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COME UN PRISMA CHE MOSTRA L'INTERO SPETTRO DELLA LUCE...

sabato 12 settembre 2026

NOTIZIE POSITIVE 2

Per decenni, gli scienziati hanno creduto che alcuni marcatori chimici dell'invecchiamento,
in particolare l'accumulo di proteine ​​danneggiate dagli zuccheri, note come prodotti finali di glicazione avanzata (AGE), fossero completamente permanenti.Tuttavia, uno studio rivoluzionario pubblicato su Nature Communications ha infranto questo dogma scientifico. I ricercatori di Revel Pharmaceuticals e Calico Life Sciences hanno bioingegnerizzato un nuovo enzima chiamato "CMLase" che agisce come un tosaerba microscopico, tagliando via decenni di danni da glicazione accumulati.
Questo processo spontaneo di "imbrunimento", simile a quello della tostatura del pane, irrigidisce tessuti umani vitali come la pelle, le arterie e il cristallino degli occhi. Analizzando oltre 500 milioni di varianti enzimatiche, il team è riuscito a sviluppare uno strumento "inedito" in natura, capace di ripristinare le proteine ​​danneggiate al loro stato originale e sano.     Le implicazioni di questa dimostrazione di fattibilità sono sbalorditive, in particolare per la scienza e le terapie volte a contrastare l'invecchiamento. Applicata a tessuti umani donati in laboratorio, la CMLase ha ridotto i danni da invecchiamento nelle arterie di un donatore di 75 anni di oltre il 70% in una sola notte e ha ripristinato i tessuti cutanei a livelli chimici tipici di un trentunenne.
Sebbene il trattamento non sia ancora stato testato su organismi viventi, rappresenta un cambio di paradigma, passando dal semplice rallentamento dell'invecchiamento alla riparazione attiva dei danni molecolari già presenti. Questa scoperta pone le basi per future terapie mirate non solo all'invecchiamento estetico, ma anche a gravi malattie legate all'età e alle complicanze croniche del diabete.
fonte:
Trabosh, N., Smith, J., Hsu, M. Y. H., Panja, S., Nagaraj, R., Olsson, N., McAllister, F. E., & Cravens, A. (2026). Reversal of protein chemical aging by enzymatic deglycation. Nature Communications, 17(1), 5926.

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