FANCY 1

COME UN PRISMA CHE MOSTRA L'INTERO SPETTRO DELLA LUCE...

lunedì 21 maggio 2018

COME UCCIDE LA BOMBA ATOMICA - che i giovani sappiano!

Effetto semplice e letale  
Atollo di Mururoa - esperimento nucleare della Francia

                     Il modo in cui le radiazioni ionizzanti derivate dall'esplosione di una bomba atomica uccidono è semplice nell'azione e diabolico per gli effetti.
                     Chi ha studiato un po' di chimica si ricorderà dei legami atomici ( ionici o covalenti ) e cosa è la ionizzazione di un atomo. Quando due atomi si legano fra loro per formare una molecola, anche una molecola organica come quella del DNA, condividono due elettroni ( legame covalente ).
                     Le radiazioni ionizzanti spezzano il legame assegnando entrambi gli elettroni ad uno solo dei due atomi. Si vengono così a formare i "radicali liberi" che hanno una fortissima tendenza a reagire con grande facilità con altre molecole.
                     In un organismo questo significa scatenare una reazione a catena a carico di qualsiasi molecola, modificandola fino ad intaccare le informazioni base della vita: La lunga doppia elica del DNA. - Le proteine o le altre molecole sciupate in una cellula dell'organismo possono essere sostituite, ma non il DNA che contiene le istruzioni necessarie appunto a riparare i danni.
                    A quel punto il progetto è guastato, non si può più tornare indietro.
                     Sono passati due giorni e perdete i capelli, cominciate a vomitare afflitti da una diarrea incontenibile, perdete sangue da tutti gli orifizi naturali.
                    Se vivete e siete fortunati non avrete figli oppure potreste partorire mostri, ma più probabilmente morirete di cancro o leucemia. Mentre intanto rimanete perfettamente lucidi e consapevoli perché le cellule del vostro cervello, che non si moltiplicano più, ma sono più o meno le stesse di quando siete nati, non vengono danneggiate; lentamente "smettete di funzionare".
                    A chi tocca questa sorte? Non a chi ha ricevuto la bomba sulla testa perché è già diventato una nuvola di gas. Non a chi era poco più distante e ora è un pezzo di carbone frantumato o un corpo dilaniato dalle ustioni.
                    Capita invece a chi è più lontano, anche a voi che ve ne stavate a casa ma avete mangiato, bevuto e respirato troppi isotopi radioattivi prodotti dalla bomba.
                    L'orrore non è finito perché gli stessi effetti si manifestano anche sui microbi che stanno sulla punta di uno spillo dimenticato in un cassetto, ovvero su tutto ciò che vive e vi sta intorno.
                    La bomba atomica non è solo la morte. E' qualcosa di più. E' la negazione stessa del principio della vita. Non conta dire: la bomba ce l'ho io e non il mio nemico. Se lanciate quella bomba è finita lo stesso, prima o poi. Magari per colpa di un pesciolino che piano piano, dall'atollo di Mururoa nuota fino alle reti che lo porteranno nel vostro piatto.

                    E non c'è esperimento che tenga. Le sedicimila persone uccise dagli americani in prove effettuate sugli effetti delle radiazioni, e tutte le altre ignote, probabilmente più numerose, che hanno fatto la stessa fine in Russia o in Cina, sono morte per niente.
                    Le stesse osservazioni si potevano fare e sono state fatte in occasione di fughe accidentali di materiale radioattivo, senza andare in capo al mondo, anche nel reparto radiologia di un qualsiasi ospedale. Perché allora fare esperimenti con l'esplosione della bomba? Per soddisfare un male terribile come il cancro indotto dalle radiazioni: La sete di potere.


Mururoa vent’anni dopo
l’ultima atomica: «La Francia
deve indennizzare le vittime»

L’inviata del Corriere che nel 1995 raggiunse l’atollo con la barca di Greenpeace (e fu arrestata dai francesi) raccontò come Parigi devastò gli atolli con 193 test nucleari in trent’anni. Nel ‘96 gli esperimenti furono fermati. Oggi Hollande ha affrontato a Tahiti il delicato tema dei risarcimenti.


venerdì 11 maggio 2018

RUSSIA - Capitolo 2°

  Dalla trincea sul Don

 ...

II°)  Fronte sfasciato - Si salvi chi può

                          Dunque, torniamo ai nostri che ora, dopo lo sfascio completo del fronte sul Don, si trovavano a dover affrontare altre e per la maggior parte di loro letali, peripezie e tuttavia, quasi sollevati dal fatto che non si vedeveno più piovere bombe sulla testa, si raggruppavano per organizzarsi nella ritirata in una sorta di sommessa allegria, non immaginandosi che in quella ritirata sarebbero stati sterminati dal freddo e dalla fame.
           Quei pochi infatti che sfuggirono alla tragica sorte, lo dovettero secondo me a particolari capacità personali di inventiva e improvvisazione, abilità singole e volontà caparbie, come al solito, tutte italiane.
            Mio padre era sempre stato abituato fin da piccolo a trattare con i cavalli; era una famiglia di quelli che oggi chiamiamo "autotrasportatori", solo che come mezzo di trasporto all'epoca c'era il famoso barroccio trainato da cavalli: - nella stalla di Castagneto, in Via Umberto, subito sopra al "Moro", la cura di quegli animali ( che lui mi ricordava essere intelligentissimi ), era principalmente affidata a Lido, che era il più piccolo ma era presto diventato assai abile nell'accudire "le bestie" e provvedere a tutte le loro necessità;  durante il giorno si dovevano sgroppare notevoli carichi su quelle strade sempre immancabilmente sterrate.


            Però, quando il piccolo Lido non era impegnato a "spaccare le pietre" nella fossa di Bolgheri ( dovrei aprire un'altra parentesi per parlare un po' di quell'infame mestiere, appunto lo spaccapietre di cui conservavo fino a pochi anni fa il testimone, il particolare martellino ) seguiva sempre sul barroccio il fratello Alamanno, il patriarca:- Si perché era il più grande fra sette fratelli e sorelle ai quali lui doveva fare da padre essendo Tommaso, il vero padre, mancato già da giovane a causa di un incidente.
            Ma veniamo al punto, a quell'unica avventura che a mio padre era rimasta "scolpita" nella mente come la scena di un film e mi raccontava spesso con tutti i particolari: - L'assalto dei fascisti al Pontedoro.
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giovedì 10 maggio 2018

LA RICETTA STORICA DELLA CUCINA DI CASTAGNETO CARDUCCI - BOLGHERI

TESTA DI CINGHIALE
 ALLA CASTAGNETANA          



La bellezza del cinghiale sta quasi tutta dalle spalle in sù. 
Non è che il dietro sia da scartare anzi,
 ci sono parti ottime,magre e saporite,
come la lombata e il coscio, si potrebbe
 aggiungere anche i "santissimi" che sono
 una squisitezza da buongustai; ed infatti
 al primo che posa il piede sul maschio
abbattuto gli spettano di diritto.
Ma lassù, dalle spalle in avanti, c'è tutto: bellezza, forza, fierezza, astuzia e bontà. Pare però
 che questa verità, che tutti conoscono e apprezzano venga messa in pratica solo a Castagneto Marittimo, 
dal momento che solo quì sanno trattare la testa con arte divina che si tramanda di generazione in 
generazione.
Una bella testa ha setole irte e magari zanne ricurve e feroci, se si tratta di un maschio fiero
 e attempato; ma sopratutto va tagliata vicino alla spalla, ché nel collo c'è il meglio.
Avuta comunque una bella testa, attaccala a grugno all'insù, per qualche giorno, al soffitto della cantina
 o in altro luogo al fresco e all'aria.
Quando le gocce di sangue saranno diventate rade e scolorite e l'occhio spento, viene il momento più
 difficile. Per prima cosa la testa va rapata a zero, lavoro noioso e importantissimo perché la cotenna deve 
rimanere intera e liscia come un uovo.Sicché cerca di svegliere le setole a mano finché puoi e dopo, con
 un ferro arrovito di continuo, brucia tutti i peli fino all'ultimo.E t'accorgerai che non basta.Allora dagli 
 sotto a strusciar la cotenna con acqua bollente e mattone, poi, con un coltello di filo, (rasoio) radilo pelo
 e contropelo. Lavorato che l'hai, riattaccalo per qualche ora a prosciugare.
A questo punto la testa va disossata stretta e poi, messi da parte cervello, lingua e ritagli, va
 strofinata con limone, spizzicottata di sale e pepe spruzzata d'olio e aceto e affogata in tanti odori, 
ramerino, salvia, sedano, prezzemolo, timo, cipolla,aglio e foglie d'alloro, tutto a pezzi grossolani.
Due giorni lì, a perdere d'odoracci e di durezza e a guadagnar di sapore.Poi l'atto finale: 
prepara un battuto fine con gli stessi odori, un pizzicotto di tutto, ma specialmente ramerino, che dove c'è 
il grasso ci vuole, e salvia che serve al servatico, e sale e pepe e spezie, ma quì prendila con le molle,
 perché il troppo stroppia: le spezie, come il sale, il pepe, il fuoco e il tempo, è un'arte che non si insegna,
 è l'istinto del cuoco.
Inzacchera bene del battuto l'interno della testa, riempila di cervello, lingua e ritagli, chiudila, 
legala strinta, magari in due pezzi nel caso ( a Dio piacesse! ) fosse troppo grossa. 
Così sistemata, adagiala con amore nel paiolo, coprila con olio, vino e acqua in dose di 1, 2
 e 3, aggiungi qualche foglia di alloro, un po' di buccia d'arancio, uno spicchietto di limone, un paio di
 cucchiai d'aceto, un bicchierino di grappa, naturalmente sale e mezzo peperoncino, e a piacimento,
 perché sui gusti un ci si sputa, (ndr. interpretazione castagnetana del famoso “non disputandum” ) 
 mezzo cucchiaio di cioccolato fondente, una mezza tazza di uva secca rinvenuta nell'acqua, e una 
manciata di pinoli.
Chiudi il paiolo e finalmente attaccalo sul fuoco. S'è già detto che il fuoco e il tempo non si
 insegnano, però fuoco lento e tempo lungo è difficile che tradiscano.
Quando il forchettone entra facile e l'unto canta a voce bassa si può dir pronta: sbollentata, tagliata a dischi, servita calduccia.
Al tempo che ci hai perso pensaci soltanto quando assaggi il grasso e il grugno !
Castagneto Marittimo 9 Dicembre 1894.


NDR. – Un consiglio: non lasciatevi infatuare dalla poetica e dalla fantasia! Questo piatto
 va oltre le possibilità dei comuni mortali! Non è solo una questione di cucina ma anche 
di alta macelleria e presuppone anche di avere locali disponibili perfettamente attrezzati 
allo scopo. Però a Castagneto Carducci ( parlo sempre del centro storico e non delle 
frazioni ) c’è ancora qualcuno che….
VINI - Inderogabilmente rossi ma non i barricati che quì risulterebbero troppo impegnativi 
mentre è meglio abbinare vini molto giovani e per questo leggeri, dato che la quantità 
che vi accompagnerà potrebbe "prendervi la mano".


20/11/2004 - L. Fancelli VEDI le altre ricette di cucina

domenica 6 maggio 2018

IL BARBIERE DI RUSSELL

Paradossi formulati per spiegare il concetto di "infinito".

                                    Nel 1904 il filosofo e matematico britannico Bertrand Russell ( 1872 - 1970 ) rese pubblica una versione popolare del suo paradosso.
                                    In questa versione Russell proponeva di immaginare un paese in cui ci fosse un unico barbiere che sbarbasse tutti gli uomini che non si sbarbavano da soli.
                                    Ci si chiede quindi se il barbiere si taglia la barba da solo o no.
La risposta è che il barbiere non può farsi la barba...ma che allo stesso tempo non può evitare di farsela.

mercoledì 2 maggio 2018

OMAGGIO AI MIEI LETTORI -

QUESTA NON LA TROVATE NEI MANOSCRITTI



Una vera "chicca" tramandata  oralmente, riguardante un personaggio che a Castagneto ha dato il cognome  e che quì è ancora ricordato più che per le sue opere, per le grandi ribotte a cui era solito partecipare, in cui il vino scorreva " a fiumi". Siccome i partecipanti erano chi più chi meno un po' tutti dei rimatori, il povero Giosuè doveva sorbirsi tutto ciò che capitava. Questa che segue è appunto una strofetta, partorita ad una ribotta col poeta, dall'avvocato Bacci ; - Poi passò davanti a San Guido .....
  QUANDO TU MORIRAI, PER POCA STIMA,

UNA POVERA BARA TI FARAN DI PIOPPO,
CI METTERANNO UN FIASCO D'ACQUA IN CIMA,
DI VINO NO'  CHE N'HAI BEVUTO TROPPO,
CI SCRIVERANNO UN EPITAFFIO IN RIMA,
CHE NON ABBIA NEPPURE UN VERSO ZOPPO,
CHE DICA: OR CHE IL CARDUCCI IN QUESTA FOSSA GIACE,
FINISTE O MORTI DI GIACERE IN PACE.
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L'ULTIMO RIMATORE

martedì 24 aprile 2018

da: " L'ABC della relatività"

B. RUSSELL

Da: "L' ABC della relatività"

                  Tutti sanno che Einstein ha fatto qualcosa di soprendente ma pochi sanno che cosa abbia fatto esattamente. Per spiegarlo B.Russell scrisse nel 1925 L'ABC della relatività che inizia appunto con queste parole e rimane la sua più riuscita opera di divulgazione scientifica, ma anche la migliore introduzione al pensiero di Albert Einstein, e non certo per mancanza di concorrenza.
                   Il rispetto intellettuale fu reciproco e si estese in amicizia personale: I due si incontrarono regolarmente nel 1943 a Princeton a casa di Einstein insieme a Kurt Godel, in quelle che a noi mortali sarebbero sembrate apparizioni della Santissima Trinità Intellettuale.
                   Ma la maggiore sintonia fu in campo politico:dapprima nella campagna per la resistenza passiva contro l'inquisizione maccartista e poi in quella attiva contro la proliferazione nucleare.
                   Einstein compì il suo ultimo atto pubblico l'11 Aprile 1955, una settimana prima di morire, firmando un manifesto inviatogli da Russell che costituì poi la base del movimento Pugwash, degli Scienziati contro l'Atomica.
                    Quarant'anni dopo, nel 1955 all'associazione fu assegnato il premio Nobel per la pace.

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                     "A un certo tipo di persone superiori piace moltissimo ripetere " Tutto è relativo ". Si tratta naturalmente di una sciocchezza perché se tutto fosse relativo non ci sarebbe più nulla con cui stare in relazione.
Comunque, senza cadere in assurdità metafisiche, si può sostenere che, nel mondo fisico, tutto è relativo ad un osservatore.
                       Questa opinione, vera o falsa che sia, non è quella adottata dalla teoria della relatività.
 Forse il nome non è stato felicemente scelto; certo ha indotto in confusione i filosofi e la gente incolta. Tutti costoro immaginano che la nuova teoria dimostri come, nel mondo fisico tutto sia relativo mentre, al contrario, essa è volta ad escludere quel che è relativo giungendo ad una sistemazione delle leggi fisiche che sia completamente indipendente dalle condizioni dell'osservatore.

                          " Nel linguaggio giornalistico la parola "dinamico" ha assunto il senso di "energico e poderoso"; ma se al termine si attribuisse il significato di "espressione dei principi della dinamica", esso andrebbe applicato a quei popoli che vivono nei climi caldi e che se ne stanno seduti sotto le palme ad aspettare che le banane caschino loro in bocca. Mi auguro che da ora in poi i giornalisti, parlando di una personalità "dinamica", si riferiscano a un individuo che fa, momento per momento, ciò che gli arreca il minimo disturbo possibile, senza preoccuparsi delle conseguenze future."  



mercoledì 11 aprile 2018

A PROPOSITO DI FAKE NEWS

Fake o calunnia?        


                                                       Anche la notizia che i nostri dati personali su Facebook sono stati messi a disposizione di chi li ha voluti, è da considerarsi tra le fake news? Direi proprio di si, anche se Zukerberg assumendosene tutta la colpa ne ha avvallato la veridicità. Ma allora, direte voi, perché ha assunto questa linea di difesa quando avrebbe potuto andare direttamente all'attacco sostenendo che la questione sollevata di "infrazione della privacy" è una questione assurda e totalmente priva di rilevanza alcuna poiché i dati dei profili vengono inseriti dagli stessi interessati con la perfetta consapevolezza ( e direi anche lo scopo ) di farli vedere a tutti? -  Evidentemente secondo me, la linea di assunzione di responsabilità ( consigliatagli da fior di studiosi e analisti dei comportamenti sociali ) è quella che è stata stimata di minore danno possibile all'azienda alla quale, in un'America bigotta come la conosciamo da sempre ( ma non cambierà mai? ) non resta che cercare di parare il colpo.
                        Sono le stesse manovre offensive scatenate a suon di fake news appunto,  portate avanti contro la Clinton, che hanno conseguito il loro scopo, e quelle usate ancora contro Trump, che sono anch'esse vicine al risultato voluto, senonché un presidente USA dispone di strumenti difensivi non accessibili a tutti gli altri.
                        Mai come oggi le fake news sono l'arma più usata contro il nemico politico: - Un tempo un mio professore ricordava sempre il vecchio detto " calunniate, calunniate, qualcosa resterà " si perché di calunnia si tratta, proprio quella che una volta era un reato perseguito dalla legge.
               Ma ora, chiamandosi con altro nome, può essere usata tranquillamente, senza più pericolo di "ritorsioni" su chi la usa come metodo: - Ma questa è libertà?
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martedì 10 aprile 2018

IL MORSO DELLA VIPERA


I miei consigli         

       La primavera è arrivata e così è piacevole fare le prime scampagnate, godere delle prime giornate di sole e girare per campagne o boschi magari raccogliendo un bel mazzo di asparagi che saranno una squisitezza da gustare queste poche volte in cui ne avremo l'occasione: sono un po' come i funghi, escono in periodi molto limitati e alle particolari condizioni climatiche di caldo umido oltre al fatto che non tutti li conoscono, ( sto parlando naturalmente di quelli selvatici ).
                      Purtroppo anche la vipera ha sentito il risveglio della natura ( in realtà io l'ho già incontrata più di un mese fa ) e sarà opportuno prendere le dovute precauzioni: - Prima di tutto un paio di scarponi con collo più alto possibile, poi un ramo abbastanza lungo da agitare e battere su tutto il sentiero che precede i nostri passi ma, in ogni caso, procedere lentamente in modo che la vipera, che non è affatto aggressiva, abbia il tempo di sentirci e di allontanarsi spontaneamente.
                      Questo è il suo comportamento e quindi la sua presenza non dovrebbe essere così terrificante come spesso avviene; tuttavia c'è sempre il malcapitato che per disattenzione o per mancanza di rispetto delle norme più elementari di sicurezza, si prende il morso. In questo caso che fare? - Innanzitutto mettere a nudo la zona per verificare di cosa si tratta: Nel caso in questione si evidenzierà la coppia di punture lasciata dai due denti veleniferi quindi usando se possibile le due mani, strizzare la zona fortemente con le dita in modo che già una parte del siero iniettato potrà fuoriuscire; naturalmente quanto prima agirete tanto migliore sarà il risultato trovandosi il veleno ancora in superficie, ecco perché insisto sull'immediatezza dell'azione.
                        Non vi venga mai l'idea ( che effettivamente verrebbe subito ) se il morso è su un braccio o su una mano, di portarlo alla bocca e succhiare per poi sputare il veleno: Potrebbe risultare letale! - Molto utile sarà invece incidere col temperino che provvidamente avete con voi ( altra regola da ricordare: Mai andare per boschi senza un temperino in tasca ) ma non con due profondi tagli a croce come sicuramente avrete sentito dire dai soliti "caproni sotutto improvvisati", no perché rischiereste di procurare una lesione permanente a muscolatura o tendini.
                         Il taglio ( che comunque dovrebbe essere evitato salvo che non si tratti di bambini piccoli, cardiopatici  o molto anziani ) dovrebbe essere di una profondità di un paio di centimetri e solo nel senso della lunghezza dell'arto, poi altra strizzata quindi chiamare aiuto e farsi trasportare al più vicino ospedale. Non voglio nemmeno pensare che siete da soli e non avete nemmeno il cellulare poiché in tal caso dovrete fare quello che è proprio il contrario del dovuto cioè camminare per arrivare a qualcuno aumentando la circolazione sanguigna che già è alterata dallo stress nervoso: sarà allora indispensabile che legandovi con la cintola, con una corda o qualunque altra cosa improvvisata, a monte della ferita, abbiate cercato di limitare al massimo la circolazione verso il cuore.
                  Detto questo è bene chiarire anche che il siero antivipera da portarsi dietro non esiste a causa della bassissima temperatura di conservazione e che quindi potreste usufruirne solo in ospedale dove comunque presenta sempre un alto rischio di shok anafilattico. Chi soffre di particolari allergie come quella per esempio alla puntura dell'ape ( anch'esso è un veleno proteico come quello della vipera - si stima che mediamente il morso di vipera equivalga a trenta punture di ape ) sarà bene che lo faccia subito presente ai soccorritori.
                   Gli interventi utili quindi sono di una semplicità estrema e così anche il kit di primo intervento che dobbiamo avere si riduce ad una pompa aspiratrice, delle ventose e un laccio emostatico.
                 Quello che sotto vi propongo è di peso e volume minimi, costo ridicolo, tenuto conto che può essere considerato un salvavita


lunedì 9 aprile 2018

PISA - "Vituperio delle genti"

L'odio fra pisani e livornesi  
Una famosa edizione del VERNACOLIERE LIVORNESE

                                   Pare che la cosa sia ormai conosciuta in tutto il mondo: Se infatti l'invettiva labronica "Pisa m...." si trova incisa sui muri di tutto il mondo ( un mio caro amico durante una vacanza in Svezia dove non ebbe mai il piacere di incontrare italiani, la trovo' incisa su un tavolo ), i pisani rispondono con i versi: "Il sogno del pisano è svegliarsi a mezzogiorno, guardare verso il mare e non vedere più Livorno". Per cui i livornesi controbattono: " Pisano vagabondo che ti alzi a mezzogiorno, intanto la tu' moglie te la tr....a Livorno ".
                   Anche Firenze volle metterci del suo addirittura con Dante ( Pisa vituperio delle genti ) andando in effetti un po' oltre la goliardica sfottitura.
                    Io, da livornese che però conosce abbastanza Pisa, ho sempre pensato che fosse tutta invidia.  Sulla bellezza Livorno non regge certo il confronto, sulla cultura tantomeno.
                    Ricordo ancora quando un mio amico arabo che mi aveva ospitato in Egitto venne a trovarmi e come promesso, dovetti portarlo a vedere Piazza dei Miracoli: Entrati dalla porta storica da cui si offre inaspettatamente quel meraviglioso spettacolo rimase lì a bocca aperta senza più sapere cosa dire, proprio come in genere vedo fare agli orientali che rimangono lì bloccati come se avessero il timore di avanzare, fin quando sono obbligati a muoversi da quelli dietro che pressano.
           L. Fancelli
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                    Dobbiamo anche ricordare che oltre alle bellezze ereditate Pisa ha creato nel tempo sempre nuove attrattive tanto da farne il fiore all'occhiello della Toscana, e non temere alcun confronto con la vicina Firenze: - Un polo tecnologico che partendo da una delle migliori università italiane ha sviluppato settori della medicina riconosciuti a livello internazionale ( mega ospedale pubblico di Cisanello supportato dalle migliori capacità strutturate anche nelle cliniche private di San Rossore ); ma anche l'informatica e la robotica riconosciute a livello mondiale sono prodotti di quella stessa università. Non mancano poi le particolarità paesaggistiche e ambientali, basta ricordare il parco naturale di San Rossore, ex tenuta presidenziale, con ippodromo, che ho trattato in altra sezione.

 Tra tante cose voglio citare anche quella che più mi ha colpito durante l'ultima visita e cioè l'avvenuta liberazione di Piazza dei Miracoli dai "baracchini" dei venditori ambulanti ormai diventati fissi e stabili: un punto, una volta tanto, a favore dell'amministrazione comunale che insieme all'introduzione dei cassonetti a scheda elettronica con pesatura dei rifiuti e scalo dalle tasse, ha contribuito a riqualificare il centro, pur rimanendo le solite problematiche sociali ormai presenti in tutte le città.   - Non vorrei che il "vituperio delle genti" si fosse oggi spostato proprio sulla costa...
          L.Fancelli

Entrata in Piazza dei Miracoli

                    

 



Duomo e Battistero

Dall'adiacente Piazza dell'Arcivescovato

Piazza del Cavalieri - Scuola Normale

L'ippodromo a San Rossore

Ingresso ippodromo

Parco San Rorrore - Sfocio sul mare
Parco S.Rossore - Le scuderie

Ingresso alle scuderie

Ingresso scuderie ora struttura ricettiva

Interno scuderie

Gruppi di daini attraversando il parco