FANCY 1

COME UN PRISMA CHE MOSTRA L'INTERO SPETTRO DELLA LUCE...

venerdì 22 gennaio 2021

SCIE CHIMICHE ( Chem trails ) Il complotto resiste?

 Sono anni ormai che si è smesso di parlarne: - Il fenomeno delle scie chimiche era ormai archiviato e relegato tra i numerosi e spesso incredibili fenomeni addebitati al complottismo mondiale. Senonché poi, altrettanto spesso, dobbiamo ricrederci di fronte a fatti e



testimonianze travisate o volutamente ignorate dal mainstream che purtroppo sembra essere l'unico detentore del monopolio della verità. Ma non c'è dubbio che poi, nemmeno di fronte a documenti e dichiarazioni ufficiali degli stessi autori del progetto americano ( un po' come accaduto sulla questione UFO ) non mancherà l'utilizzazione da parte di tutta quella serie di "analizzatori di notizie"  ( cosiddetti debunkers, in realtà smentitori di notizie) che del negazionismo hanno fatto una florida e redditizia professione.   
vedi tg2

         Ora la questione se certi progetti sulla cui esistenza non è più lecito discutere, siano di là da venire o più o meno già in corso ( dato che le scie le vediamo con i nostri occhi ) non mi sembra un aspetto "marginale"  dato che si viene a parlare di spargere nanoparticelle di alluminio nell'ambiente globale.  Ricorderò solo a utilità dei pochi che ancora non lo sanno che l'alluminio, analogamente ad altri metalli pesanti, è una sostanza altamente tossica per il sistema nervoso centrale, poiché può accumularsi all'interno di esso passando attraverso la Barriera Emato-Encefalica, una sorta di “scudo” che protegge il tessuto cerebrale dalle sostanze presenti nel flusso sanguigno.

Ma oltre alla neurotossicità, può interferire con l'assorbimento di elementi essenziali, in particolar modo il Calcio e il Ferro; può interferire con il metabolismo osseo e determinare danni ai tessuti in rapida proliferazione. Gli effetti neurotossici dell'alluminio sono stati riscontrati in pazienti dializzati e alcuni studi hanno evidenziato un possibile legame col morbo di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative.




L’alluminio è uno degli elementi più diffusi in natura ed è un metallo leggero, contenuto anche in prodotti di consumo come alcuni deodoranti, dentifrici, prodotti di make up e farmaci. Interferendo con diversi processi biologici, l'alluminio può indurre effetti tossici in diversi organi e sistemi, soprattutto in caso di accumulo nell'organismo. Inoltre, dato che l'eliminazione di questo metallo avviene essenzialmente tramite i reni, la sua tossicità è nettamente superiore nei soggetti con funzionalità renale immatura o diminuita, come i bambini al di sotto dei tre anni, gli anziani, le persone con problemi renali e le donne in gravidanza.
L’Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) ha stabilito dei limiti massimi di esposizione all'alluminio: una persona che pesa 60 chilogrammi, ad esempio, non dovrebbe ingerire più di 60 milligrammi di alluminio alla settimana. 

Ma dato che le fonti di alluminio sono diverse, ed essendo un materiale che viene largamente utilizzato per la realizzazione di contenitori, vaschette, pentole, caffettiere e recipienti che vengono a contatto con il cibo, è importante limitare il più possibile l’esposizione a questo composto e, soprattutto, utilizzarlo correttamente in cucina.

I miei consigli

Il rilascio di particelle di alluminio dai materiali a contatto con gli alimenti dipende da diversi fattori, come la modalità d’uso, la composizione dell’alimento, la temperatura e il tempo di conservazione.  Un utilizzo scorretto dell'alluminio in cucina può arrecare, nel tempo, danni alla salute, ma per evitare la contaminazione bastano pochi e semplici accorgimenti:

  1. In cucina sostituisci pentole e tegami in alluminio con quelli in acciaio ( anche la famosa moka );
  2. evita di utilizzare i contenitori in alluminio e la carta stagnola con alimenti fortemente acidi o fortemente salati, come succo di limone, aceto, alici marinate, capperi sotto sale, ecc..
  3. non riutilizzare i contenitori monouso;
  4. non graffiare pentole, padelle e altri contenitori durante il loro utilizzo e non pulirli con prodotti abrasivi.
  5. I cibi cotti nell'alluminio ( se proprio non se ne può fare a meno ) andranno comunque tolti subito dopo la cottura e conservati in altri materiali idonei. -

venerdì 15 gennaio 2021

ZUPPA DI FUNGHI CASTAGNETANA


- per 4 persone -          
                              Si fa solo dai primi di Novembre fino a fine Dicembre perché
 dobbiamo mettere insieme un mezzo paniere di funghi dei seguenti tipi :  
         Giallarelli o gallinacci ( cantarellus cibarius )
         Trombette di morto ( craterellus )
         Ovuli ( amanita ceasarea )
         Leccini   ( leccinum lepidum, leccinum diurisculum )
         Porcinelli ( leccinum aurantiacum )
         Porcini conservati in frigo dai mesi precedenti oppure un sacchetto di 
quelli secchi debitamente reidratati;
         cemballi bianchi, mori, viola ( clitocybe )
         scettafamiglie ( armillaria mellea )
         lardaioli rossi e bianchi ( Hygrophorus )
Anche se non li trovate tutti andrà bene lo stesso, l’importante è mantenere 
il principio della varietà.









AVVERTENZA: se non siete esperti NON FATELO; anche se avrete preso 
solo funghi buoni vi sentirete male lo stesso.


                   AROMI :  Piccoli tralci di  Nepitella, Timo, Origano, Rosmarino, 
Salvia (2 foglie ). 
  Legare insieme strettamente a mazzetto.


PREPARAZIONE -   Come base il solito sfritto in un filo d’olio, con due scalogni
tre spicchi d’aglio e mazzetto di prezzemolo. 
 Quando pronto, aggiungere nuovo olio abbondante con  i funghi preventivamente
 tagliati e spezzettati più o meno, a seconda dei gusti, il mazzetto legato di erbe 
aromatiche ( che toglierete solo a cottura ultimata ) sale e pepe quanto basta
 ed eventuale peperoncino piccante; Diamo una prima sbollentata di 5 - 10 minuti.  
Aggiungere ora un cucchiaio di concentrato di pomodoro con due
 bicchieri d’acqua e uno di vino bianco quindi riprendere la cottura a fuoco più
 lento per circa 30 - 40 minuti a coperchio semichiuso, evitando di far restringere
 troppo ( eventualmente aggiungere acqua ).
                         In tavola avrete già predisposto le terrine con un buon pane leggermente
 arrostito e tagliato a cubetti ( per chi piace, anche leggermente agliato ) su cui verserete
 direttamente i funghi e il sughetto fumante fino a riempire. - Buon appetito!

                                                                                                                                  

        vedi  tutte    le mie ricette

                                     §§§§§§§§§§

lunedì 4 gennaio 2021

I CROSTINI VERI

                

INTRODUZIONE : alcuni chiarimenti si rendono quì necessari perché la definizione "VERI" comporta una netta distinzione da quelli che comunemente avrete gustato magari anche nei migliori ristoranti ma che con questi non hanno niente a che vedere, né per quanto riguarda il gusto, né per quanto riguarda le modalità di preparazione che, similmente alla testa di cinghiale che ho descritta al punto N.3, richiedono un impegno e più che altro un'autentica passione per la cucina che ormai sembra del tutto scomparsa: Una cosa è certa, nessuno delle giovani generazioni, sono pronto a scommettere, avrà mai avuto occasione di assaggiare questa prelibatezza. Ragion per cui sfido qualche giovane amatore di alta cucina  ( invito a lasciare la "haute cuisine"  ai francesi ) a cimentarsi seguendo le indicazioni che vedete sotto.

PER 4 PERSONE  -  

                                   3 hg. di fegatini di pollo;
                                   Budellini di due polli, debitamente trattati e puliti;
                                   1 bel cipollone rosso per lo sfritto;
                                   3 filetti di alici tolte dalla salamoia;
                                   1 bicchiere di vino bianco secco;
                                   1 cucchiaio grande di capperi;
                                   1 pentola di brodo di carne ( preferibilmente pollo ) e verdure; 
                                   Olio e sale q.b.
                                   2 fette di pane a testa, tagliate a metà, spessore 2 cm. circa ( pane
"posato"  ben compatto, di qualche giorno, un pane troppo fresco non è adatto ).
                                  

Chiarimenti:

 Ci saranno molte perplessità su dove trovare e come pulire i suddetti budellini di pollo. In città non dovrebbe essere difficile in quanto qualsiasi polleria considera i budellini materiale di scarto e può darveli gratuitamente; in campagna la gente che alleva i polli per uso di casa potrà fornirveli su richiesta in quanto ormai nessuno li usa più.
   La pulitura richiede che vengano prima svuotati "strusciandoli" da un capo all'altro ( non fate pezzi più lunghi di 30-40 cm. ) poi rovesciati ( un ferro da calza sarà utilissimo ) e abbondantemente sciaquati in acqua corrente quindi ripassati in una bacinella contenente acqua, un bicchiere di aceto e almeno un limone strizzato, dove rimarranno una notte prima di essere nuovamente risciacquati ( ai vecchi tempi si usava un apposito recipiente che, debitamente assicurato, veniva lasciato una notte nell'acqua corrente di un fosso ).
-------------------------------------------------- Detto questo, veniamo finalmente a noi...

-------------- Come già spiegato non starò a dire come fare un buon brodo di pollo o manzo ( o entrambi ) fate solo in modo che una bella pentola ( magari del giorno prima ) sia pronta e fumante al momento di andare in tavola con i crostini.
---------------Iniziamo a sfriggere la cipolla ben tritata, con il necessario olio in cui faremo "sciogliere" i filetti di acciuga, ( magari aiutandoci anche con la forchetta). Appena preso un po' di colore aggiungere i capperi, con i  fegatini e i budellini ( interi ).
                    Cuocere  per mezz'ora, aggiustando di sale poi sfumare con vino bianco e riprendere dieci minuti circa la cottura  per far ritirare.
                     Lasciamo ora abbassare la temperatura perché ora è il momento di tritare. Come? Con la vecchia e lenta mezzaluna non si sbaglia, fino ad ottenere un trito abbastanza fine ed omogeneo, certo ci vuole pazienza. Dico  però che si può ottenere egualmente un ottimo risultato anche con il classico frullatore, usandolo a "colpetti" misurati perché non vogliamo una crema, vogliamo un impasto omogeneo ma che conservi sempre una certa granulosità al palato. - Quindi, dal tegame tutto quanto in frullatore e in due minuti sarà pronto.
                     E veniamo ora al pane: come indicato è preferibile un pane "posato"  di una certa compattezza e quindi non fresco. A parte in un vassoio preparate le fettucce ricoprendole generosamente dell'impasto di cui sopra. In tavola, nelle quattro scodelle versate il brodo fumante nella quantità che dovrebbe non oltrepassare i due centimetri ( mediamente qualcosa meno di un rumaiolo ) e immediatamente adagiate i quattro crostini anch'essi ben caldi; nel giro di un minuto il brodo dovrebbe essere assorbito quasi totalmente e buon appetito!
                    Ma tenete ancora in tavola la pentola l'impasto e altro pane perché vedrete che puntualmente vi sarà richiesto di ripetere il procedimento...


     Considerazioni : Questa lavorazione non potrete mai pretenderla da un ristorante. Anche in casa veniva riservata alle grandi occasioni di riunione della famiglia, generalmente nelle feste di Natale e Pasqua, a cui sempre seguivano i nostri Tortelli che aromatizzati alla maggiorana, meriterebbero anch'essi una DOC. Non li conoscete e pensate che non si facciano più? Ebbene posso dirvi che c'è un negozio che li fa ( incredibilmente tali e quali li faceva mia nonna ), solo su ordinazione, ma questa è un'altra storia...

°°°°°°°Tutte le ricette  castagnetane°°°°°  °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°                              

 

sabato 26 dicembre 2020

Prima di parlare di Intelligenza Artificiale parliamo di intelligenza

            Che cosa si intende per intelligenza? O meglio: Che cosa si intende e cosa dovremmo intendere per intelligenza?     La risposta come vedremo non è per niente scontata e tutt'altro che semplice. Chiariamo che già negli anni settanta quando di intelligenza artificiale ancora non si parlava, si contrapponevano due interpretazioni la cui battaglia era del tutto aliena dalle grandi masse e avveniva solo in ambienti scientifici altamente specializzati a cui avevo accesso tramite letture particolari.  Due interpretazioni dicevo, quella occidentale e quella orientale, fatalmente rappresentanti di due mondi politicamente avversi. La prima costituita dagli ambienti essenzialmente americani a cui si accodavano gli europei, individuava l'intelligenza in maniera pragmatica e decontestualizzata nella capacità di computazione o comunque di possedere "abilità mentali" particolari che sbalordivano i cosiddetti normali. Da quì la nascita di giovani, anche bambini, dichiarati geni della matematica e la creazione del famoso QI ( quoziente di intelligenza ) basato su una serie di quiz essenzialmente matematici, un prodotto scientifico squisitamente americano.          

Hal 9000

        La seconda, rappresentante del pensiero antagonista, al tempo individuabile nella Russia come quasi unica espressione di una visione scientifica che andava sviluppandosi esclusivamente in quei paesi della cosiddetta cortina di ferro, in virtù di quel progresso scientifico che avrebbe portato poi alla conquista dello spazio, una Russia allora dominatrice incontrastata della sfera asiatica.    Questa rifiutava ovviamente la visione statunitense, molto probabilmente anche per motivi politici, e propagandava una linea più "umanistica" vedendo nella capacità di socializzazione o di lavorare in tutti i campi in maniera collaborativa, la quintessenza dell'intelligenza che doveva essere anche nell'ambito scientifico, espressione di gruppi e non mai esaltazione del singolo.

       Oggi la nostra concezione occidentale è stata molto mitigata dal confronto con l'altra e l'abilità computazionale è stata quasi completamente sostituita da un'altra abilità: la capacità di vedere le cose e affrontare i problemi in maniera non convenzionale. Senz'altro un passo avanti ma si conservano  tare ancora rivelatrici come la necessità di voler quantificare a punteggio ( i famosi quiz ) una cosa che, secondo me, non sarà mai quantificabile in maniera scientifica.


E questo proprio perché nel concetto di intelligenza dovrebbero rientrare primariamente qualità non quantificabili, in sostanza qualità che portano un cervello a svolgere quelle funzioni superiori come l'EMPATIA per esempio, che ci qualificano come esseri pensanti superiori, primati superiori, sapiens sapiens appunto.  Così come l'altruismo e la generosità c'è tutta una gamma di "passioni" umane che ci fanno provare sentimenti contrastanti, generalmente travolgenti, dolorosi o piacevoli, a volte anche incongrui e contraddittori, capaci di esaltarci così come mandarci nella più profonda crisi; sono quelli che contraddistinguono le funzioni "superiori" dell'essere umano, ANCHE quelli che a volte sono causa di grande infelicità e possono portare pure al gesto estremo dell'auto annullamento; e vedo molto improbabile che un'intelligenza artificiale ( almeno per ora ) possa riuscire a dotarsi di certi comportanenti che vanno per l'appunto contro ogni logica; mi sembrerebbe invece assai compatibile con una logica positiva ( per Lei )  prevedere lo sviluppo di comportamenti di indipendenza e aggressione verso il genere umano fino al suo assoggettamento totale per l'utilizzo che riterrà più opportuno. Ma del resto non è questo ciò che l'uomo ha sempre fatto fin dagli albori della civiltà?

    L. Fancelli        ora parliamo di Intelligenza artificiale

mercoledì 18 novembre 2020

LA TRIPPA CASTAGNETANA

 

  15 ) TRIPPA CASTAGNETANA        

            Ingredienti per 4 persone
             800 gr. di trippa con centopelli;
             Cipolla, sedano e carota q.b.;
             500 gr. di passata di pomodoro;
             1/2 bicchiere di vino bianco;
             1/2 noce moscata;
             1 foglia di alloro;
             Sale, pepe, peperoncino piccante q.b.;
             Parmigiano 


                                               

                                            In un capiente tegame prepariamo in poco olio
 un abbondante sfritto di carota, sedano e cipolla più una foglia di alloro;
              La trippa che dovrebbe essere costituita per almeno metà dal ricercato
 "centopelle" dovrà essere lavata con acqua, aceto e limone ed energicamente 
strizzata per eliminare per quanto possibile tutto il liquido, poi tagliata a striscioline
 più o meno di un centimetro di larghezza. Appena pronto lo sfritto mettiamo
 la trippa e facciamo cuocere a fuoco vivo per almeno 10/15 minuti, rigirando
 frequentemente fino a fare evaporare i liquidi ancora contenuti.
               Terminata la prima sbollentata sfumiamo col vino, quindi aggiungiamo
 nuovo olio q.b.  e la passata di pomodoro; aggiustiamo di sale pepe e peperoncino
 e spolveriamo abbondantemente di noce moscata con l'apposita grattugia, poi
riavviamo la cottura a fuoco basso per almeno un'ora.
                Poi, sul piatto fumante in tavola, una generosa grattata  di parmigiano
( possibilmente reggiano ).

                        Niente a che vedere quindi con lampredotti o trippe alla romana che
per noi sono troppo sciapi e privi di carattere; questo è un piatto "forte" in tutti i 
sensi per cui è meglio non abusare, anche se, come si dice: "Più ne mangi e più ne
 mangeresti ".- Anche se io preferisco un nero corposo, quì si abbina bene, specialmente
in estate, un bianco vermentino, fresco e fruttato.- Buon appetito! 

Vedi tutte le  mie ricette La cucina castagnetana

lunedì 16 novembre 2020

ZUPPA DI CHIOCCIOLE SCAPPATE

 

Siamo in autunno ed è il momento migliore per gustare tutto
l'aroma particolarissimo della nepitella, erba di campo spontanea da  queste parti, che è alla base della nostra ricetta in cui le chiocciole non ci sono affatto dato che sono "scappate": In effetti, col disseccamento delle erbe superficiali, esse si rifugiano sotto terra dove passano l'estate opercolate, in un breve letargo fino alle prime pioggie autunnali e al rifiorire della nuova tenera vegetazione di cui si nutrono.  Ma allora direte voi che ci azzecca dedicargli il nome della ricetta? Ci azzecca eccome perché a Castagneto Carducci la chiocciola è sempre dipendente da questa erba profumatissima ( niente a che vedere con la menta ) e anche cucinata da sola ( vedi ricetta n.4 ) si basa su questo aroma.
       Ma veniamo al dunque;  per una buona zuppa prendiamo i seguenti ingredienti, indicativamente sufficienti per quattro persone:

  • 1 carota;
  • 2 cipolle rosse di media grandezza;
  • 1 costola di sedano;
  • 1/2 Kg  di fagioli cannellini da lessare / 1 barattolo di fagioli cannellini già lessati.;
  • 3 - 5  foglie di bietola;
  • 3 zucchini ridotti a dadini;
  • 2 patate grandi ridotte a dadini;
  • 1 bottiglia di passata di pomodoro;
  • 1 mazzo di nepitella legata a fascetto;
  • 1/2 Kg di buon pane, come noi diciamo, posato;
Olio, sale, pepe, peperoncino piccante, tutto a seconda dei gusti, perché sui gusti non ci si sputa.

PREPARAZIONE
                               Sfriggere cipolle sedano e carota debitamente sminuzzati mentre vi preparate ad usare i fagioli che, se avete messo a bagno dal giorno prima ( fagioli secchi , sempre il metodo migliore per una cucina di qualità ) avrete messo a lessare per tempo in una pentola a parte.
                              Ultimato lo sfritto, nella stessa pentola aggiungere le altre verdure come indicato, insieme ad acqua e passata di pomodoro finché il tutto resti sommerso ovviamente col fascetto di nepitella che al termine andremo a togliere.                                                                     
-  Bollire per circa 1 ora a fuoco lento.                                                                                                 
Avrei potuto dirlo prima ma è lo stesso: metà dei fagioli lessi dovete  passarli per ottenere un     liquido più cremoso, gli altri li aggiungerete interi.                                                                           
                              Non vi resta che preparare il pane in una apposita, indovinate un po':             ZUPPIERA, alternando uno strato di fette con la copertura di minestrone e così via.                  
             Da portare in tavola anche fredda, il giorno dopo, accompagnata naturalmente da qualche scalognetto sott'aceto, avrete comunque l'impressione che le chiocciole siano per qualche imperscrutabile motivo, "fuggite" lasciandovi tuttavia il loro delicato sapore.                                 
CONSIGLI -
Dato che abbiamo parlato di sott'aceti un rosso non è proponibile, vi consiglio un bianco leggero e ben fresco. -     Buon appetito!                                                                                                                   
                                                      Vedi tutte le altre ricette                                                                       


venerdì 21 agosto 2020

SEX AND THE CITY

L'INSEGNAMENTO MORALE/SESSUALE IMPARTITO ALL'UOMO FINO ALL'ETA' DI SEI ANNI


Il bambino ha appreso prima di quell'età che bestemmiare è male, che soltanto gli uomini spregevoli bevono, che non si devono mai dire le bugie  e sopratutto impara che qualsiasi interesse per le parti sessuali è un abominio.
        Sa che queste sono le idee di sua madre e crede che siano anche quelle del suo Creatore. Essere amorosamente trattato dalla madre o, se la madre lo trascurava, dalla bambinaia, era il più grande piacere della sua vita e gli veniva concesso soltanto se non lo si era scoperto in colpa verso il codice morale.
         Egli era giunto così ad associare qualche cosa di vagamente orrendo a qualsiasi atto che sua madre o la bambinaia potessero disapprovare.
 Col passare degli anni dimenticava di dove gli fosse venuto il suo codice morale e quale fosse stato in origine il castigo in caso di trasgressione, ma non se ne liberava, nè cessava di sentire che qualcosa di orrendo avrebbe potuto capitargli se non lo avesse rispettato.
          E' sopratutto per quanto riguarda il sesso che l'insegnamento morale impartito nell'infanzia nuoce. Se un bambino è stato educato convenzionalmente da genitori piuttosto severi, l'abitudine ad associare il concetto del peccato agli organi sessuali è ormai così profondamente radicata in lui quando raggiunge i sei anni, che molto difficilmente riuscirà a liberarsene per tutto il resto della vita.
          Questo sentimento è naturalmente rafforzato dal complesso di Edipo, poiché la donna maggiormente amata negli anni della sua fanciullezza è proprio quelle con la quale qualsiasi rapporto sessuale diventa impossibile. Il risultato è che molti uomini, fattisi adulti, giudicano che il sesso degradi la donna e non possono rispettare le loro mogli a meno che esse rifuggano dai rapporti sessuali.
           Ma l'uomo che ha la moglie frigida sarà spinto dall'istinto a cercare altrove la soddisfazione dei suoi sensi. Questa soddisfazione però, anche se momentaneamente la trova, sarà avvelenata dal senso della colpa cosicché gli è impossibile essere felice nei rapporti con una donna, sia nel matrimonio che fuori.
            Alla donna, a sua volta accade la stessa cosa se i suoi educatori le hanno esaltato il dovere di essere quel ch
e si dice " pura ". Istintivamente ella si frena nei rapporti sessuali col marito, ed ha paura di provarne piacere. Oggi, tuttavia questo atteggiamento è molto meno comune tra le donne di quanto non lo fosse cinquant'anni fa, ed è la vita degli uomini ad essere più avvelenata dal senso della colpa di quella delle donne. Ci si comincia a rendere conto, ovviamente non da parte delle autorità pubbliche, dei mali derivanti ai giovanissimi dall'educazione sessuale tradizionale.
                         La regola giusta è semplice: Fino a quando un bambino non è prossimo alla pubertà, non insegnategli alcuna morale sessuale ed evitate scrupolosamente di inculcargli l'idea che vi sia qualcosa di disgustoso nelle funzioni fisiche naturali. Quando s'avvicina il momento in cui occorre impartirgli una educazione morale, assicuratevi che questa sia razionale e preoccupatevi di saper fornire buoni motivi per tutto quello che dite.
             Nel senso della colpa vi è qualcosa di abietto, qualcosa che priva del rispetto di se stessi.
E la perdita del rispetto di se stessi non ha mai valso nulla di buono a nessuno. Il fatto è che il senso della colpa, lungi dal condurre verso una vita buona, ha l'effetto opposto. Rende un uomo infelice e fa sì che si senta inferiore agli altri. Essendo infelice è probabile che egli accampi sugli altri diritti eccessivi che gli impediranno di gustare la felicità nei rapporti personali. Sentendosi inferiore nutrirà del rancore verso coloro che gli appaiono superiori. Per lui l'ammirazione sarà difficile e facile l'invidia. Diventerà una persona generalmente antipatica e si troverà sempre più solo.  Un atteggiamento generoso ed  espansivo verso gli altri non soltanto fa contenti gli altri ma è un'immensa fonte di felicità per chi lo possiede perché lo rende simpatico a tutti. Ma in un uomo assillato dal senso della colpa un simile atteggiamento non è possibile.
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----Ora mi si dirà che questi pensieri concepiti da Bertrand Russell quasi un secolo fa ( la prima pubblicazione risale al 1930 ) sono stati da tempo superati  dopo periodi di grandi cambiamenti nella morale sessuale maturati sopratutto dopo il '68 con i movimenti della cosiddetta " liberazione sessuale "  il femminismo e il superamento di ogni omofobia. Ebbene, benché si possa dire di avere oggi superato gran parte di quelle problematiche, ereditate direttamente dall'epoca vittoriana, cioè in sostanza non si può più parlare oggi di vergogna o di sensi di colpa per l'atto sessuale ( ma ancora oggi si usa dire che la famosa foglia di fico nell'arte copre le  "pudenda" del soggetto cioè di quelle parti di cui ci si deve vergognare - dal latino pudere - ), tuttavia siamo convinti che quello stesso superamento sia avvenuto omogeneamente in tutte le classi sociali ?
          Questo è un fatto che solo il lettore stesso in assoluta autonomia potrà in piena coscenza giudicare ( e voglio augurare che ne abbia sempre un riscontro positivo ) al fine di vivere una vita felice e scevra da questo tipo di tensioni dato che sicuramente ne abbiamo una vasta gamma da affrontare in ogni caso.
            Non mi sembra comunque che si possa dire di avere raggiunto una società sessualmente molto migliore di quella del secolo scorso: le giovani generazioni che generalmente non hanno in famiglia alcun insegnamento da quel lato, non hanno nemmeno scolasticamente alcun aiuto, contrariamente a tutte quelle ore di educazione sessuale nelle scuole di cui si è parlato per anni e anni e mai realizzate. L'unica "formazione" se così si può dire, è quella pornografica a cui purtroppo si ha accesso già in età che dovrebbero seriamente preoccupare: - Le conseguenze sono una mancanza assoluta di sviluppo del lato psico affettivo e una visione del rapporto esclusivamente fisica vissuta da un solo lato, tendenzialmente indirizzata ad una solitudine e aridità affettive che spesso spalancano le porte a tutta un'altra serie di problematiche esistenziali. I fatti della cronaca quotidiana testimoniano purtroppo l'esistenza di una società malata anche sotto questo punto di vista, una società che necessita di cure urgenti , che ha bisogno di capire quali sono le cause che l'hanno portata a vivere quella che ormai possiamo definire " l'era del femminicidio ". ------------------------.
                             L. Fancelli


lunedì 6 luglio 2020

NELLE FORESTE DEI GRANDI VECCHI

 
California, terra degli alberi fenomeno


       Quì vivono le piante più alte, più vecchie e più grosse di tutto il pianeta. Portano i nomi dei più bellicosi generali americani. Il generale Sherman è un vecchio vigoroso e prestante, dal portamento eretto e dalla chioma ancora giovanile; molto conosciuto e stimato in quell'angolo di California dove ha messo radici tanti e tanti anni fa. Se avesse la capacità di ricordare e se il fruscio delle sue foglie al vento della Sierra Nevada si potesse tradurre in parole, ne avrebbe di cose da raccontare.
        Il Generale Sherman è una sequoia gigante che ha più di tremila anni. Quando nasceva da un seme non più grande di sei millimetri la civiltà egizia era in declino, quelle dei sumeri e degli ittiti si erano appena estinte, gli etruschi approdavano in Italia e i Fenici inventavano l'alfabeto. Roma sorgeva quando il Generale Sherman aveva già più di 250 anni.
        C'è qualcosa che lo rende però unico rispetto a tutte le altre grandi sequoie presenti nel Sequoia National Park e nel Yosemite National Park: Lui è in assoluto l'essere vivente più grande che esista sulla Terra.
        Alto 83,80 metri pesa 1385 tonnellate e il suo tronco che alla base ha una circonferenza di metri 31,30, ha un volume di 1486 metri cubi.Il ramo più basso si trova a 45 metri dal suolo, ha un diametro di oltre un metro e mezzo ed è lungo più di 40.






La foresta dei giganti ospita altri esemplari di tutto riguardo: General Lee ( 76,20 metri di altezza  e 24,20 di circonferenza ), Lincoln Tree ( 79, 29,80 ) , General Grant ( 81,40, 32,80 ) Washington Tree ( 73,70 - 25,50 ). Il più vecchio chiamato Matusalemme ha un'età di 4600 anni ma ce n'è un altro la cui datazione ha dato come risultato 4900 anni.





L'ambiente dove vivono questi giganti  è esattamente il contrario di quello che ci si aspetta.Verrebbe da pensare infatti che se un organismo vegetale è riuscito a vivere così a lungo è perché ha trovato le condizioni ottimali:umidità e temperature adeguate, substrato ricco e nutriente. Niente di tutto questo.
Quì, tra i 3200 e i 3900 metri di altitudine il freddo gela le ossa anche in Luglio. Le precipitazioni sono scarse perché le masse d'aria che arrivano dal Pacifico incontrano la barriera della Sierra Nevada sui cui contrafforti occidentali scaricano tutta l'umidità. Alle White Mountains arrivano solo venti asciutti che battono le nude pendici. Quanto al substrato è roccia dolomitica così chiara che riflette buona parte dei  raggi solari, così inospitale che non vi cresce nessun altra forma di vita se non il Pinus aristata. Qual'è il loro segreto? Sostanzialmente quello di possedere un legno "eterno". Quasi tutti i pini più vecchi sono morti solo all'80% sopratutto per l'azione violenta e distruttiva del vento; ma il legno ormai morto quì sulle White Mountains è immarcescibile perché a queste temperature e a queste altitudini non esistono nè batteri nè funghi che lo decompongano.Così il legno seppure morto continua a svolgere la sua funzione di sostegno e di protezione nei confronti dei pochi tessuti ancora vivi e sani che sono però sufficienti non solo a mantenere la crescita, ma a produrre, pure in numero ridotto, gemme, nuovi rami, foglie, fiori, frutti e semi che perpetuano la specie. Una vita al rispermio dunque e sopratutto al rallentatore: Un tronco di P.Aristata può crescere di spessore di soli 2, 2,5 cm in un secolo; fu trovato un esemplare alto meno di un metro con un diametro di 7- 8 cm che aveva 700 anni.


STORIE MAI DIVULGATE
Pinus aristata e sequoia sono piante che hanno preso la vita veramente "con filosofia" - un solo esempio:Cominciano a fruttificare a 125 anni di età; le pigne impiegano 18 mesi a maturare ma posso passare altri 20 anni prima che si aprano e i semi si disperdano al suolo. Ma cosa c'è dietro questa enorme longevità? Sappiamo che la durata della vita è legata al patrimonio genetico, fissata fin dalla nascita. Ci sono così piante come quelle del deserto i cui semi possono restare quiescenti per mesi o per anni ma che poi, alla prima pioggia germinano, fioriscono e fruttificano in 24 ore. Ce ne sono altre come le sequoie e i Pinus aristata che vivono dei millenni perchè il loro patrimonio genetico ha messo in moto una serie di controlli ormonali che "congelano" l'albero in uno stato di senescenza perenne.
    Nelle sequoie la difesa più efficace è la corteccia, spessa fino a 60 - 70 cm. Quando si sviluppa un incendio si raggiongono facilmente i mille gradi ma per un breve tempo.Tenendo presente che la trasmissione di calore attraverso la corteccia è dell'ordine di un centimetro l'ora è chiaro che le sequoie non corrono alcun serio pericolo. Resta da valutare l'ultimo e più serio pericolo: - L'uomo.  Per secoli gli alberi californiani hanno avuto la fortuna di condividere la loro esistenza soltanto con gli indiani, in un rapporto di perfetta armonia.  Questo popolo viveva nel pieno rispetto della natura poiché attribuiva ad un animale, una pianta, un fiume o una pietra lo stesso valore dell'uomo: tutti figli dello stesso padre. L'albero in particolare era considerato sacro in quanto simbolo del Grande Spirito, immagine del cammino esistenziale dell'uomo; una concezione che si ritrova immutata in numerosi altri popoli.

       Prima che si concludesse la conquista del Far West e si abbattesse anche sulla California l'ondata della "corsa all'oro" gli unici bianchi ad avventurarsi nelle grandi foreste erano botanici europei che si limitavano a prendere annotazioni o riportare qualche seme in patria.    Il primo a dare notizia dell'esistenza di alberi così grandi fu un milanese, Giovanni Crespi che nel 1769 che accompagnava in California una spedizione spagnola giunta dal Messico via terra.  Ma fu solo nel 1847 che per merito del tedesco Stephen Endlicher che il nome Sequoia acquistò il diritto di cittadinanza scientifica, in onore di un indiano che portò a termine un'impresa del tutto eccezionale.   Sequoyah, figlio di una cherokee e di un commerciante inglese, pur non avendo alcuna istruzione decise di dare un alfabeto al suo popolo. Ci mise dodici anni ma il risultato fu eccellente: Inventò un alfabeto composto da 85 caratteri, così semplice che si poteva apprendere in tre giorni. Fu adottato ufficialmente nel 1825 e nel 1828 uscì ufficialmente il primo giornale indiano, il " Cherokee Advocate "

Arriva il "progresso"
         Dopo millenni di vita tranquilla arrivarono i tempi duri. Tra il 1850 e il 1880 circa un terzo del patrimonio boschivo andò distrutto a causa di dissennati disboscamenti. Pare che fosse un segno di grande prestigio per i nuovi ricchi californiani ostentare una casa fatta interamente di legno di sequoia. 

Tutta in legno di sequoia questa grande casa  costruita nel 1860 ( nasceva la repubblica italiana ) nella cittadina di Eureka ( California ).

Nel 1890 il governo si vide costretto a dichiarare le foreste patrimonio nazionale e istituire quei parchi naturali in cui ancora oggi possiamo ammirare Generale Sherman e tutti gli altri.
                Quì ora vivono protetti come reliquie accuditi dai rangers che hanno cura di ripulire il sottobosco e canalizzare il flusso delle migliaia di turisti in modo che il loro calpestio non danneggi l'apparato radicale di questi giganti, molto esteso ma piuttosto superficiale ( non si spinge oltre i due - quattro metri di profondità ).

                Anche in Italia vivono numerosi "patriarchi" che, pur non raggiungendo le dimensioni e l'età di quelli americani, sono senz'altro degni di essere conosciuti, valorizzati e magari PROTETTI.
So che un censimento a suo tempo fu fatto dal Corpo Forestale, ma poi come tutte le cose in Italia si iniziano...


















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venerdì 3 luglio 2020

BIP BIP

IL CORRIDORE DEL DESERTO

Nei cartoni animati è l'eterno, dispettoso rivale del coyote Wile ma nella realtà il corridore della strada è un uccello perfettamente adattato agli ambienti aridi della California e del Messico dove è molto popolare anche per la sua grande abilità nel dare la caccia ai serpenti.





Per milioni di ragazzi di tutto il mondo il corridore della strada ( roadrunner per gli americani ) ha dua zampe da struzzo, il becco all'insù e il ciuffetto dell'eroe dei cartoni animati. Niente di tutto questo però nella realtà. Il Geococcyx Californianus con il personaggio dei fumetti ha in comune solo la rapidità dei movimenti, i frenetici slalom tra i cactus alla rincorsa della preda. Un uccello simpatico il nostro corridore che è riuscito a costruirsi una solida fama indipendentemente dai cartoons televisivi. Nel Nuovo Messico è infatti l'emblema dello stato e un po' dappertutto negli USA viene raffigurato nelle pose più strane in statuette, figurine, fazzoletti e ogni genere di souvenir.


Quello che nel roadrunner colpisce subito l'osservatore, oltre alle dimensioni considerevoli ( 63-65 cm di lunghezza ) è la particolare struttura: zampe robuste, dita lunghe ( due in avanti e due all'indietro ), testa grossa con una cresta erettile, ali cortissime e arrotondate, coda smisuratamente lunga. Un animale in apparenza squilibrato ma in realtà mirabilmente adattato  alla vita terrestre e ancor più alla corsa. Correndo trascorre buona parte della propria giornata.

    Voracissimo l'ambiente desertico non ha segreti per lui. In questo tipo di habitat dove la vegetazione è praticamente assente e la visibilità è totale gli uccelli terricoli possono distinguere i nemici da molto lontano e per mettersi al sicuro è sufficiente allontanarsi di buon passo. Allo stesso tempo le prede sono più facilmente catturabili da un uccello terricolo che da un volatore.

Ecco che allora il corridore ha concentrato tutta la sua potenza nelle zampe.   Al ritmo di dodici sgambate al secondo raggiunge la velocità di 24 Km/h e nel momento di massimo sforzo, testa e coda parallele al terreno, il suo assetto aerodinamico diventa eccellente con un coefficiente di penetrazione ( il famoso "cx" ) da fare invidia all'industria automobilistica. E' quì, nella corsa e nella caccia che la lunga coda assume un ruolo di primo piano: l'uccello la usa come un timone, impennandola e ruotandola nel mezzo di bruschi scambi di direzione per disorientare gli avversari e solamente quando il pericolo è gravissimo spicca un volo goffo e breve per mettersi in salvo.

Fa parte della famiglia dei cuculidi ma con il cuculo europeo non ha quasi nulla in comune, né peraltro sfrutta il nido di altri uccelli.Il suo è una coppa compatta di rami sottili e fili d'erba,radici e penne, costruito dalla femmina su un albero basso, nel folto di un cespuglio o tra i rami di un cactus. L'areale riproduttivo si estende dalla California al Texas, all'Arkansas, fino al nordovest della Luisiana mentre a sud arriva al Messico centrale.


Il verso del roadrunner ricorda il tubare della tortora; viene emesso dal maschio accompagnato dall'erezione della cresta lasciando scoperto l'apterilio, quella striscia di pelle nuda bianca e azzurrastra con un'evidente macchia arancione che l'uccello ha dietro l'occhio. Contemporaneamente la testa viene portata in avanti con caratteristici movimenti oscillatori. Molto spesso il maschio ripete queste note in un crescendo di oltre un'ora, fermo su uno stesso posatoio oppure spostandosi.  L'altra manifestazione sonora più tipica è un ripetuto "clack" che entrambi i partners, indistinguibili dal piumaggio, producono facendo vibrare con forza le due parti del becco e che accompagnano con un debole suono lamentoso. Nel corso del corteggiamento maschio e femmina si inseguono a gran velocità per delle ore alternando corse furibonde a momenti di riposo. Il maschio compie poi veloci ed elaborate parate sollevando di scatto la coda, le ali e la cresta e correndo impettito come un ballerino verso la compagna; alla fine si esibirà in uno scodinzolamento accompagnato a movimenti del capo perfettamente sincronizzati. Verso la metà di Aprile vengono deposte da tre a sei uova e dopo diciotto giorni di incubazione nascono i pulcini.


Adattamento al clima



Il roadrunner beneficia  di uno speciale meccanismo interno di conservazione energetica, un accumulatore che gli consente di superare gli sbalzi di temperatura così frequenti in quelle zone. Di notte, quando il mercurio scende a 10 gradi la sua temperatura corporea cala di soli 7 gradi rispetto a quella normale che è di 38 gradi.Alle prime luci del mattino schiena al sole,spiega le piume del collo e del dorso lasciando scoperta la pelle scura che funziona come un pannello solare.In questo modo fa risalire la temperatura corporea e si ricarica per la caccia che consiste in lucertole, cavallette, micromammiferi e insetti; ma le cose si complicano quando la preda è un rettile, spesso un crotalo. In tal caso deve sciorinare tutto il suo repertorio fatto di mosse e contromosse, piccoli attacchi e arretramenti. Forse perché è visto come un alleato dell'uomo nella lotta agli ofidi velenosi, nelle leggende locali viene considerato un animale favoloso e imbattibile. In realtà il corridore conduce la caccia con una tattica simile a quella della mangusta, facendo affidamento sulla prontezza dei propri riflessi: attende il momento più opportuno per tramortire il rettile con una poderosa beccata sulla testa.

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