come lei, mette da parte le scorte in vista dei momenti difficili.
                  Così non si può parlare di "orca assassina" o "vipera killer" perché in natura non esiste il buono e il cattivo, il giusto e l'ingiusto: la morale esiste solo nella testa dell'uomo, e sarebbe interessante andare a vedere come e perché si forma. Ma questa è un'altra storia...


.........................................................  La dispensa dell'averla capirossa è costituita da un ramo con lunghe spine a cui agganciare le vittime. Il comportamento di questo uccello è certo spietato, ma necessario per conservare le risorse alimentari in ambienti in cui la competizione è spesso fortissima.


La dispensa dell'averla. Questo uccello è reso abile predatore dalla forma del becco e dalle robuste zampe con unghie affilate; vittime preferite sono gli insetti ma non disdegna scorpioni e piccoli topi. Le averle negli ultimi decenni si sono assai ridotte in europa, per varie cause non ancora accertate.

L'averla capirossa è così combattiva nel difendere il nido da mettere in fuga animali ben più grandi di lei. Anche quando sorveglia il suo deposito di prede si rivela molto aggressiva e può attaccare persino l'uomo; ma l'averla accumula e conserva le vittime solo quando le condizioni ambientali sono instabili.

sabato 9 settembre 2023

FELICITA' NELL'ERA DEL GLOBALISMO

                  Recandovi con i vostri figli al giardino zoologico, potrete notare negli occhi delle scimmie, se non stanno facendo ginnastica o schiacciando noci, una intensa espressione di tristezza.

                  Ci si può quasi immaginare che sentano che dovrebbero diventare uomini, ma sappiano di non poter scoprire il segreto per diventarlo.Sulla via dell'evoluzione le scimmie si sono smarrite; i loro cugini sono andati avanti ed esse sono rimaste indietro. Qualche cosa che assomiglia molto a quello sforzo e a quell'angoscia sembra essere entrata nell'animo dell'uomo che a noi piace tanto chiamare "civile".

                  Egli sa che vi è, quasi a portata di mano, qualche cosa di migliore di lui, ma non sa dove cercare questa cosa o come trovarla. Disperato si accanisce contro il suo simile, che è altrettanto smarrito e altrettanto infelice.

                  Se non sorpassiamo rapidamente questo stadio dell'evoluzione la maggior parte di noi perirà per via e gli altri si smarriranno in una foresta di dubbi e di paure...

 

 

Suicidio, +37% richieste di aiuto nel primo semestre del 2023 (dati ANSA )

 Che dire di fronte a una femmina di gorilla di 16 anni e oltre 100 chili di peso che esterna alla sua maestra Penny, il suo intimo desiderio di maternità. La carica emotiva di quel dialogo spezzò ogni indifferenza in mezzo mondo, toccando le corde più sensibili della tribù degli umani.

Parliamo con i nostri progenitori




sabato 10 giugno 2023

VIAGGIO SULLA QUEEN MARY

Siccome poi, come sappiamo oggi, lo sbarco fu reso possibile dall'aiuto di noti mafiosi, che non tardarono a diventare i nuovi padroni dell'isola, non stupisce che dietro alle immagini di festa, con lanci di cioccolata e sigarette da parte dei soldati americani, il nostro D-Day nasconda un inquietante lato oscuro

Americani sotto processo. ( sempre da FOCUS )  A denunciare le violenze statunitensi (assai meno numerose di quelle nazifascite) furono gli stessi americani. In particolare il cappellano William King, chiamato il 14 luglio ad Acate da alcuni soldati che gli confidarono di provare vergogna per quello che stava succedendo e che gli mostrarono anche i corpi delle vittime di Compton e West. Nonostante i tentativi di Patton di insabbiare tutto, le voci di queste stragi cominciarono a diffondersi.

«Dalle indagini storiche, dalle inchieste giornalistiche, dai processi della corte marziale americana e da numerose testimonianze emergeranno chiaramente le responsabilità di Compton, West e McCaffrey», racconta Carloni: «l'unico a essere condannato fu però West: si beccò un ergastolo, ma fu poi graziato. Dalle inchieste emerse inoltre che alcuni soldati americani si erano lasciati andare a stupri e saccheggi.»


La mafia raggiunge le leve del potere. A lungo relegate nell'oblio dall'euforia della liberazione dalla dittatura, ben presto iniziarono anche le operazioni per ripagare la mafia per i suoi servigi. Gli americani, in cerca di uomini da sostituire alle autorità fasciste, assegnarono cariche a più di un personaggio "al di sotto di ogni sospetto". Per esempio a don Calogero Vizzini, nominato sindaco di Villalba, o a Vito Genovese, pregiudicato promosso interprete ufficiale dell'Amministrazione alleata nella Sicilia occupata.

«A beneficiare della generosità Usa fu anche Giuseppe Genco Russo, boss che dopo aver avuto un ruolo di primo piano nel coordinamento delle fasi post sbarco fu messo a capo della cittadina di Mussomeli».

«Poi fu la volta di Nicola "Nick" Gentile, a cui fu affidata la gestione del territorio di Agrigento, e di Vincenzo Di Carlo, nominato responsabile dell'Ufficio per la requisizione dei cereali. Gli Alleati fecero cioè un pericoloso passo verso la legittimazione della mafia, che dopo l'Operazione Husky intraprese la sua decisiva escalation.»”



Catturati in grandi quantità sui fronti africani tra 1941 e 1943, e trasferiti nella madrepatria britannica perché ritenuti, a differenza dei tedeschi, non pericolosi per quanto riguardava la sicurezza interna, innocui da un punto di vista politico, incapaci da un punto di vista militare, ma adeguati a rimpiazzare la manodopera autoctona nelle tenute agricole britanniche, gli italiani vissero in Gran Bretagna una cattività che, da un punto vista strettamente materiale, può essere considerata «buona». Furono ben nutriti, ben alloggiati, curati; svolsero un lavoro retribuito e sicuro, ebbero la possibilità di istruirsi e di svagarsi. Ciononostante la prigionia – condizione perdurante che non venne modificata, per volontà dei detentori, neanche dall’armistizio del settembre 1943, dalla successiva cobelligeranza, dalla cooperazione e addirittura dalla fine della guerra – fu devastante da un punto di vista psicologico: disprezzati dalla popolazione – che spesso e volentieri li irrideva chiamandoli «wops», guappi, terroni – e dalle autorità detentrici, utilizzati come manodopera a basso costo a completa discrezione del governo britannico, dimenticati dalle autorità italiane post fasciste, quando non usati come «merce di scambio» per la cobelligeranza o per un trattato di pace meno duro, i soldati furono trattenuti in prigionia fino al 1946 inoltrato, quando cominciarono a rientrare in patria, e si trasformarono in una massa di reduci sconfitti, di cui l’Italia affannata del dopoguerra avrebbe volentieri fatto a meno.

AMMASSATI SULLA QUEEN MARY

            Ho tralasciato di dire qualcosa di indubbiamente importante in questa storia: mio padre era nato nel 1921 e quindi quanti anni aveva nell'inverno del 1942 mentre si trovava nelle trincee sul Don?  A volte mi sembra di parlare di cose del tutto irreali perché non so voi, ma io, alla luce dei miei ormai superati settanta,  a quell'età non avrei resistito tre giorni, questo è poco ma sicuro.     ...

 

    leggi la storia dall'inizio