FANCY 1

COME UN PRISMA CHE MOSTRA L'INTERO SPETTRO DELLA LUCE...

sabato 4 giugno 2022

ARCIPELAGO TOSCANO - ISOLA DI MONTECRISTO


Isola di Montecristo, misteriosa e inespugnabile isola dell'Arcipelago Toscano

 L'Isola di Montecristo, un tempo chiamata Oglasa, è una delle isole più selvagge e inaccessibili del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Per tutelare la natura peculiare dell'isola è Riserva Naturale Statale Integrale con decreto ministeriale del 4 marzo 1971 e Riserva Naturale Biogenetica diplomata dal Consiglio d'Europa dal 1988.

Nel 1899 l'isola divenne una riserva di caccia esclusiva di Vittorio Emanuele III di Savoia, e tale è rimasta fino all'istituzione della Riserva Naturale.

Curiosità: L'isola è stata resa famosa dal celebre romanzo di Alexander Dumas “Il Conte di Montecristo”, che racconta la storia di un leggendario tesoro nascosto proprio a Montecristo nell'Abbazia di San Mamiliano, costruita nel '600 da monaci benedettini.

Montecristo è un piccolo gioiello con una superficie di 10,4 chilometri quadrati prevalentemente composto di granito grigio-rosa e visivamente ha una forma a piramide che dà l'idea di inespugnabilità. Sono presenti pochi sentieri che consentono di raggiungere la cime delle due vette più alte: Monte Fortezza (645 metri) e Cima dei Lecci (563 metri). Le sue coste a picco sul mare non permettono un facile approdo all'isola, infatti l'unico punto accessibile è Cala Maestra, sul versante occidentale.

Le condizioni che hanno impedito un'influenza antropica a Montecristo, hanno favorito il prosperare di molte specie della flora e della fauna un tempo diffuse in tutta l'area dell'Arcipelago. La copertura vegetale è costituita da una bassa macchia mediterranea di arbusteti a prevalenza di erica arborea, rosmarino, cisto, elicriso e maro e costituisce un rifugio importante per gli uccelli migratori.

Per quanto riguarda la fauna, la capra selvatica è sicuramente l'elemento più vistoso, importata probabilmente da antichi navigatori, e che oggi si è perfettamente adattata all'ambiente. È presente inoltre il raro discoglasso sardo, una rana appartenente all'area sardo-corsa.

Montecristo è luogo di passaggio di numerosi uccelli migratori e ospita importanti specie di uccelli marini tra cui il gabbiano corso e la berta minore, le cui colonie sull'isola sono di interesse europeo. Tra i rapaci è possibile scorgere il gheppio, la rara aquila reale e qualche corvo imperiale.

A Montecristo vivono inoltre alcune specie endemiche di rettili tra cui il biacco e la vipera di Montecristo.

Anche l'ambiente marino è molto ricco, sul fondale di Montecristo infatti vi sono praterie di posidonia, anemoni di mare, coralli e fino a circa 40 anni fa l'isola era anche l'habitat naturale per le foche monache, specie ormai molto rara in tutte le acque del mediterraneo.

Montecristo ad oggi è praticamente disabitata, vi soggiornano infatti solo alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato, ma fino al XVI secolo è stata sede di una comunità monastica, di cui oggi rimangono i resti dell'antica abbazia e monastero di San Mamiliano, nella località chiamata il Convento. Ancora visibile è anche la grotta dove si dice che il santo abbia soggiornato. L'unica costruzione attualmente presente sull'isola, dove vi risiede la guardia forestale, è la Villa Reale di Cala Maestra, fatta costruire dal proprietario di allora l'inglese Giorgio Watson-Taylor e oggi sede di un piccolo Museo Naturalistico.

Origine del nome

Secondo una leggenda, l'origine del nome Montecristo sarebbe riconducibile a San Mamiliano, che dopo essere stato fatto prigioniero e schiavo riuscì a fuggire e a rifugiarsi sull'isola dove visse in solitudine e meditazione in una grotta, chiamata infatti Grotta del Santo o Grotta di San Mamiliano e ribattezzando l'isola in “Mons Christi”. La leggenda racconta inoltre la coraggiosa uccisione da parte di Mamiliano, di un terribile drago alato guardiano dell'isola, alla cui morte sarebbe scaturita una sorgente d'acqua purissima. Il culto di San Mamiliano è molto sentito in tutto l'Arcipelago Toscano; a Marina di Campo esiste una chiesa dedicata in cui il 15 settembre di ogni anno si celebra la festa del Santo.

L’Isola di Montecristo è fortemente tutelata, infatti tutto il territorio fa parte della zona di tutela 1, a cui si aggiunge anche lo Scoglio d'Africa o Affrichella, situato a largo dell'isola. Anche la totalità del mare che circonda Montecristo, fino a 1 km dalle sue coste, è inserito nella zona di tutela 1. L’isola è anche nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS). È fatto divieto assoluto di balneazione, oltre al prelievo di qualsiasi materiale vegetale e di interesse geologico.


 

 












 

 

 

 

 

 

 Dal 2019 le visite sull’isola sono consentite a 2000 persone l’anno e sono rese possibili grazie all’accordo tra il Parco Nazionale e il Comando Carabinieri per la tutela della biodiversità dei Parchi (Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica). Dal 16 aprile al 14 maggio, per motivi di tutela dell’avifauna, la fruizione dell’isola è interdetta. Le visite sono possibili solo con guida autorizzata. Visite guidate a Montecristo »  -

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

 

lunedì 30 maggio 2022

ISOLA DEL GIGLIO

LE PERLE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO

 

Incursioni dei "barbareschi" al Giglio

Nel 1558 l'Isola del Giglio fu venduta a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. e passava così al Granducato di Toscana. Una data importante per i Gigliesi, perché soltanto da allora l'isola ebbe la protezione di una guarnigione stabile contro le frequenti incursioni dei "barbaereschi", la più memorabile delle quali era avvenuta nel 1544 ad opera di Khayr al-Din, detto Barbarossa, il quale, dopo avere devastato le mura allora esistenti (probabilmente pisane) e saccheggiato l'Isola, aveva portato con sé prigionieri circa 700 uomini. Si racconta che tra i 632 deportati c'era Rosa Pannilini che diverrà favorita di Solimano I, al quale darà un figlio. La strage e la deportazione erano stati tali che l'Isola dovette essere ripopolata. E a ripopolarla furono per lo più i senesi, il cui nomi inconfondibili si distinguono anche oggi numerosi soprattutto al Castello, dove continua a vivere in maggioranza la stirpe originaria. 

 La presenza di una guarnigione salvò i Gigliesi da tante incursioni minori, ma la popolazione dovette sostenere ancora svariate battaglie e soffrire tanti lutti prima che fosse posta la parola fine alle imprese piratesche: parola che fu pronunciata solo il giorno 18 novembre 1799, quando circa duemila tunisini assaltarono il Castello.

Erano sbarcati al Campese senza incontrare resistenza. Gli uomini di guarnigione alla Torre del Campese, impressionati dalle grosse navi armate e dal gran numero di predoni, furono sopraffatti dalla paura e non si opposero come avrebbero dovuto per evitare una battagliai che avevano considerato perdente. Visto il comportamento della guarnigione, quei duemila iniziarono spavaldi la salita per raggiungere il Castello, certi che la popolazione per ottenere clemenza, si sarebbe messa alla loro mercé.
Non fu così. I Gigliesi, tutti anche i vecchi, le donne e i bambini, erano determinati al combattere fino all'ultimo. I Tunisini, che si erano preparati ad una facile preda quando si resero conto delle difese apprestate furono sopresi. Tentarono un primo assalto, ma furono respinti. D'un tratto, così racconta la tradizione, avvenne un prodigio. I Gigliesi memori che il santo Patrono, San Mamiliano, già nel 1452 aveva infuso nei loro antenati la forza di respingere i Turchi, invocarono di nuovo il Santo portandone la statua in processione per le vie del paese. E sarebbe stato un paese distrutto e devastato se tanto improvvisamente quanto inaspettatamente non si fosse levato un vento di rara forza, che costrinse gli assedianti a tornare sulle loro navi che rischiavano di essere travolte.

San Mamiliano è tuttora il prottetore di tutta l'Isola del Giglio e viene festeggiato ogni anno il 15 settembre. Nella Chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello viene custodito l'ulna del braccio destro di San Mamiliano e qualche reperto abbandonato dai pirati durante l'ultimo attacco.

 Fu certamente abitata in epoche remote, come dimostrano infatti alcune punte di frecce trovate nell'isola e risalenti al periodo eneolitico. Anche gli etruschi ed i romani frequentarono l'isola ed alcuni documenti dell'epoca testimoniano che fu di proprietà della famiglia dei Domizi Enobarbi.

 

FAQ

 
  1. Cala dell'Arenella. ...
  2. Spiaggia delle Cannelle. ...
  3. Spiaggia di Campese. ...
  4. Cala delle Caldane. ...
  5. Cala degli Alberi.

 

Una settimana. In questo caso, il tempo che avete a disposizione è sufficiente per scoprire l'isola dei Giglio in tutte le sue sfumature: spiagge, sport, relax, tradizioni, calette meno conosciute, storia, natura. C'è davvero solo l'imbarazzo della scelta e potete personalizzare l'itinerario come più vi piace.
 
Sull'isola è presente un servizio di autobus che collega regolarment i tre paesi. Ci sono i servizi taxi ncc , noleggi di auto, scooter e bici e in alternativa si può anche muoversi via mare noleggiando una barca o con il servizio taxi-boat.
 
 
 
 
I mesi migliori per il bel tempo a Isola del Giglio sono Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre e Novembre. In media, i mesi più caldi sono Luglio e Agosto. I mesi più freddi sono Gennaio e Febbraio.
 
 
1 ora
Il traghetto impiega appena 1 ora per arrivare da Porto Santo Stefano a Giglio Porto. Una durata davvero minima che rende l'isola del Giglio un'ottima destinazione anche per una piccola escursione di un giorno.
 
 
All'Isola del Giglio ci sono ancora tantissimi altri bar che restano aperti fino a tarda notte e propongono musica dal vivo.
...
Cannelle Bach Isola del Giglio
  • Chiringuito Bar – Giglio Campese Via della Torre, 18.
  • Lo Scoglio On The Beach – Giglio Campese Via di Mezzo Franco.
  • Tukul Beach Bar – Giglio Campese Via di Campese.























 

sabato 28 maggio 2022

ARCIPELAGO TOSCANO - GORGONA

 

UN GIOIELLO DEL MARE TOSCANO

           E' vero che le isole si assomigliano un po' tutte ma questi due chilometri e duecento metri quadrati che chiudono a Nord l'arco dell'arcipelago toscano hanno una storia tutta diversa da raccontare

            Intanto l'origine. Gorgona è caratterizzata dalla presenza di scisti cristallini del tipo di quelli alpini. Non è quindi parente del territorio livornese né della vicina Capraia. I suoi legami possono essere semmai ritrovati con Capo Còrso e la Liguria di ponente. E' un pezzo dell'antica catena di montagne della Tirrenide, relitto di subcontinente in cui le Alpi occidentali erano in continuità con la zona delle Baleari e dove avvenne il primo distacco della catena alpina e si aprì il mare di Sardegna.

            Circa 20 milioni di anni fa, nel momento di massimo sollevamento, le rocce di Gorgona si trovarono nelle condizioni di temperatura e pressione molto diverse da quelle in cui erano sedimentate. Bisogna arrivare fra dieci e sette milioni di anni fa per assistere all'apertura del mar Tirreno fra Corsica, Sardegna e costa toscana e quindi alla nascita dell'isola.

            Le prime presenze documentate sono del IV secolo dopo Cristo, è quindi recente il suo legame con il genere umano. Duecento metri di strapiombo sulla costa occidentale, cento e più metri in quella settentrionale e cinquanta metri sui lati meridionale e orientale hanno senz'altro contribuito a mantenere a lungo vergine quest'isola che si concede un'unica apertura nella cala alle spalle del piccolo porto.

            Attorno a questa zona si è sempre svolta la vita degli abitanti. I terrazzamenti, gli ulivi inselvatichiti, le poche aree piane sbarrate da un sistema di muri per non disperdere l'acqua. Le pecore che pascolano sullo spiazzo verde detto Cimitero degli Arabi ( quì gli arabi, sinonimo di pirati,  non sono mai mancati, a partire dall'ottavo secolo ) e la sagoma della Torre Vecchia, fortezza pisana del 1200 che domina la valle, finiscono per raccontare il resto.














 Per garantire la propria diversità e incolumità sbarcarono quì, nel quarto secolo, quei cristiani di cui parla Rutilio Numanziano in un brano del 416.A loro si unirono poi altre famiglie in cerca di rifugio dai barbari. Il rigore e la spiritualità dei religiosi sembrano essere insidiati da questa convivenza tanto che nel 591 San Gregorio Magno invia un commissario apostolico per riformare i costumi. Cosa sta succedendo a Gorgona ? L'isolamento ha forse creato situazioni irregolari, non ortodosse, scabrose? Uno studioso come Silio Scalfati - docente universitario che ha ordinato l'archivio della Certosa di Calci, dove sono conservati i più importanti documenti dell'isola - accredita un'ipotesi meno piccante ma più convincente. C'è da tenere presente che la politica di Gregorio tendeva a favorire le comunità monastiche dotate di un abate eletto regolarmente, mentre gorgona aveva un capo carismatico. Fatto sta che da allora Gorgona diventa un centro di rigore religioso ma anche un luogo di correzione per ecclesiastici un po' intemperanti, colpevoli di infrazioni al loro ministero, o rifugio di gente perseguitata. L'alto medioeva scopre per l'isola la vocazione di reclusorio, vocazione che sarà poi ripresa nel 1860.






Il Comune di Livorno l'Ente Parco nazionale Arcipelago Toscano e il PRAP Toscana, Direzione Carcere di Livorno, hanno firmato il 9/3/2016 un Protocollo d’Intesa relativo alla fruizione turistico naturalistica dell'isola carcere di Gorgona. L'accordo segue e completa quello già sottoscritto tre anni fa (per info: www.turismo.comune.livorno.it ). Firmatari del Protocollo sono, oltre al sindaco Filippo Nogarin, Giampiero Sammuri (Presidente Ente Nazionale Arcipelago Toscano) e Santina Savoc (Direttrice Casa Circondariale di Livorno).  Presenti anche l’assessore al turismo Nicola Perullo, che ha seguito tutto il percorso per arrivare al Protocollo, e il consigliere dell'Ente Parco Stefano Feri.
Nel 2013 e nel 2014 i bandi di gara indetti per l'individuazione del vettore unico hanno dato esito infruttuoso, motivo che ha spinto l'Amministrazione comunale a garantire un contributo economico di 10mila euro al vettore aggiudicatario della gara in cambio di un servizio di trasporto a tariffa agevolata da e per l'isola per personale e familiari dell'amministrazione penitenziaria, detenuti e residenti.
Per il 2015 è stato affidato a Toscana Mini Crociere srl ed è grazie ad esso che, a partire dai prossimi giorni, entrerà a regime la fruizione regolare dell'isola di Gorgona. La gestione delle prenotazione sarà dell'Ufficio Informazioni Turistiche comunale.
Il protocollo firmato  elenca nel dettaglio le limitazioni che regolano le visite: accesso per 75 turisti adulti (oltre i 12 anni) per un massimo di 4 giornate la settimana, oltre le quali potranno avere accesso solo visite di educazione calendarizzate nel periodo scolastico, per le quali non è richiesto il pagamento del ticket; pagamento di un biglietto d'ingresso di 6 euro al Parco Nazionale (a esclusione di bambini sotto i 12 anni, portatori di handicap, guide, scolaresche, docenti e residenti), divieto di balneazione, modalità di pranzo (al sacco e con ritiro in barca dei rifiuti), escursioni su percorsi aperti con guide esperte messe a disposizione dal parco.

NUOVE MODALITA' - 2019 - Trekking guidato

La visita comprende un percorso medio-facile di circa 7 km sulla particolarissima isola carcere di Gorgona, la più piccola e settentrionale isola del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, durante il quale visiteremo il centro abitato, la villa romana, proseguendo verso punta Patarella con l'affaccio sulla bellissima Cala Maestra, proseguiremo lungo il sentiero in pineta che ci condurrà all'antico maniero del XIII sec denominato Torre Vecchia, fino a raggiugere Punta Gorgona e rientro a Cala dello Scalo per un bagno. Partenza ore 8,15 dal porto di Livorno davanti al monumento dei 4 Mori. Imbarco alle ore 7,45. Costo complessivo adulti che comprende traghetto A/R, tasse di sbarco, ticket parco e costo guida è di 58€ per gli adulti e 32€ per i minori dai 4 ai 12 anni, sotto ai 4 anni gratuito. La prenotazione obbligatoria va effettuata telefonicamente, via WhatsApp al 340 4920588 (Mariella) o per email (info@maremmainbici.it) dove vi verranno forniti altri dettagli. Numero posti è limitato a 25 persone. Sarete accompagnati da una guida ambientale escursionistica abilitata con patentino di guida turistica e di guida Parco dell' Arcipelago Toscano.
Ricordiamo a tutti coloro che prenotano la visita all’Isola di Gorgona, che l’isola stessa è un carcere e che i controlli a cui vengono sottoposti i dati anagrafici dei partecipanti sono effettuati dalla polizia Penitenziaria allo scopo di evidenziare le persone che hanno carichi pendenti NON saranno autorizzate allo sbarco. Inoltre non è consentito l'uso di cellulari, videocamere e macchine fotografiche che verranno ritirati prima dello sbarco. Il rientro a Livorno è previsto tra le 18,15 e le 18,30.
Stupenda immagine di Gorgona dalla costa

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

domenica 20 marzo 2022

SINARCHIA ( 4 )

 Terzo fatto curioso : Nei possedimenti della Shugborough Hall nello Staffordshire UK, tra il 1761 e il 1767 venne eretto un grande bassorilievo marmoreo riproducente come in uno specchio il suddetto quadro di Poussin recante un acrostico non ancora decifrato. Cosa significano codesti enigmatici richiami? E perché in particolare, fu il soggetto pittorico legato al tema " Et in Arcadia Ego " ( già trattato dal Guercino ) a sollecitare le due diverse trascrizioni ?  Ora, che Poussin debba considerarsi a tutti gli effetti tra gli artisti " iniziati " è una cosa che qualsiasi cultore di esoterismo, appena degno di cotanta qualifica sa o dovrebbe sapere, non fosse altro che per il richiamarsi dello stesso Poussin alla teoria armonica dello Zarlino, nutrita di spiriti neoplatonici e alle discipline degli antichi modi greci.

          E' però sorprendente che il suo nome balzi fuori a proposito di una vicenda che avrebbe per scopo la restaurazione della dinastia merovingia.  Già, perché di ciò si tratterebbe e in virtù del fatto che proprio in quella schiatta scorrerebbe il sangue di Gesù e perciò un sovrano appartenente a tale discendenza sarebbe realmente un Dio in terra, un unto del Signore.

         Come entrerebbe in ciò il fantomatico Priorato di Sion? In un modo semplicissimo. Esso sarebbe stato a suo tempo il motore primo che avrebbe promosso la costituzione dell'Ordine del Tempio ed essendone il cuore, il vertice segreto, sarebbe scampato alle persecuzioni, trasmettendo il segreto ad una serie incredibile di personaggi che avrebbero governato il Priorato nel corso dei secoli:- Da Renato d'Angiò a Leonardo da Vinci; da Ferrante I Gonzaga  all'ermetista Robert Fludd, rosacroce; da Isac Newton a Carlo di Lorena; da Victor Hugo a Claude Debussy e Jean Cocteau.   Difficile districarsi in un guazzabuglio del genere, giacché vi si mischiano supposizioni magari verosimili a ipotesi che appaiono più che improbabili.

Lamento sul Cristo morto - Nicolas Poussin

        Ammesso che vi sia stata una cerchia interiore o esoterica al''interno dell'Ordine del Tempio, è da dimostrarsi che la sua sopravvivenza sia stata garantita nel modo indicato da Lincoln e collaboratori, piuttosto che nell'ambito di altri ordini cavallereschi o delle corporazioni di mestieri. Inoltre, anche accetando come vera l'opinabilissima ipotesi che Cristo sia sopravvissuto al martirio della croce, la narrazione di un suo approdo a Marsiglia in compagnia della sposa Maria Maddalena, appare altrettanto poco verosimile, quanto la tesi dei mormoni che vorrebbero dimostrare un viaggio e soggiorno in terra americana di Gesù risorto, a scopo predicatorio.     Caso mai, aggiungiamo da parte nostra, se di eventuale sopravvivenza del Messia si dovesse parlare, appaiono più plausibili i racconti che lo vorrebbero emigrato in oriente, come lascerebbero intendere talune antiche leggende circolanti in Afghanistan e Pakistan.  Non si dimentichi infine che  gran parte delle tesi contenute nel Santo Graal si appoggiano a documenti moderni e in cui gli autori sono stati fatti inciampare a bella posta, come essi stessi sembrano riconoscere in più di un'occasione.

        Sarebbe perciò facile dedurre che tutto il baccano che si sta facendo attorno al Priorato di Sion nascesse da una gigantesca mistificazione, o addirittura da un doppio gioco degli autori dell'opera citata, i quali si sarebbero finti indagatori un po' sprovveduti, ma senza preconcetti, mentre in realtà sarebbero stati i primi esecutori di chissà quale sottile piano metapolitico anzi, "paramonarchico" se ci è consentito il neologismo. Sia ben chiaro, su questa terra può accadere di tutto, ma che non si tratti di una semplicistica e totale mistificazione è provato da alcuni indizi; e che appaia poco verosimile la partecipazione di Lincoln, Baigent e Leigh a una congiura reazionaria nel senso pieno del temine è dimostrato dalla mancanza di sottigliezza delle loro argomentazioni.  Una tesi che avesse avuto un implicito secondo fine sarebbe stata sviluppata con maggiore accortezza, dobbiamo convenire. E allora? Allora non rimane che riconoscere che qualcosa di vero c'é nelle vicende del Priorato di Sion, ma è certo che la stragrande maggioranza di libri e opuscoli che hanno consentito lo sviluppo dell'ipotesi dei tre ricercatori anglosassoni ( libri e opuscoli spesso in edizione privata, ma regolarmente depositati nelle biblioteche e negli archivi pubblici perché venissero rintracciati ) erano stati redatti per depistare, anziché agevolare il loro lavoro.--continua...

 .leggi precedente