FANCY 1

COME UN PRISMA CHE MOSTRA L'INTERO SPETTRO DELLA LUCE...

domenica 5 giugno 2022

GIANNUTRI

 

Giannutri è un'isola affascinante e speciale.




 Fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, è grande appena 500 metri in larghezza e 5 chilometri in lunghezza, in inverno è abitata da circa una ventina di persone che si godono la vita solitaria in questo piccolo paradiso. Non ci sono automobili ne strade asfaltate, ci si muove solo a piedi.

 

Area: 2,6 km²
Abitanti: 27 (2011)

Altitudine massima: 88 m s.l.m.
Centro principale: Spalmatoio-Ischiaiola
Classificazione geologica: isola calcareo-dolomitica, Formazione di Monte Argentario, Triassico

Cosa fare a Giannutri? A Giannutri il fascino della natura prende il sopravvento: la bellezza dei suoi fondali ricchi di biodiversità e il mare cristallino ne fanno un paradiso per gli amanti della subacquea e dello snorkeling, vi suggeriamo di noleggiare una barca per godere pienamente questo mare merviglioso. Gli appassionati del trekking invece potranno camminare su percorsi che attraversano distese di fitta macchia mediterranea, resti di epoca romana e scenari naturali incantevoli fino a raggiungere Monte Mario e Poggio di Capel Rosso, quest’ultimo è il punto più alto dell’isola (88 mt sul livello del mare) da cui si gode un panorama strepitoso. L'isola offre notevoli spunti di interesse anche per la pratica del birdwatching.






La costa è rocciosa con ripide scogliere, grotte marine e due piccole spiagge di ghiaia: Cala Maestra e Cala Spalmatoio che sono anche gli unici due punti di approdo. Non ci sono spiagge di sabbia, per chi non è pratico quindi sono consigliabili le scarpe da mare. Non ci sono stabilimenti balneari, qui la natura la fa da padrona.

Altra attrattiva dell'isola sono i resti di una sontuosa villa romana edificata tra il I e il II secolo d.C. dalla famiglia dei Domizi Enobarbi a cui apparteneva l'imperatore Nerone.

Sull'isola di Giannutri non ci sono hotel, tuttavia per pernottare o cercare un alloggio potete consultare la pagina Dormire a Giannutri dove troverete tutte le informazioni.
Nella piazzetta di Cala Spalmatolo è presente un negozio di generi alimentari e un bar con toilette pubblica che potrete contattare al numero 333 1062207.

I traghetti per Giannutri si prendono a Porto Santo Stefano, la traversata dura circa un'ora in condizioni di mare calmo, per informazioni sugli orari contattate la compagnia di navigazione Maregiglio tel: 0564 812920. In alternativa potrete raggiungere l'isola di Giannutri con le imbarcazioni (le trovate al porto di Porto Santo Stefano) che effettuano il servizio di taxi boat. Inoltre visto che non è possibile portare l'auto sull'isola (non ci sono strade asfaltate) vi suggeriamo di lasciarla a Porto Santo Stefano nei parcheggi a lunga sosta con tariffa giornaliera.

Per visitare l'isola a piedi, ricordate che si tratta di un'area naturale protetta, vi consigliamo di leggere la sezione www.tuttomaremma.com/giannutriitinerari.htm dove troverete informazioni e suggerimenti e comunque contattate l'ufficio del Parco tel. 0565 908231 e-mail info@parcoarcipelago.info, oppure la Pro Loco dell'isola del Giglio tel. 0564 809400.

mappa di Giannutri

Come potete vedere dalla mappa, anche alcune aree di mare sono soggette a limitazioni (sulla zona 1 c'è il divieto di accesso, pesca, immersioni, sosta e ancoraggio, mentre nella zona 2 c'è il divieto di pesca che è regolamentata dall'Ente Parco). Ricordiamo tuttavia che per la zonazione a mare, la mappa riportata è approssimativa, l’unica carta ufficiale è quella che istituisce il Parco Nazionale Arcipelago Toscano. 

 

 





Come raggiungere l'Isola di Giannutri?

Per raggiungere l'isola di Giannutri si prende il traghetto a Porto Santo Stefano, l'imbarco si trova in Piazzale Candi nel Porto del Valle a circa duecento metri dall'entrata del paese. Potrete scegliere tra il collegamento di linea tradizionale con i traghetti della compagnia di navigazione Maregiglio tel. +39 0564 812920, oppure potrete utilizzare i servizi taxi boat per Giannutri che vengono effettuati dalle società di Porto Santo Stefano che noleggiano gommoni e barche, scoprili quì: www.tuttomaremma.com/portosantostefanonautica.htm.
Sull'isola di Giannutri non è possibile portare l'auto, è un'isola senza strade asfaltate dove ci si sposta a piedi, vi suggeriamo quindi di lasciare l'auto a Porto Santo Stefano nei parcheggi a lunga sosta con tariffa giornaliera.

A che ore partono i traghetti per Giannutri?




Nella stagione estiva le corse dei traghetti vengono effettuate tutti i giorni, una volta al giorno, il traghetto parte la mattina da Porto Santo Stefano e ritorna nel tardo pomeriggio, per gli orari esatti vi consigliamo di contattare la compagnia di navigazione Maregiglio tel. +39 0564 812920. Nelle altre stagioni dell'anno i collegamenti vengono ridotti.

Quanto dura la traversata per Giannutri?

La durata della traversata è di circa 60 minuti con mare calmo. 

 

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sabato 4 giugno 2022

ARCIPELAGO TOSCANO - ISOLA DI MONTECRISTO


Isola di Montecristo, misteriosa e inespugnabile isola dell'Arcipelago Toscano

 L'Isola di Montecristo, un tempo chiamata Oglasa, è una delle isole più selvagge e inaccessibili del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Per tutelare la natura peculiare dell'isola è Riserva Naturale Statale Integrale con decreto ministeriale del 4 marzo 1971 e Riserva Naturale Biogenetica diplomata dal Consiglio d'Europa dal 1988.

Nel 1899 l'isola divenne una riserva di caccia esclusiva di Vittorio Emanuele III di Savoia, e tale è rimasta fino all'istituzione della Riserva Naturale.

Curiosità: L'isola è stata resa famosa dal celebre romanzo di Alexander Dumas “Il Conte di Montecristo”, che racconta la storia di un leggendario tesoro nascosto proprio a Montecristo nell'Abbazia di San Mamiliano, costruita nel '600 da monaci benedettini.

Montecristo è un piccolo gioiello con una superficie di 10,4 chilometri quadrati prevalentemente composto di granito grigio-rosa e visivamente ha una forma a piramide che dà l'idea di inespugnabilità. Sono presenti pochi sentieri che consentono di raggiungere la cime delle due vette più alte: Monte Fortezza (645 metri) e Cima dei Lecci (563 metri). Le sue coste a picco sul mare non permettono un facile approdo all'isola, infatti l'unico punto accessibile è Cala Maestra, sul versante occidentale.

Le condizioni che hanno impedito un'influenza antropica a Montecristo, hanno favorito il prosperare di molte specie della flora e della fauna un tempo diffuse in tutta l'area dell'Arcipelago. La copertura vegetale è costituita da una bassa macchia mediterranea di arbusteti a prevalenza di erica arborea, rosmarino, cisto, elicriso e maro e costituisce un rifugio importante per gli uccelli migratori.

Per quanto riguarda la fauna, la capra selvatica è sicuramente l'elemento più vistoso, importata probabilmente da antichi navigatori, e che oggi si è perfettamente adattata all'ambiente. È presente inoltre il raro discoglasso sardo, una rana appartenente all'area sardo-corsa.

Montecristo è luogo di passaggio di numerosi uccelli migratori e ospita importanti specie di uccelli marini tra cui il gabbiano corso e la berta minore, le cui colonie sull'isola sono di interesse europeo. Tra i rapaci è possibile scorgere il gheppio, la rara aquila reale e qualche corvo imperiale.

A Montecristo vivono inoltre alcune specie endemiche di rettili tra cui il biacco e la vipera di Montecristo.

Anche l'ambiente marino è molto ricco, sul fondale di Montecristo infatti vi sono praterie di posidonia, anemoni di mare, coralli e fino a circa 40 anni fa l'isola era anche l'habitat naturale per le foche monache, specie ormai molto rara in tutte le acque del mediterraneo.

Montecristo ad oggi è praticamente disabitata, vi soggiornano infatti solo alcuni agenti del Corpo Forestale dello Stato, ma fino al XVI secolo è stata sede di una comunità monastica, di cui oggi rimangono i resti dell'antica abbazia e monastero di San Mamiliano, nella località chiamata il Convento. Ancora visibile è anche la grotta dove si dice che il santo abbia soggiornato. L'unica costruzione attualmente presente sull'isola, dove vi risiede la guardia forestale, è la Villa Reale di Cala Maestra, fatta costruire dal proprietario di allora l'inglese Giorgio Watson-Taylor e oggi sede di un piccolo Museo Naturalistico.

Origine del nome

Secondo una leggenda, l'origine del nome Montecristo sarebbe riconducibile a San Mamiliano, che dopo essere stato fatto prigioniero e schiavo riuscì a fuggire e a rifugiarsi sull'isola dove visse in solitudine e meditazione in una grotta, chiamata infatti Grotta del Santo o Grotta di San Mamiliano e ribattezzando l'isola in “Mons Christi”. La leggenda racconta inoltre la coraggiosa uccisione da parte di Mamiliano, di un terribile drago alato guardiano dell'isola, alla cui morte sarebbe scaturita una sorgente d'acqua purissima. Il culto di San Mamiliano è molto sentito in tutto l'Arcipelago Toscano; a Marina di Campo esiste una chiesa dedicata in cui il 15 settembre di ogni anno si celebra la festa del Santo.

L’Isola di Montecristo è fortemente tutelata, infatti tutto il territorio fa parte della zona di tutela 1, a cui si aggiunge anche lo Scoglio d'Africa o Affrichella, situato a largo dell'isola. Anche la totalità del mare che circonda Montecristo, fino a 1 km dalle sue coste, è inserito nella zona di tutela 1. L’isola è anche nell’elenco delle Zone di Protezione Speciale (ZPS). È fatto divieto assoluto di balneazione, oltre al prelievo di qualsiasi materiale vegetale e di interesse geologico.


 

 












 

 

 

 

 

 

 Dal 2019 le visite sull’isola sono consentite a 2000 persone l’anno e sono rese possibili grazie all’accordo tra il Parco Nazionale e il Comando Carabinieri per la tutela della biodiversità dei Parchi (Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica). Dal 16 aprile al 14 maggio, per motivi di tutela dell’avifauna, la fruizione dell’isola è interdetta. Le visite sono possibili solo con guida autorizzata. Visite guidate a Montecristo »  -

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lunedì 30 maggio 2022

ISOLA DEL GIGLIO

LE PERLE DELL'ARCIPELAGO TOSCANO

 

Incursioni dei "barbareschi" al Giglio

Nel 1558 l'Isola del Giglio fu venduta a Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I. e passava così al Granducato di Toscana. Una data importante per i Gigliesi, perché soltanto da allora l'isola ebbe la protezione di una guarnigione stabile contro le frequenti incursioni dei "barbaereschi", la più memorabile delle quali era avvenuta nel 1544 ad opera di Khayr al-Din, detto Barbarossa, il quale, dopo avere devastato le mura allora esistenti (probabilmente pisane) e saccheggiato l'Isola, aveva portato con sé prigionieri circa 700 uomini. Si racconta che tra i 632 deportati c'era Rosa Pannilini che diverrà favorita di Solimano I, al quale darà un figlio. La strage e la deportazione erano stati tali che l'Isola dovette essere ripopolata. E a ripopolarla furono per lo più i senesi, il cui nomi inconfondibili si distinguono anche oggi numerosi soprattutto al Castello, dove continua a vivere in maggioranza la stirpe originaria. 

 La presenza di una guarnigione salvò i Gigliesi da tante incursioni minori, ma la popolazione dovette sostenere ancora svariate battaglie e soffrire tanti lutti prima che fosse posta la parola fine alle imprese piratesche: parola che fu pronunciata solo il giorno 18 novembre 1799, quando circa duemila tunisini assaltarono il Castello.

Erano sbarcati al Campese senza incontrare resistenza. Gli uomini di guarnigione alla Torre del Campese, impressionati dalle grosse navi armate e dal gran numero di predoni, furono sopraffatti dalla paura e non si opposero come avrebbero dovuto per evitare una battagliai che avevano considerato perdente. Visto il comportamento della guarnigione, quei duemila iniziarono spavaldi la salita per raggiungere il Castello, certi che la popolazione per ottenere clemenza, si sarebbe messa alla loro mercé.
Non fu così. I Gigliesi, tutti anche i vecchi, le donne e i bambini, erano determinati al combattere fino all'ultimo. I Tunisini, che si erano preparati ad una facile preda quando si resero conto delle difese apprestate furono sopresi. Tentarono un primo assalto, ma furono respinti. D'un tratto, così racconta la tradizione, avvenne un prodigio. I Gigliesi memori che il santo Patrono, San Mamiliano, già nel 1452 aveva infuso nei loro antenati la forza di respingere i Turchi, invocarono di nuovo il Santo portandone la statua in processione per le vie del paese. E sarebbe stato un paese distrutto e devastato se tanto improvvisamente quanto inaspettatamente non si fosse levato un vento di rara forza, che costrinse gli assedianti a tornare sulle loro navi che rischiavano di essere travolte.

San Mamiliano è tuttora il prottetore di tutta l'Isola del Giglio e viene festeggiato ogni anno il 15 settembre. Nella Chiesa di San Pietro Apostolo a Giglio Castello viene custodito l'ulna del braccio destro di San Mamiliano e qualche reperto abbandonato dai pirati durante l'ultimo attacco.

 Fu certamente abitata in epoche remote, come dimostrano infatti alcune punte di frecce trovate nell'isola e risalenti al periodo eneolitico. Anche gli etruschi ed i romani frequentarono l'isola ed alcuni documenti dell'epoca testimoniano che fu di proprietà della famiglia dei Domizi Enobarbi.

 

FAQ

 
  1. Cala dell'Arenella. ...
  2. Spiaggia delle Cannelle. ...
  3. Spiaggia di Campese. ...
  4. Cala delle Caldane. ...
  5. Cala degli Alberi.

 

Una settimana. In questo caso, il tempo che avete a disposizione è sufficiente per scoprire l'isola dei Giglio in tutte le sue sfumature: spiagge, sport, relax, tradizioni, calette meno conosciute, storia, natura. C'è davvero solo l'imbarazzo della scelta e potete personalizzare l'itinerario come più vi piace.
 
Sull'isola è presente un servizio di autobus che collega regolarment i tre paesi. Ci sono i servizi taxi ncc , noleggi di auto, scooter e bici e in alternativa si può anche muoversi via mare noleggiando una barca o con il servizio taxi-boat.
 
 
 
 
I mesi migliori per il bel tempo a Isola del Giglio sono Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre e Novembre. In media, i mesi più caldi sono Luglio e Agosto. I mesi più freddi sono Gennaio e Febbraio.
 
 
1 ora
Il traghetto impiega appena 1 ora per arrivare da Porto Santo Stefano a Giglio Porto. Una durata davvero minima che rende l'isola del Giglio un'ottima destinazione anche per una piccola escursione di un giorno.
 
 
All'Isola del Giglio ci sono ancora tantissimi altri bar che restano aperti fino a tarda notte e propongono musica dal vivo.
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Cannelle Bach Isola del Giglio
  • Chiringuito Bar – Giglio Campese Via della Torre, 18.
  • Lo Scoglio On The Beach – Giglio Campese Via di Mezzo Franco.
  • Tukul Beach Bar – Giglio Campese Via di Campese.























 

sabato 28 maggio 2022

ARCIPELAGO TOSCANO - GORGONA

 

UN GIOIELLO DEL MARE TOSCANO

           E' vero che le isole si assomigliano un po' tutte ma questi due chilometri e duecento metri quadrati che chiudono a Nord l'arco dell'arcipelago toscano hanno una storia tutta diversa da raccontare

            Intanto l'origine. Gorgona è caratterizzata dalla presenza di scisti cristallini del tipo di quelli alpini. Non è quindi parente del territorio livornese né della vicina Capraia. I suoi legami possono essere semmai ritrovati con Capo Còrso e la Liguria di ponente. E' un pezzo dell'antica catena di montagne della Tirrenide, relitto di subcontinente in cui le Alpi occidentali erano in continuità con la zona delle Baleari e dove avvenne il primo distacco della catena alpina e si aprì il mare di Sardegna.

            Circa 20 milioni di anni fa, nel momento di massimo sollevamento, le rocce di Gorgona si trovarono nelle condizioni di temperatura e pressione molto diverse da quelle in cui erano sedimentate. Bisogna arrivare fra dieci e sette milioni di anni fa per assistere all'apertura del mar Tirreno fra Corsica, Sardegna e costa toscana e quindi alla nascita dell'isola.

            Le prime presenze documentate sono del IV secolo dopo Cristo, è quindi recente il suo legame con il genere umano. Duecento metri di strapiombo sulla costa occidentale, cento e più metri in quella settentrionale e cinquanta metri sui lati meridionale e orientale hanno senz'altro contribuito a mantenere a lungo vergine quest'isola che si concede un'unica apertura nella cala alle spalle del piccolo porto.

            Attorno a questa zona si è sempre svolta la vita degli abitanti. I terrazzamenti, gli ulivi inselvatichiti, le poche aree piane sbarrate da un sistema di muri per non disperdere l'acqua. Le pecore che pascolano sullo spiazzo verde detto Cimitero degli Arabi ( quì gli arabi, sinonimo di pirati,  non sono mai mancati, a partire dall'ottavo secolo ) e la sagoma della Torre Vecchia, fortezza pisana del 1200 che domina la valle, finiscono per raccontare il resto.














 Per garantire la propria diversità e incolumità sbarcarono quì, nel quarto secolo, quei cristiani di cui parla Rutilio Numanziano in un brano del 416.A loro si unirono poi altre famiglie in cerca di rifugio dai barbari. Il rigore e la spiritualità dei religiosi sembrano essere insidiati da questa convivenza tanto che nel 591 San Gregorio Magno invia un commissario apostolico per riformare i costumi. Cosa sta succedendo a Gorgona ? L'isolamento ha forse creato situazioni irregolari, non ortodosse, scabrose? Uno studioso come Silio Scalfati - docente universitario che ha ordinato l'archivio della Certosa di Calci, dove sono conservati i più importanti documenti dell'isola - accredita un'ipotesi meno piccante ma più convincente. C'è da tenere presente che la politica di Gregorio tendeva a favorire le comunità monastiche dotate di un abate eletto regolarmente, mentre gorgona aveva un capo carismatico. Fatto sta che da allora Gorgona diventa un centro di rigore religioso ma anche un luogo di correzione per ecclesiastici un po' intemperanti, colpevoli di infrazioni al loro ministero, o rifugio di gente perseguitata. L'alto medioeva scopre per l'isola la vocazione di reclusorio, vocazione che sarà poi ripresa nel 1860.






Il Comune di Livorno l'Ente Parco nazionale Arcipelago Toscano e il PRAP Toscana, Direzione Carcere di Livorno, hanno firmato il 9/3/2016 un Protocollo d’Intesa relativo alla fruizione turistico naturalistica dell'isola carcere di Gorgona. L'accordo segue e completa quello già sottoscritto tre anni fa (per info: www.turismo.comune.livorno.it ). Firmatari del Protocollo sono, oltre al sindaco Filippo Nogarin, Giampiero Sammuri (Presidente Ente Nazionale Arcipelago Toscano) e Santina Savoc (Direttrice Casa Circondariale di Livorno).  Presenti anche l’assessore al turismo Nicola Perullo, che ha seguito tutto il percorso per arrivare al Protocollo, e il consigliere dell'Ente Parco Stefano Feri.
Nel 2013 e nel 2014 i bandi di gara indetti per l'individuazione del vettore unico hanno dato esito infruttuoso, motivo che ha spinto l'Amministrazione comunale a garantire un contributo economico di 10mila euro al vettore aggiudicatario della gara in cambio di un servizio di trasporto a tariffa agevolata da e per l'isola per personale e familiari dell'amministrazione penitenziaria, detenuti e residenti.
Per il 2015 è stato affidato a Toscana Mini Crociere srl ed è grazie ad esso che, a partire dai prossimi giorni, entrerà a regime la fruizione regolare dell'isola di Gorgona. La gestione delle prenotazione sarà dell'Ufficio Informazioni Turistiche comunale.
Il protocollo firmato  elenca nel dettaglio le limitazioni che regolano le visite: accesso per 75 turisti adulti (oltre i 12 anni) per un massimo di 4 giornate la settimana, oltre le quali potranno avere accesso solo visite di educazione calendarizzate nel periodo scolastico, per le quali non è richiesto il pagamento del ticket; pagamento di un biglietto d'ingresso di 6 euro al Parco Nazionale (a esclusione di bambini sotto i 12 anni, portatori di handicap, guide, scolaresche, docenti e residenti), divieto di balneazione, modalità di pranzo (al sacco e con ritiro in barca dei rifiuti), escursioni su percorsi aperti con guide esperte messe a disposizione dal parco.

NUOVE MODALITA' - 2019 - Trekking guidato

La visita comprende un percorso medio-facile di circa 7 km sulla particolarissima isola carcere di Gorgona, la più piccola e settentrionale isola del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, durante il quale visiteremo il centro abitato, la villa romana, proseguendo verso punta Patarella con l'affaccio sulla bellissima Cala Maestra, proseguiremo lungo il sentiero in pineta che ci condurrà all'antico maniero del XIII sec denominato Torre Vecchia, fino a raggiugere Punta Gorgona e rientro a Cala dello Scalo per un bagno. Partenza ore 8,15 dal porto di Livorno davanti al monumento dei 4 Mori. Imbarco alle ore 7,45. Costo complessivo adulti che comprende traghetto A/R, tasse di sbarco, ticket parco e costo guida è di 58€ per gli adulti e 32€ per i minori dai 4 ai 12 anni, sotto ai 4 anni gratuito. La prenotazione obbligatoria va effettuata telefonicamente, via WhatsApp al 340 4920588 (Mariella) o per email (info@maremmainbici.it) dove vi verranno forniti altri dettagli. Numero posti è limitato a 25 persone. Sarete accompagnati da una guida ambientale escursionistica abilitata con patentino di guida turistica e di guida Parco dell' Arcipelago Toscano.
Ricordiamo a tutti coloro che prenotano la visita all’Isola di Gorgona, che l’isola stessa è un carcere e che i controlli a cui vengono sottoposti i dati anagrafici dei partecipanti sono effettuati dalla polizia Penitenziaria allo scopo di evidenziare le persone che hanno carichi pendenti NON saranno autorizzate allo sbarco. Inoltre non è consentito l'uso di cellulari, videocamere e macchine fotografiche che verranno ritirati prima dello sbarco. Il rientro a Livorno è previsto tra le 18,15 e le 18,30.
Stupenda immagine di Gorgona dalla costa

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